Giovedì, 18 Agosto 2022
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PATTI

Incendi di Caronia
chiusura indagini

giuseppe pezzino, incendi caronia, Sicilia, Archivio

Un mese esatto è bastato alla procura di Patti per concludere le indagini sui responsabili dei misteriosi incendi di Caronia. Il sostituto procuratore Alessandro Lia ha inviato i relativi avvisi a Giuseppe Pezzino il 26enne agli arresti domiciliari dal 5 marzo scorso, accusato di aver provocato alcuni dei roghi sviluppatisi nei mesi scorsi ed al padre Nino, 55 anni, raggiunto da avviso di garanzia, portavoce degli abitanti della via Mare. Adesso la Procura avrà venti giorni di tempo per decidere se avanzare la richiesta di rinvio a giudizio per i due indagati che hanno sempre dichiarato la loro estraneità ai fatti anche se Giuseppe Pezzino davanti al gip dopo l’arresto si avvalse della facoltà di non rispondere.

La vicenda dei misteriosi fuochi ha puntato su Caronia i riflettori del mondo intero fin dal 2004 quando si manifestarono i primi fenomeni. Gli inspiegabili incendi di mobili, suppellettili, elettrodomestici dopo una pausa di alcuni anni, ripresero la scorsa primavera. Fior di scienziati hanno studiato negli anni il caso di via Mare elaborando le tesi più disparate dagli esperimenti militari ai fenomeno paranormale. Ma un mese fa il colpo di scena.  Dietro alcuni dei misteriosi  roghi di Canneto di Caronia secondo i Carabinieri vi sarebbe stata la mano dell’uomo, nella fattispecie quella di Giuseppe Pezzino. Le accuse per il giovane e per il padre sono pesanti:  tentata truffa e allarme sociale. Gli incendi sarebbero stati appiccati solo per una mera questione economica per accedere ai rimborsi previsti come già accaduto per i fatti del 2004. Per incastrare i responsabili, i militari dell’arma si sono avvalsi delle intercettazioni e delle riprese video, con micro telecamere istallate nei pressi delle abitazioni in cui risono sviluppati gli incendi.  Secondo le risultanze investigative Giuseppe Pezzino avrebbe usato un laserjet, che fin qui non è stato trovato, per innescare le fiamme a distanza. E nell’ordinanza furono citati diversi casi compreso il più recente avvenuto il 7 ottobre scorso quando in via Mare giunse una troupe di una emittente televisiva. E mentre Antonino Pezzino intratteneva la giornalista il figlio, immortalato  dalle telecamere nascoste, si sarebbe recato in una cantina dove poco dopo si sviluppò un incendio a beneficio della troupe giornalistica.

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