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IL PROFILO

Faletti, l'avventura
di un funambolo dell'arte

Giorgio Faletti è stato protagonista di una vicenda sotto molto aspetti unica nella cultura popolare italiana. Laureato in legge, cabarettista "diplomato" all'alba degli anni '70 al Derby di Milano, personaggio televisivo tra i più celebri degli anni '80, grazie soprattutto al Vito Catozzo di "Drive In", e poi cantante, con il clamoroso successo di "Signor tenente", paroliere (ha scritto per Mina), scrittore di best seller di scuola americana, pittore. Un uomo discreto, ironico e intelligente, un esempio raro di personalità capace di sfuggire alla gabbia della routine e di affrontare, con fortuna, sfide diverse. Se al Derby aveva avuto al fianco personaggi come Teo Teocoli, Diego Abatantuono, Massimo Boldi, Paolo Rossi e Francesco Salvi, a schiudergli le porte della tv è stata Raffaella Carrà con "Pronto Raffaella". 

Il grande successo è arrivato grazie a "Drive In", la trasmissione cult di Antonio Ricci che ha segnato un capitolo decisivo nella comicità televisiva: era la metà degli anni '80 e la guardia giurata Vito Catozzo diventa una delle maschere comiche dell'epoca, facendo di Faletti uno dei personaggi più noti del periodo. Tanto che nel 1990 Pippo Baudo lo chiama a "Fantastico" (in un'edizione con Marisa Laurito e Jovanotti) che era il varietà simbolo della Rai. 

Nel frattempo aveva cominciato a esplorare il mondo della canzone, piazzando una hit "Ulula" e scrivendo per Mina "Traditore", un pezzo inserito nell'album "Caterpillar". Nel 1992 approda al festival di Sanremo in coppia con Orietta Berti ma è due anni dopo che porta a termine una delle imprese più sorprendenti e famose della sua carriera: lui, comico celebre, si presenta con "Signor tenente", un brano quasi recitato che racconta le stragi di Capaci e via D'Amelio dal punto di vista di un carabiniere che parla al suo superiore: "Minchia signor tenente" ripete il testo e la canzone si piazza seconda (vince Aleandro Baldi) e si aggiudica il premio della Critica. 

L'album che la contiene, "Come una cartone animato", è certificato disco di platino. Ma soprattutto, quel ritornello recitato, entra come frase idiomatica, nel fraseggio di una generazione. Nel 1995 torna in gara al Festival con "L'assurdo mestiere" quindi inizia un'attività di autore, scrive per Gigliola Cinquetti, Angelo Branduardi, Fiordaliso, vince anche il premio Rino Gaetano. E intanto mentre fisicamente diventa sempre più evidente la somiglianza con Peter Gabriel (più volte sono state pubblicate le foto sbagliate dei due), una cosa che lo divertiva molto, prepara la sua nuova, sorprendente, svolta: l'autore di thriller all'americana.

 L'esordio in questa veste è clamoroso: nel 2002 "Io uccido" vende quattro milioni di copie, due anni dopo, "Niente di vero tranne gli occhi" conferma il successo, dopo aver affrontato e superato un ictus. Quando nel 2007 nelle librerie arriva "Fuori da un evidente destino", Giorgio Faletti è un autore tradotto in 25 lingue, pubblicato praticamente in tutto il mondo Stati Uniti compresi. 

Il che non gli impedisce di scrivere (musica compresa) "The Show Must Go On", una canzone portata in gara a Sanremo da Milva. Intanto l'inventore di Vito Catozzo si era trasformato in un attore di cinema: il debutto con il professore spietato ma dal cuore tenero di "Notte prima degli esami", poi "Baaria" di Giuseppe Tornatore, "Il sorteggio" di Giacomo Campiotti, il sequel di "Notte prima degli esami". Poi altri romanzi, l'ultimo è "Tre atti e due tempi", raccolte di racconti, sceneggiature. Perfino qualche esperienza come pilota di auto. Un'avventura davvero fuori dal comune (almeno per l'Italia) la vita di Giorgio Faletti: un'avventura che può riassunta in questa sua frase: "Le cose non sono così semplici. Non lo sono mai state. Scegliere la strada più facile è solo un modo un poco più onorevole per fuggire".

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