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Nuovo sequestro milionario
di beni della DIA

farinella sequestro beni, Sicilia, Archivio
guido lo forte

Il provvedimento di sequestro nasce dall’operazione Montagna condotta dalla sezione anticrimine del Ros dei carabinieri. Proprio in quest’ambito, nel marzo del 2007, l’imprenditore di Capizzi, il 51enne Vincenzo Farinella fu raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’appartenza ad una associazione a delinquere di stampo mafioso operante nella fascia tirrenica  della provincia di Messina, più precisamente nell’area di Mistretta, gli costò una condanna in primo grado a 4 anni e 9 mesi.

Vincenzo Farinella è stato anche amministratore unico della Edilcalcestruzzi, un’impresa con sede legale a Militello Val Di Catania, costituita con Mario Giuseppe Scinardo, altro personaggio di spicco finito nel mirino della Dia nel procedimento penale dell’operazione Montagna.

Il patrimonio, del valore supposto di 3 milioni e mezzo di euro, sottoposto a sequestro, disposto dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Messina, è costituito dal 50% della società CA.SA. RIONE. Snc intestata a Vincenzo Farinella che si occupa di produzione e commercializzazione di prodotti agricoli. Il 100% della GIAVIN srl, anche essa come la CA.SA. RIONE con sede a Capizzi, operante, invece, nel campo dell’edilizia. Proprio attreverso la GIAVIN, Farinella si inseriva nel settore degli appalti pubblici, acquisendo illecitamente, secondo gli investigatori, le relative commesse. Posti sotto sequestro anche l’impresa individuale di costruzioni del figlio di Farinella, Cataldo,  nonché 12 automezzi, 7 beni immobili e conti bancari e postali. Le indagini finanziarie, effettuate sotto il coordinamento del procuratore capo della repubblica di Messina Guido Lo Forte, a carico di Vincenzo Farinella e dei suoi familiari hanno consentito di mettere in luce l’esistenza di un’evidente sperequazione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati, frutto del suo indiscutibile profilo criminale e degli agganci con esponenti di rilievo della malavita come Mario Giuseppe Scinardo e Camillo Bartolomeo Testa, quest’ultimo accostato alla cosca Rampulla operante nella zona tirrenico nebroidea della provincia di Messina.

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