Domenica, 25 Ottobre 2020
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L’INDAGINE DELLA DDA

A Milazzo c’era l’arsenale della mafia barcellonese

Si continua a scavare. Ma quello che sta emergendo nel sottofondo nascosto di via Isonzo, in contrada Bastione, a Milazzo, in un terreno e in un vecchio casolare nei pressi dell’abitazione dell’appuntato 48enne dei carabinieri Francesco Anania, arrestato e accusato di essere una “talpa istituzionale” di Cosa nostra barcellonese, è un arsenale in piena regola. Ci sono parecchie armi e migliaia di proiettili di ogni genere. Ci sono perfino le macchinette per la fabbricazione di cartucce, e molto materiale come polvere da sparo, ogive, e altro. Tutto perfettamente imballato, per resistere nel tempo. E molto, molto probabilmente, tutto questo arsenale apparteneva al gruppo di fuoco del boss Carmelo D’Amico, capo dell’ala militare della famiglia del Longano. quindi alla mafia barcellonese. Conferme, ovviamente in questi casi, non se ne possono avere, l’intera operazione dei carabinieri del Reparto operativo di Messina, gli uomini del maggiore Ivan Boracchia, è ancora in corso. Ma sarebbe stato proprioD’Amico, dopo il pentimento, in un lungo colloquio di verbalizzazione dei giorni scorsi, ad indicare il nome del carabiniere e il luogo dove trovare tutto, ovvero l’arsenale della mafia custodito da un militare che per anni è stato in servizio al nucleo scorte della Dda di Messina e di recente aveva partecipato alla delicatissima operazione di cattura dei fratelli Calogero e Vincenzino Mignacca, i boss tortorciani arrestati in un casolare nelle campagne di Lentini, nel novembre dello scorso anno. Ma a quanto pare, emergono intanto altri particolari dell’indagine, D’Amico avrebbe fornito una conferma fondamentale per il “doppio-ruolo”di Anania ad alcune recentissime ipotesi investigative che già i carabinieri avevano formulato sul conto del loro collega. In ogni caso questo nuovo filone investigativo ha avuto una clamorosa svolta con il decreto di perquisizione del sostituto della Dda Giuseppe Verzera dopo le dichiarazioni di D’Amico. Un’operazione che ha portato all’alba di lunedì anche all’arresto del figlio e del nipote di Anania, Cristian e Felice, con il primo accusato in prima battuta solo del possesso di circa 200 grammi di cocaina e di circa 300 grammi di marijuana. Cristian è già stato interrogato e scarcerato dal gip di Barcellona Anna Adamo, che ha ritenuto sussistente solo il reato di favoreggiamento reale a carico del giovane, restituendo gli atti alla Procura. Per quel che riguarda il carabiniere e il nipote Felice, accusati al momento della “custodia” dell’arsenale (il militare con l’aggravante di aver favorito la mafia), saranno sentiti oggi al carcere di Messina-Gazzi in presenza del loro difensore, l’avvocato Pinuccio Calabrò, sempre dal gip Adamo, per l’udienza di convalida dell’arresto. Ci saranno anche i sostituti procuratori di Barcellona Francesco Massara e Giorgio Nicola. Ma probabilmente una parte di questi atti saranno trasmessi già oggi alla Distrettuale antimafia di Messina, ovvero al sostituto Giuseppe Verzera e ai colleghi Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo, i tre magistrati che stanno gestendo il pentimento del boss D’Amico.

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