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MILAZZO

Incendiate due auto e una moto alla famiglia Taranto: è racket?

Pesantissima intimidazione alla famiglia Taranto, eoliana d’origine ma ormai trapiantata a Milazzo, da anni impegnata nel settore dei trasporti marittimi, sia con le “minicrociere” giornaliere verso l’arcipelago eoliano, con la società Tarnav, sia come partner con la “Davimar” della holding “Compagnia delle Isole” subentrata di recente alla Siremar. Sconosciuti la notte scorsa hanno dato fuoco a due vetture di grossa cilindrata e ad una moto intestati a congiunti di Taranto e alla stessa società Tarnav. I mezzi distrutti sono una Bmw X 6 di proprietà di Maria Grazia Donato, 51 anni, un’ Audi A5 di proprietà di Anselmo Taranto, 32 anni, e un motociclo Yamaha T Max 500 intestato alla Tarnav. Ancora da quantificare, ma comunque ingente, visto la tipologia dei mezzi coinvolti, l’ammontare del danno. L’incendio è divampato poco dopo la mezzanotte nel cortile interno di un palazzo, di recentissima costruzione, sito nella riviera di Ponente, in via del Marinaio, proprio di fronte all’ex discoteca “Le Cupole”. Nello stesso stabile, all’ultimo piano, vivono alcuni componenti della famiglia Taranto. Il fragore delle fiamme è stato avvertito dai condomini che hanno immediatamente chiesto l’intervento dei vigili del fuoco del distaccamento di Acqueviole il cui lavoro ha permesso di salvare altre vetture parcheggiate nell’androne ma non i tre mezzi interessati dal rogo. Subito dopo sul posto sono giunti i carabinieri della Compagnia agli ordini del capitano Antonio Ruotolo. Riscontrata la matrice dolosa, si è cercato di comprendere sia la dinamica, sia la ragione di un atto così eclatante, e si staglia in tal senso l’ombra del racket. Pochi comunque in entrambi i casi gli elementi nelle mani degli inquirenti. Sull’azione criminosa i militari dell’Arma comunque non hanno dubbi visto che chi ha voluto “colpire” ha dovuto raggiungere appositamente l’area destinata a parcheggio, sul retro del palazzo con l’ingresso chiuso da un cancello elettronico. Si ritiene che gli attentatori – ad agire potrebbero essere state due persone – per entrare nell’atrio del palazzo abbiano scavalcato il cancello, operando indisturbatamente per almeno cinque minuti. Il tempo cioé di cospargere di liquido infiammabile le due vetture, per poi darsi alla fuga prima che le fiamme crescessero di intensità. Nessuno nel palazzo si sarebbe accorto di nulla sino a quando le lingue di fuoco si sono levate alte. Ma a quel punto è stato troppo tardi, sia per salvare le vetture, sia soprattutto per individuare gli attentatori.

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