Martedì, 18 Gennaio 2022
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VERSO LE ELEZIONI

Rischio ingovernabilità?
Tutta colpa del Porcellum

elezioni politiche 2013, legge elettorale, porcellum, Sicilia, Archivio, Cronaca

Fausto Cicciò
Ebbene sì: il Porcellum è ancora vivo. Anzi, più vivo che mai, e grugnisce nel letamaio parlamentare pronto a condizionare ancora una volta l’esito delle elezioni politiche con il suo miscuglio di trappole e ingovernabilità. 
D’altronde questa metafora suina è l’emblema perfetto della cosiddetta Seconda Repubblica: un provvedimento ideato e approvato per tornaconto di una maggioranza (Pdl-Lega) pronta a rinnegare se stessa e, una volta ridotta in “miseria di consensi”, a scaricare il barile delle responsabilità sugli avversari. 
E, come spesso accade nel Palazzo, tutti gli schieramenti pur essendo d’accordo nel criticarlo aspramente, in fondo hanno preferito mantenere in vigore un sistema che, grazie alle liste bloccate, lascia la scelta dei parlamentari (promuovere i fedelissimi e far fuori i “traditori”) direttamente ai leader dei partiti.  
Una “casta”, come ormai si ama dire, che predica il bene comune ma che troppo spesso continua a promulgare leggi “ad personam” mettendo da parte etica e buon senso per lasciarsi guidare dalla gretta logica dei sondaggi.
E, per buona pace dei numerosi e “inquieti” auspici del presidente Napolitano che poneva una riforma tra le priorità dell’ultima legislatura,  gli elettori anche adesso (per la terza volta dopo il 2006 e il 2008) non hanno potuto veramente scegliere i propri rappresentanti. Soltanto il Pd e il Movimento 5 Stelle di Grillo, attraverso le “primarie parlamentari”, hanno (ma solo in parte) posto rimedio a questa odiosa imposizione dall’alto.
E non ci si meravigli se fu lo stesso “papà” di questa mefistofelica trovata, il senatore  leghista Roberto Calderoli, a definire una “porcata” la legge elettorale del 21 dicembre 2005, il sistema “proporzionale corretto” propugnato strenuamente da Silvio Berlusconi e dalla sua Casa delle Libertà.  Così fu gioco facile per il politologo Giovanni Sartori ribattezzarla con sagace umorismo “Porcellum”, come già aveva fatto nel 1993 con il “Mattarellum” (altro latinismo per indicare un sistema di voto “maggioritario corretto” talmente ambiguo da meritarsi anche l’appellativo di “Minotauro”).
A onor del vero va detto che gli elettori, con il referendum del 2009, ebbero l’occasione di abrogare questo controverso meccanismo di voto e optare per un sistema bipartitico:  il quadro parlamentare post-elettorale sarebbe stato nettamente semplificato,  due o tre partiti al massimo. Ma il quorum dei tre quesiti non fu raggiunto : non si andò oltre il 24%. 
Cosa accadrà dopo lo spoglio del 25 febbraio? Stando ai sondaggi la coalizione guidata da Bersani conquisterà agevolmente la Camera, ma rischia seriamente di non avere i numeri al Senato. Per questo, non essendo "autosufficiente",  la coalizione di sinistra (Pd-Sel) sarà costretta ad allearsi con i "centristi" di Monti, provando a  superare la profonda incompatibilità tra  Vendola (Sel) e Casini (Udc). 
Il vero “baco” del Porcellum è il premio di maggioranza che viene assegnato alla coalizione vincente in maniera del tutto diversa nei due rami del Parlamento. Alla Camera infatti il premio viene calcolato su scala nazionale: chi conquista più voti si aggiudica (qualora non avesse raggiunto i 340 seggi) il 55 per cento dei deputati.   
Al Senato, invece, il premio di maggioranza si calcola su scala regionale: viene cioè assegnato alla coalizione che in quella singola regione ha raccolto il maggior numero di voti. 
Ecco spiegati i rischi di ingovernabilità:  chi si assicura una maggioranza netta alla Camera rischia di non poter  governare se al Senato perde regioni chiave come Sicilia, Campania, Veneto e Lombardia. Quest’ultima in particolare essendo in bilico e “sfornando” ben 47  inquilini di Palazzo Madama (il numero più alto tra tutte le regioni)  è paragonabile  per la tornata elettorale del Bel Paese a quello che nelle presidenziali americane ha rappresentato l’Ohio. 
Tale incertezza caratterizzò anche la nascita dell'esecutivo  guidato da  Prodi dal 2006: il Professore, pur aggiudicandosi una larga vittoria a Montecitorio, ottenne una maggioranza più “comoda” al Senato (165 favorevoli e 155 contrari) grazie ai sette senatori a vita (che stavolta sono “soltanto” quattro). 
Comunque vada a finire, ci auguriamo che per una volta tante promesse vengano mantenute a cominciare da una riforma che permetta a chi siede a Palazzo Chigi di  svolgere il proprio ruolo: governare. Una riforma che eviti squallidi ribaltoni e nuove compravendite di deputati e senatori; che  restituisca ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti; che cancelli   i “conflitti di interesse” e rimandi a casa i predoni e i corrotti rendendo incandidabili non solo i condannati ma anche gli inquisiti per reati gravi.
In parole povere, un ritorno alla democrazia.

di Fausto Cicciò

Ebbene sì: il Porcellum è ancora vivo. Anzi, più vivo che mai, e grugnisce nel letamaio parlamentare pronto a condizionare ancora una volta l’esito delle elezioni politiche con il suo miscuglio di trappole e ingovernabilità. D’altronde questa metafora suina è l’emblema perfetto della cosiddetta Seconda Repubblica: un provvedimento ideato e approvato per tornaconto di una maggioranza (Pdl-Lega) pronta a rinnegare se stessa e, una volta ridotta in “miseria di consensi”, a scaricare il barile delle responsabilità sugli avversari. 

E, come spesso accade nel Palazzo, tutti gli schieramenti pur essendo d’accordo nel criticarlo aspramente, in fondo hanno preferito mantenere in vigore un sistema che, grazie alle liste bloccate, lascia la scelta dei parlamentari (promuovere i fedelissimi e far fuori i “traditori”) direttamente ai leader dei partiti.  
Una “casta”, come ormai si ama dire, che predica il bene comune ma che troppo spesso continua a promulgare leggi “ad personam” mettendo da parte etica e buon senso per lasciarsi guidare dalla gretta logica dei sondaggi.E, per buona pace dei numerosi e “inquieti” auspici del presidente Napolitano che poneva una riforma tra le priorità dell’ultima legislatura,  gli elettori anche adesso (per la terza volta dopo il 2006 e il 2008) non hanno potuto veramente scegliere i propri rappresentanti. Soltanto il Pd e il Movimento 5 Stelle di Grillo, attraverso le “primarie parlamentari”, hanno (ma solo in parte) posto rimedio a questa odiosa imposizione dall’alto.

E non ci si meravigli se fu lo stesso “papà” di questa mefistofelica trovata, il senatore  leghista Roberto Calderoli, a definire una “porcata” la legge elettorale del 21 dicembre 2005, il sistema “proporzionale corretto” propugnato strenuamente da Silvio Berlusconi e dalla sua Casa delle Libertà.  Così fu gioco facile per il politologo Giovanni Sartori ribattezzarla con sagace umorismo “Porcellum”, come già aveva fatto nel 1993 con il “Mattarellum” (altro latinismo per indicare un sistema di voto “maggioritario corretto” talmente ambiguo da meritarsi anche l’appellativo di “Minotauro”).A onor del vero va detto che gli elettori, con il referendum del 2009, ebbero l’occasione di abrogare questo controverso meccanismo di voto e optare per un sistema bipartitico:  il quadro parlamentare post-elettorale sarebbe stato nettamente semplificato,  due o tre partiti al massimo. Ma il quorum dei tre quesiti non fu raggiunto : non si andò oltre il 24%. 

Cosa accadrà dopo lo spoglio del 25 febbraio? Stando ai sondaggi la coalizione guidata da Bersani conquisterà agevolmente la Camera, ma rischia seriamente di non avere i numeri al Senato. Per questo, non essendo "autosufficiente",  la coalizione di sinistra (Pd-Sel) sarà costretta ad allearsi con i "centristi" di Monti, provando a  superare la profonda incompatibilità tra  Vendola (Sel) e Casini (Udc). 

Il vero “baco” del Porcellum è il premio di maggioranza che viene assegnato alla coalizione vincente in maniera del tutto diversa nei due rami del Parlamento. Alla Camera infatti il premio viene calcolato su scala nazionale: chi conquista più voti si aggiudica (qualora non avesse raggiunto i 340 seggi) il 55 per cento dei deputati.   Al Senato, invece, il premio di maggioranza si calcola su scala regionale: viene cioè assegnato alla coalizione che in quella singola regione ha raccolto il maggior numero di voti. 
Ecco spiegati i rischi di ingovernabilità:  chi si assicura una maggioranza netta alla Camera rischia di non poter  governare se al Senato perde regioni chiave come Sicilia, Campania, Veneto e Lombardia. Quest’ultima in particolare essendo in bilico e “sfornando” ben 47  inquilini di Palazzo Madama (il numero più alto tra tutte le regioni)  è paragonabile  per la tornata elettorale del Bel Paese a quello che nelle presidenziali americane ha rappresentato l’Ohio. 

Tale incertezza caratterizzò anche la nascita dell'esecutivo  guidato da  Prodi dal 2006: il Professore, pur aggiudicandosi una larga vittoria a Montecitorio, ottenne una maggioranza più “comoda” al Senato (165 favorevoli e 155 contrari) grazie ai sette senatori a vita (che stavolta sono “soltanto” quattro). 

Comunque vada a finire, ci auguriamo che per una volta tante promesse vengano mantenute a cominciare da una riforma che permetta a chi siede a Palazzo Chigi di  svolgere il proprio ruolo: governare. Una riforma che eviti squallidi ribaltoni e nuove compravendite di deputati e senatori; che  restituisca ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti; che cancelli   i “conflitti di interesse” e rimandi a casa i predoni e i corrotti rendendo incandidabili non solo i condannati ma anche gli inquisiti per reati gravi.

In parole povere, un ritorno alla democrazia.

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