Mercoledì, 26 Febbraio 2020
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IMMIGRAZIONE

Letta contro la
“Bossi-Fini”: va abolita

Abbiamo cominciato nei giorni successivi al naufragio di Lampedusa a ipotizzare un’iniziativa e da lunedì metteremo in campo una missione militare umanitaria italiana». Lo ha annunciato ieri il premier Enrico Letta a Venezia. «Sarà una missione navale e aerea», ha aggiunto il presidente del consiglio.
L’obbiettivo della missione, ha spiegato Letta, è «rendere il Mediterraneo più sicuro possibile nella parte in cui in questi giorni è diventato una tomba».
«Per noi vorrà dire spendere molti soldi per mettere in campo tre volte le navi che ci sono adesso e le unità aeree», ha detto intervistato dal direttore di Repubblica, Ezio Mauro.
Per Letta quella che stiamo affrontando è «un’emergenza a minuti», che ha bisogno da subito di soluzioni, e che «non può aspettare aprile o marzo».
«Noi non siamo quelli che scaricano sull’Europa la colpa, ma facciamo subito la nostra parte», ha aggiunto, sottolineando che «bisogna mettere in campo scelte per evitare che il Mediteranneo sia un mare di morte».
«C’è bisogno di Frontex, di Eurosur, di ridiscutere il regolamento di Dublino», ha spiegato Letta.
Noi – ha rivendicato concludendo – non facciamo missioni militari unillaterali per andare a bombardare, le facciamo umanitarie ed è una delle caratteristiche del nostro Paese di cui andare fieri».
 «Serve una nuova normativa sul diritto d’asilo», ha poi detto ancora il premier nel suo intervento a Venezia alla “Repubblica delle idee”. «Il nostro Paese deve adottare una nuova normativa sul diritto d’asilo: il tema chiave è come affrontare l’arrivo di profughi migranti che arrivano da stati falliti», ha detto il premier.
«Il tema dev’essere la priorità al diritto d’asilo – ha detto – tanto per essere chiari, rispetto a chi fa le campagne elettorali su questo tema, il diritto d’asilo è contenuto nell’articolo 10 della nostra Costituzione».
Per il premier il diritto all’asilo «va garantito» e «nel Mediterraneo va garantito in maniera diversa che nel resto d’Europa».
«Se Frontex ha sede a Varsavia, Frontex dà un messaggio di un tipo di questione che ha a che vedere con le frontiere: è chiaro che Varsavia chiama un tipo di risposta», ha detto, parlando della necessità di «una sede di Frontex che abbia i piedi nel Mediterraneo per affrontare un tema che non è che finisce a novembre perché arriva il maltempo».

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