Giovedì, 13 Agosto 2020
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PRESTO L'ESTRADIZIONE

Ilva, Fabio Riva
arrestato a Londra

fabio riva, Sicilia, Archivio, Cronaca

Fabio Riva è stato arrestato a Londra. La Gran Bretagna ha confermato alle autorità italiane di aver bloccato a Londra il vice presidente di Riva Group ma Fabio Riva non sarà in Italia prima di un mese. Già domani infatti, secondo quanto si apprende, dovrebbe essere fissata l'udienza iniziale per l'estradizione il cui iter è presumibile possa durare tra i 40 e i 60 giorni.

La Procura della Repubblica di Taranto aveva chiesto il 27 novembre al gip del Tribunale Patrizia Todisco l'emissione di un mandato di arresto europeo nei confronti di Fabio Riva, vicepresidente di Riva Fire, ricercato dal 26 novembre scorso nell'ambito dell'inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici dell'Ilva di Taranto. Nei confronti di Fabio Riva il gip ha firmato il 26 novembre una ordinanza di custodia cautelare in carcere con le accuse di associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, emissione di sostanze nocive e avvelenamento da diossina di sostanze alimentari. La richiesta di mandato di arresto europeo da parte della Procura fa seguito al verbale di vane ricerche consegnato dalla Guardia di finanza e alla conseguente dichiarazione dello 'status' di latitante firmata dal gip. Nei giorni scorsi i legali di Fabio Riva avevano consegnato alla Procura di Taranto una lettera inviata loro dal loro assistito e datata 27 novembre. Nella lettera il vice presidente di Riva Fire scriveva che quando aveva saputo del provvedimento cautelare si trovava in Inghilterra e che quindi si metteva ''a disposizione'' delle autorita' di quel Paese.

Stamani, intanto, il gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha accolto la richiesta della Procura sollevando questione di legittimità costituzionale della legge 231 'Salva Ilva' e inviando gli atti alla Consulta. Anche il Tribunale di Taranto, in funzione di giudice dell'appello, la scorsa settimana aveva sollevato dubbi di costituzionalità della legge 231 rimettendo gli atti alla Consulta e sospendendo il giudizio in attesa della decisione della Corte costituzionale.

Se la magistratura deciderà di dissequestrare i prodotti finiti e semilavorati giacenti sulle banchine del porto, i soldi incassati dalla vendita della merce saranno destinati ad adempiere alle prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale, a pagare gli stipendi e "a quant'altro necessario per la sopravvivenza dell'azienda", e tutto questo potrebbe essere controllato dal Garante dell'Aia. Così l'Ilva ha ribadito che l'unica svolta positiva potrebbe arrivare solo se i giudici faranno qualche passo indietro. Il messaggio ha come primo destinatario il gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco, chiamato a decidere sull'istanza di dissequestro dei prodotti avanzata dall'azienda. Una posizione, quella dell'azienda, che non rappresenta una novità, così come non c'é stata svolta dall'incontro che il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, ha avuto con i vertici sindacali di categoria di Fim, Fiom e Uilm.

Ferrante ha continuato a definire "drammatica" la situazione, ha ribadito che l'azienda farà "tutti i tentativi possibili" per pagare gli stipendi di febbraio (poco più di 70 milioni di euro per tutti gli stabilimenti Ilva in Italia) e che "l'azienda è sana, robusta e ha sempre risposto ai suoi impegni". Ma nello stesso tempo ha insistito sulla necessità che venga sbloccata la merce sequestrata, circostanza ritenuta vitale per il futuro dell'Ilva, perché "non si può con un tratto di penna chiudere un'azienda o mandare a casa i lavoratori".

"La premessa fondamentale da cui si deve partire - ha detto - è l'affermazione forte da parte di tutti del rispetto della legge". I sindacati non la vedono allo stesso modo. Per il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, l'azienda "ha ribadito l'impegno a reperire le risorse finanziarie per garantire il pagamento regolare degli stipendi di gennaio, ma non ha nascosto le difficoltà di poter continuare a produrre". L'unica soluzione è "applicare la legge 231" sostiene il segretario generale della Fim Cisl, Giuseppe Farina, il quale però aggiunge che "il blocco delle merci è un intralcio alla sua applicazione".

Più duro con l'azienda il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, per il quale "c'é un problema di credibilità dell'operazione: ci vogliono quattro miliardi di euro di investimenti e per ora la famiglia non li ha tirati fuori". Per Landini, "tempo da perdere non ce n'é più", piuttosto "c'é il rischio che tra qualche giorno riesploda la situazione", ed ha manifestato dubbi sulla solidità economica dell'azienda. Ma gli occhi restano puntati sul Palazzo di giustizia di Taranto.

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