Martedì, 05 Luglio 2022
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GIAMMORO

Aicon, in 300
senza prospettive

 Nessuno spiraglio per i lavoratori ex Aicon. Anche l’ultima ipotesi, passata attraverso un primo incontro in Prefettura, è infatti tramontata e oggi, a parte la mobilità – che per alcuni scadrà a gennaio 2015, per altri dodici mesi dopo –non si intravedono prospettive per le oltre 300 famiglie che per anni hanno occupato lo stabilimento di Giammoro convinti che quella fosse la loro certezza lavorativa. Invece nulla, e oggi in assenza di riqualificazione – viene sottolineato – il futuro è più che nebuloso. «Diciamo senza mezzi termini nero – affermano alcune maestranze –visto che di Aicon non si parla più e alla fine siamo stati noi lavoratori i più penalizzati. Abbiamo dovuto lottare per la mobilità, ma l’obiettivo non era ottenere il sussidio mensile, bensì gettare le basi per una nuova offerta di lavoro visto che molti di noi siamo quarantenni e non prossimi alla pensione. Continuando di questo passo – aggiungono – potremo considerare la mobilità l’anticamera del licenziamento ». Un messaggio chiaro alle istituzioni a tutti i livelli –che in questa vicenda hanno mantenuto un atteggiamento particolarmente morbido e poco incisivo –per verificare se ci sono le condizioni per far ripartire un’attività che sino a qualche anno addietro era un riferimento per la nautica, era quotata in Borsa e aveva un certo giro di commesse. L’improvviso flop non può aver fatto saltare una presenza industriale così rilevante, fra l’altro nel silenzio generale. «Noi crediamo nel possibile rilancio di Aicon – affermano alcuni sindacalisti – e siamo certi che ci sono gli imprenditori pronti a subentrare anche se è chiaro che il tutto dovrà essere concertato. Per questo, chiusa la pagina della mobilità se ne deve aprire un’altra con l’obiettivo dell’occupazione e del diritto al lavoro. C’è da attivare e far camminare quel tavolo deciso nei mesi scorsi in Commissione parlamentare Lavoro dell’Ars». Anche questa iniziativa però sembra tramontata nonostante il lavoro svolto dall’Usb – Unione sindacale di base –che grazie alla mobilitazione dei lavoratori era riuscito a far attivare un tavolo congiunto con Regione e Comune di Messina. Ora la notizia che l’ultima proposta non è decollata getta nello sconforto. «La politica – concludono i sindacati –ha il dovere di occuparsi dei cittadini che senza colpe hanno perso il lavoro. Non può essere presente solo quando le cose vanno a gonfie vele. È nei momenti di difficoltà che si vedono le capacità. Da parte nostra siamo intenzionati a promuovere altre iniziative per mantenere viva l’attenzione ed evitare – come accaduto in questi mesi – che attraverso il silenzio tutto finisca nel dimenticatoio. Una cosa deve essere comunque certa: qualsiasi iniziativa imprenditoriale che interessa l’Aicon deve passare attraverso un tavolo di concertazione che veda in prima fila la Regione, Prefettura, istituzioni locali e sindacati. Abbiamo già pagato tanto sulla nostra pelle iniziative unilaterali che si sono poi trasformate in un flop che ha messo in ginocchio centinaia di famiglie».

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