
Il nuovo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, mantiene le abitudini anche dopo la sua elezione di ieri a capo dello Stato. Questa mattina ha raggiunto la chiesa dei Santi Apostoli, in centro a Roma, per partecipare alla messa. "Rivolgiamo fraterni auguri al nuovo presidente - ha detto padre Nicola Rosa durante la messa - e chiudiamo con la benedizione di San Francesco. Preghiamo affinché il Signore faccia risplendere il suo volto su ciascuno di noi, sul Paese, su chi ci Governa e su chi è chiamato ad assumere responsabilità per il bene del Paese", ha detto padre Nicola.
Al termine della cerimonia, Mattarella si è intrattenuto con alcune suoreche partecipavano alla funzione e ha anche posato per una foto con loro fuori dalla chiesa. "Pregate per me affinché io sia uno strumento per il bene del Paese", ha detto il nuovo capo dello Stato alle religiose.
Il capo dello Stato, al termine della messa, ha deciso di non prendere la ormai tradizionale Panda con la quale si è spostato in questi giorni e di raggiungere la foresteria della Consulta. Il presidente ha voluto così rispettare le disposizioni del blocco del traffico del centro di Roma: una passeggiata, quindi, non casuale ma una precisa scelta.
Al rientro dalla messa, il nuovo presidente della Repubblica ha telefonato al predecessore Carlo Azeglio Ciampi con il quale ha avuto una lunga ed affettuosa conversazione. "Sono grato per tutto quello che hai fatto per il Paese. Tu puoi capire bene quali siano le mie preoccupazioni", ha detto Mattarella.
1 Commento
daria
01/02/2015 21:07
Finalmente un uomo ! Quando insegnavo religione ad Jesolo, attaccai sulla parete di fronte alle scale da dove scendevano e salivano gli alunni un manifesto che rappresentava Gesù seguito da gente e con una frase in evidenza: "Chi segue me, diventerà più uomo". Molti colleghi non approvarono la mia scelta con sorrisi ed ironie varie facili da dedursi, ma i miei "ragazzi" (scuola media G. D'Annunzio) vollero approfondire con me il significato e quasi tutti si dissero d'accordo, anche se all'orizzonte c'era il vento della burrasca settantottina. Forse Sergio è uno dei tanti ragazzi, non certamente veneto, che ha letto quella frase del manifesto ed è diventato davvero un uomo come si spera diventino tutti i cristiani, mascherati oggi da tante deformazioni del Bene. Bisogna anche ricordare che i cristiani non sono cittadini dell'altro mondo ma di questo e qui che bisogna agire. Con sincero affetto, auguro ogni bene al nostro Presidente e che sia felice per il compito che gli è toccato. Maria