Mercoledì, 08 Aprile 2020
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SOLETO

Muore durante la partita
La sua maglia in campo

calciatore, in campo, morto, Sicilia, Archivio, Sport

I dirigenti della società calcistica del Soleto hanno deposto stamani, nel campo sportivo del comune salentino, un mazzo di fiori e la maglia da gioco di Alessio Miceli, il calciatore di 34 anni morto ieri pomeriggio, dopo essere stato colto da malore sul manto erboso mentre era in corso la partita contro il Corigliano, campionato di seconda categoria. Il presidente del Soleto Calcio, Marco Durante, ha voluto ricordare Alessio Miceli, ''esempio soprattutto per i giovanissimi''.

"Ho capito subito che era grave. Alessio era cianotico, aveva la bocca serrata": così Antonio Miceli racconta la tragedia avvenuta ieri pomeriggio nel campo di calcio di Soleto dove suo figlio, Alessio, di 34 anni, giocatore della squadra locale, è morto dopo essere stato colto da malore, accasciandosi sul manto erboso. oggi pomeriggio si terranno i funerali. 

Soleto è oggi un paese sotto shock e intorno alla famiglia del calciatore, che risiede in via Como 7, si sono stretti tifosi e amici. Davanti l'ingresso dell'abitazione sono stati affissi decine di manifesti funebri da parte di tutta la comunità, l'associazionismo, istituzioni locali e sportive. Un tragedia tanto improvvisa quanto ineluttabile. I familiari, il padre Antonio, la madre Vera e il fratello Gabriele, anche lui calciatore, non fanno accuse né polemiche riconducendo tutto al caso. "Ero sugli spalti - racconta il padre del giocatore - e quando l'ho visto cadere la seconda volta mi sono precipitato. Ho fatto io le prime manovre di rianimazione come mi ha insegnato il mestiere che facevo (ora è un poliziotto in pensione). I soccorsi sono stati immediati e tempestivi, l'ambulanza è arrivata in pochi minuti e hanno fanno di tutto così come i sanitari dell'ospedale di Galatina dove Alessio era stato trasportato ma purtroppo non c'é stato nulla da fare". E a parlare di caso, di fatalità, è anche il fratello Gabriele che ieri per la prima volta aveva coronato il sogno di giocare insieme al fratello maggiore. "All'inizio - racconta - pensavo che si trattasse di un fallo di gioco. Ero lontano da lui, pensavo ad una gomitata, ad un contrasto con l'avversario, poi quando mi sono avvicinato ho capito la gravità. I soccorsi hanno fatto l'impossibile. Ora penso che lui stia giocando in cielo a pallone, e che sia felice perché se ne è andato con la divisa da calcio così come avrebbe voluto".

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