Giovedì, 21 Ottobre 2021
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RICHIAMATI 75.000 RISERVISTI

Gerusalemme sotto tiro
Israele muove le truppe

 

 Non ci sono più santuari nel conflitto fra Hamas e Israele. Anche Gerusalemme, dopo Tel Aviv, é entrata oggi nel mirino dei razzi dei miliziani palestinesi, mentre sulla Striscia di Gaza continuano martellanti i raid aerei israeliani, il bilancio dei morti si aggrava di giorno in giorno e lo Stato ebraico richiama 75.000 riservisti: muovendo le truppe in vista di un'offensiva di terra che secondo fonti militari citate dai media potrebbe durare "almeno 7 settimane". Ad attirare l'attenzione del mondo, nelle ultime ore, è stato soprattutto l'incubo di un possibile attacco a Gerusalemme, sfiorata da un razzo sparato da Gaza dalle Brigate Ezzedim al-Qassam (il braccio armato di Hamas, deciso a vendicare l'uccisione del suo leader Ahmed Jaabari) ed esploso fra le colline a ridosso della città, vicino all'insediamento ebraico di Gush Etzion. Un episodio che non ha provocato vittime, ma ha sbalordito Israele, dove finora si pensava che la Città Santa - popolata anche da 250.000 arabi e risparmiata nel 1991 dagli stessi Scud di Saddam Hussein - potesse sentirsi al riparo dai conflitti mediorientali a 45 anni di distanza dalla Guerra dei Sei giorni. E tuttavia, anche questo tabù è stato alla fine infranto, al suono delle sirene d'allarme che hanno spinto i gerosolimitani nei rifugi. Mentre a Gaza riecheggiavano le grida d'esultanza dei minareti che annunciavano l'accaduto. Determinato a rispondere ai raid suscitando un clima di paura e insicurezza il più diffuso possibile in Israele, Hamas ha preso inoltre di mira - per la seconda volta in due giorni - anche Tel Aviv dove pure le sirene sono tornate a ululare nel primo pomeriggio e dove il municipio ha aperto in tutta fretta i rifugi pubblici: per la prima volta dalla guerra del Golfo del 1991. Attacchi che non hanno causato vittime (malgrado gli oltre 150 razzi complessivi sparati anche oggi), ma il cui effetto psicologico sembra non poter più essere sottovalutato. Hamas, da parte sua, non ha esitato a cavalcare l'onda, annunciando da Gaza tanto i 'successi' veri - gli attacchi alle maggiore città dello Stato ebraico - quanto quelli immaginari: da una fantomatica "esplosione nella sede della Knesset" (parlamento) all'abbattimento di un caccia israeliano, che non trova nessun elemento di conferma. La giornata era iniziata di nuovo con una grandine di razzi palestinesi verso il sud di Israele e una serie infinita di raid israeliani su Gaza. La visita del premier egiziano Hisham Kandil nella Striscia aveva fatto sperare in alcune ore di quiete in mattinata, anche nelle presunzione che l'emissario di Mohammed Morsi fosse giunto per verificare la possibilità di un cessate il fuoco. Ma il copione è stato molto diverso: Ismail Haniyeh, capo dell'esecutivo di Hamas, ha abbandonato la clandestinità per accompagnare Kandil nei meandri dell'ospedale Shifa e in particolare per fargli visitare l'obitorio. L'ospite egiziano ne é emerso turbato e ha subito espresso parole di esecrazione nei confronti di Israele. La visita di Kandil è stata accompagnata dal lancio di decine di razzi palestinesi verso il Neghev. Israele - secondo un portavoce militare - si è astenuto per due ore dal compiere attacchi: un'affermazione che viene smentita da fonti di Gaza. Ad ogni modo con la sua partenza i combattimenti sono ripresi a ritmo intenso. In serata fonti mediche palestinesi hanno riferito che in questa tornata di violenze sono rimasti uccisi complessivamente 28 palestinesi (fra cui diversi bambini) e che i feriti superano i 250. Israele ha avuto invece finora tre morti: oggi tre militari sono rimasti feriti. Complessivamente, verso il territorio israeliano risultano essere stati scagliati dall'inizio dell'offensiva 5-600 razzi e qualcuno - scrive la stampa - sarebbe partito dal Sinai egiziano. Le intercettazioni della batteria di difesa Iron Dome sono state 180. In mattinata Israele aveva deciso il richiamo di 16 mila riservisti. Ma visti gli sviluppi della giornata, il numero dei richiami è stato poi elevato in serata a complessivamente 75 mila. Attorno a Gaza sono state già schierate diverse brigate di forze regolari e le strade circostanti sono state chiuse. La macchina da guerra, insomma, si mette in moto pure sul terreno. E il capo di Stato Maggiore delle forze armate israeliane, generale Benny Gantz, arrivato stasera al confine sud con la Striscia di Gaza, non lo nasconde:"Siamo qui stasera - ha detto arringando i soldati - alla vigilia di una possibile operazione di terra. Non è la nostra prima volta a Gaza". Le sollecitazione di Usa, Europa e Russia all'Egitto per un intervento moderatore verso Hamas, non sembrano del resto trovare riscontri, in attesa della visita nella regione annunciata a giorni del segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon: il presidente Morsi ha avvertito oggi stesso che Gaza ed Egitto sono tutt'uno e ha ammonito Israele a non sfidare la collera egiziana. L'operazione israeliana in corso sembra frattanto ricompattare le due sponde palestinesi: stasera da Ramallah il presidente del'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen ha alzato la voce contro i raid e ha detto che questo sarebbe "il momento giusto" per rilanciare "la riconciliazione con Hamas". Quindi ha avvertito che l'Anp "qualunque cosa succeda" chiederà il 29 novembre all'Onu il riconoscimento della "Palestina come stato-non membro". In aperta sfida all'opposizione di Israele e Stati Uniti. 

 Non ci sono più santuari nel conflitto fra Hamas e Israele. Anche Gerusalemme, dopo Tel Aviv, é entrata oggi nel mirino dei razzi dei miliziani palestinesi, mentre sulla Striscia di Gaza continuano martellanti i raid aerei israeliani, il bilancio dei morti si aggrava di giorno in giorno e lo Stato ebraico richiama 75.000 riservisti: muovendo le truppe in vista di un'offensiva di terra che secondo fonti militari citate dai media potrebbe durare "almeno 7 settimane". 

 

Ad attirare l'attenzione del mondo, nelle ultime ore, è stato soprattutto l'incubo di un possibile attacco a Gerusalemme, sfiorata da un razzo sparato da Gaza dalle Brigate Ezzedim al-Qassam (il braccio armato di Hamas, deciso a vendicare l'uccisione del suo leader Ahmed Jaabari) ed esploso fra le colline a ridosso della città, vicino all'insediamento ebraico di Gush Etzion. Un episodio che non ha provocato vittime, ma ha sbalordito Israele, dove finora si pensava che la Città Santa - popolata anche da 250.000 arabi e risparmiata nel 1991 dagli stessi Scud di Saddam Hussein - potesse sentirsi al riparo dai conflitti mediorientali a 45 anni di distanza dalla Guerra dei Sei giorni. 

E tuttavia, anche questo tabù è stato alla fine infranto, al suono delle sirene d'allarme che hanno spinto i gerosolimitani nei rifugi. Mentre a Gaza riecheggiavano le grida d'esultanza dei minareti che annunciavano l'accaduto. Determinato a rispondere ai raid suscitando un clima di paura e insicurezza il più diffuso possibile in Israele, Hamas ha preso inoltre di mira - per la seconda volta in due giorni - anche Tel Aviv dove pure le sirene sono tornate a ululare nel primo pomeriggio e dove il municipio ha aperto in tutta fretta i rifugi pubblici: per la prima volta dalla guerra del Golfo del 1991. Attacchi che non hanno causato vittime (malgrado gli oltre 150 razzi complessivi sparati anche oggi), ma il cui effetto psicologico sembra non poter più essere sottovalutato. Hamas, da parte sua, non ha esitato a cavalcare l'onda, annunciando da Gaza tanto i 'successi' veri - gli attacchi alle maggiore città dello Stato ebraico - quanto quelli immaginari: da una fantomatica "esplosione nella sede della Knesset" (parlamento) all'abbattimento di un caccia israeliano, che non trova nessun elemento di conferma. La giornata era iniziata di nuovo con una grandine di razzi palestinesi verso il sud di Israele e una serie infinita di raid israeliani su Gaza. La visita del premier egiziano Hisham Kandil nella Striscia aveva fatto sperare in alcune ore di quiete in mattinata, anche nelle presunzione che l'emissario di Mohammed Morsi fosse giunto per verificare la possibilità di un cessate il fuoco. 

Ma il copione è stato molto diverso: Ismail Haniyeh, capo dell'esecutivo di Hamas, ha abbandonato la clandestinità per accompagnare Kandil nei meandri dell'ospedale Shifa e in particolare per fargli visitare l'obitorio. L'ospite egiziano ne é emerso turbato e ha subito espresso parole di esecrazione nei confronti di Israele. La visita di Kandil è stata accompagnata dal lancio di decine di razzi palestinesi verso il Neghev. Israele - secondo un portavoce militare - si è astenuto per due ore dal compiere attacchi: un'affermazione che viene smentita da fonti di Gaza. Ad ogni modo con la sua partenza i combattimenti sono ripresi a ritmo intenso. In serata fonti mediche palestinesi hanno riferito che in questa tornata di violenze sono rimasti uccisi complessivamente 28 palestinesi (fra cui diversi bambini) e che i feriti superano i 250. Israele ha avuto invece finora tre morti: oggi tre militari sono rimasti feriti. Complessivamente, verso il territorio israeliano risultano essere stati scagliati dall'inizio dell'offensiva 5-600 razzi e qualcuno - scrive la stampa - sarebbe partito dal Sinai egiziano. Le intercettazioni della batteria di difesa Iron Dome sono state 180. In mattinata Israele aveva deciso il richiamo di 16 mila riservisti. Ma visti gli sviluppi della giornata, il numero dei richiami è stato poi elevato in serata a complessivamente 75 mila. Attorno a Gaza sono state già schierate diverse brigate di forze regolari e le strade circostanti sono state chiuse. La macchina da guerra, insomma, si mette in moto pure sul terreno. E il capo di Stato Maggiore delle forze armate israeliane, generale Benny Gantz, arrivato stasera al confine sud con la Striscia di Gaza, non lo nasconde:"Siamo qui stasera - ha detto arringando i soldati - alla vigilia di una possibile operazione di terra. Non è la nostra prima volta a Gaza". Le sollecitazione di Usa, Europa e Russia all'Egitto per un intervento moderatore verso Hamas, non sembrano del resto trovare riscontri, in attesa della visita nella regione annunciata a giorni del segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon: il presidente Morsi ha avvertito oggi stesso che Gaza ed Egitto sono tutt'uno e ha ammonito Israele a non sfidare la collera egiziana. L'operazione israeliana in corso sembra frattanto ricompattare le due sponde palestinesi: stasera da Ramallah il presidente del'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen ha alzato la voce contro i raid e ha detto che questo sarebbe "il momento giusto" per rilanciare "la riconciliazione con Hamas". Quindi ha avvertito che l'Anp "qualunque cosa succeda" chiederà il 29 novembre all'Onu il riconoscimento della "Palestina come stato-non membro". In aperta sfida all'opposizione di Israele e Stati Uniti. 

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