Sabato, 19 Ottobre 2019
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VISTO IN TV

“The Voice of Italy”
diversamente talent

the voice, Sicilia, Archivio, Cultura

L’impresa non è facile: come commentare “The voice – of Italy” giovedì su Raidue, senza azzardare paragoni e/o differenze con “X Factor” o con “Italia’s got talent”? “The voice” è a nostro avviso un diversamente talent. Cominciamo dai giudici che sono diversamente simili a quelli delle altre due trasmissioni. Per la giovane età ed esperienza, Noemi è l’alter ego di Arisa, più vicina ai ragazzi provinati anche per il percorso comune. Il “dannato” Pelù è un Morgan diversamente pettinato e ironico. Riccardo Cocciante porta la sua competenza in scena in maniera talmente distaccata che incute soggezione e non se lo fila nessuno, il che dimostra la pochezza dei concorrenti. Infine c’è Raffaella Carrà, monumento della tv italiana, che, per essere perfetta, dovrebbe restare sul piedistallo della sua statua equestre, avere il buon gusto di non fare la rockettara a settanta anni, non vestirsi come la nonna di Lady Gaga e non competere con Pelù. Per come, infatti, l’abbiamo vista nella prima puntata, per gli atteggiamenti che ha mantenuto e per il modo di porsi, non solo ci è apparsa fuori posto, ma soprattutto poco credibile. Infine, questi quattro scappati da una casa (discografica), vogliono apparire diversamente buoni. Eliminano i concorrenti, ma dicendo loro quanto sono bravi, in pratica, con una ipocrisia senza limiti, li stroncano sorridendo. Fino a quando capiranno che, televisivamente parlando, il “volemose bene” non paga. Il vanto della trasmissione è che, per evitare influenze, i giudici stanno di spalle mentre i cantanti si esibiscono, con effetti imprevedibili: Cocciante non ha riconosciuto la voce dell’interprete di uno dei suoi spettacoli e in un altro caso tutti e quattro non hanno capito se chi si esibiva era maschio o femmina. È però chiara la stoccata nei confronti della messinscena di “X Factor” che valorizza i cantanti anche sotto il profilo della messinscena e dell’immagine. Altri, comunque, sono gli interrogativi che scopriremo nelle prossime puntate: perché Fabio Troiano fa il presentatore e perché fa il tifo indistintamente con tutti i parenti? Perché in un programma che vorrebbe scoprire la nuova voce italiana, tutti (o quasi) cantano in inglese e, anche il titolo e le sovrascritte sono in inglese? Quando, anche per i cantanti, verrà messo il numero chiuso come per gli accessi alle facoltà universitarie, perché non sappiamo come smaltire l’esubero di talenti canterini che abbiamo in Italia? Intanto nei primi “team” creati giovedì sera c’è una concorrente siciliana: Paola Gruppuso, studentessa di 17 anni, di Alcamo (Trapani), che farà parte del team di Noemi.

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