Martedì, 12 Novembre 2019
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IL CASO

Allarme braccialetti
pro-anoressia

Braccialetti rossi, simbolo di un senso di appartenenza e di «comunità» che però può diventare pericoloso se il dramma che si vive è quello dei disturbi alimentari, in particolare l’anoressia. L’allarme viene dalla Gran Bretagna dove i 'braccialetti rossi sono acquistabili online - in molti casi per meno di venti euro su siti come Etsy, Anaabootcamp, Myproana e vengono spediti in tutto il mondo - e per chi li acquista «indossarli è un modo per affermare segretamente di essere pro-Ana (pro anoressia) e per identificarsi tra persone che soffrono di anoressia», sottolinea l'Australian Butterfly Foundation, che si occupa di ragazze e ragazzi affetti da disturbi alimentari, aggiungendo che «creano un falso senso di comunità e ghettizzazione».
Il problema non riguarda solo il Regno Unito e anche molte ragazze italiane, secondo quanto è possibile appurare visitando alcuni blog dedicati al tema dell’anoressia, li hanno acquistati e ne hanno promosso l’uso tra le amiche.
Secondo Christine Morgan, a capo dell’Associazione, questi braccialetti sono «orribili e perpetuano il problema. Sono lì per ricordare a coloro che li indossano di non mangiare ogni volta che li guardano - spiega Morgan - ,capisco la volontà di chi ha una patologia come questa di sentirsi accettato e non giudicato, ma ciò che si tenta di fare, connettersi con altre persone che hanno lo stesso problema, rischia di far focalizzare l'attenzione sulla malattia e non su come stare meglio».

Braccialetti rossi, simbolo di un senso di appartenenza e di «comunità» che però può diventare pericoloso se il dramma che si vive è quello dei disturbi alimentari, in particolare l’anoressia. L’allarme viene dalla Gran Bretagna dove i 'braccialetti rossi sono acquistabili online - in molti casi per meno di venti euro su siti come Etsy, Anaabootcamp, Myproana e vengono spediti in tutto il mondo - e per chi li acquista «indossarli è un modo per affermare segretamente di essere pro-Ana (pro anoressia) e per identificarsi tra persone che soffrono di anoressia», sottolinea l'Australian Butterfly Foundation, che si occupa di ragazze e ragazzi affetti da disturbi alimentari, aggiungendo che «creano un falso senso di comunità e ghettizzazione».

Il problema non riguarda solo il Regno Unito e anche molte ragazze italiane, secondo quanto è possibile appurare visitando alcuni blog dedicati al tema dell’anoressia, li hanno acquistati e ne hanno promosso l’uso tra le amiche.
Secondo Christine Morgan, a capo dell’Associazione, questi braccialetti sono «orribili e perpetuano il problema. Sono lì per ricordare a coloro che li indossano di non mangiare ogni volta che li guardano - spiega Morgan - ,capisco la volontà di chi ha una patologia come questa di sentirsi accettato e non giudicato, ma ciò che si tenta di fare, connettersi con altre persone che hanno lo stesso problema, rischia di far focalizzare l'attenzione sulla malattia e non su come stare meglio».

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