Giovedì, 08 Dicembre 2022
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EDITORIALE

Le gambe anchilosate del Paese

editoriale, lavoro, lino morgante, Sicilia, Archivio, Cronaca

L’ Italia continua ad avere la febbre. Il lodevole impegno del presidente del Consiglio, il suo essere decisionista come pochi altri, le vitamine a base di jobs act sono serviti solo ad abbassare la temperatura. Il paziente non riesce ad alzarsi in piedi perché le sue... gambe, Sicilia e Calabria in particolare, sono anchilosate dopo anni di immobilità. I dati dell’Istat sono la radiografia di tale debolezza: la disoccupazione a giugno è arrivata al 12,7%, ovvero altri 55.000 lavoratori inattivi rispetto a maggio. Quella giovanile è schizzata al 44,2%, in salita di quasi due punti rispetto allo stesso periodo del 2014. L’occupazione, si potrà obiettare, dopo una crisi tanto prolungata, non può risalire repentinamente la china. Corretto. Ciò che induce al pessimismo è la disastrosa situazione del Meridione d’Italia, che molti cinico-nordisti vorrebbero abbandonare a se stesso. È un esito inevitabile? Neanche per sogno: abbiamo buona memoria e ricordiamo la strategia vincente che ha portato alla riunificazione politico-economica della Germania. Renzi guardi, dunque, all’esempio di Helmut Kohl che dal 1990 al 1998, in appena otto anni, è stato capace di realizzare un miracolo: ha trasformato l’economia assistita dell’Est nel propellente atomico per far decollare il sistema industriale tedesco. Prima di tutto con massicci investimenti... keynesiani. La ricetta per il nostro Sud può partire da buone premesse: l’Euro ai minimi e i tassi molto bassi hanno fatto aumentare la competitività; gli incagli del sistema bancario in calo hanno reso più fluido il credito; il risparmio ha ripreso a crescere; il Mediterraneo, con Sicilia e Calabria in posizione strategica, è al centro di nuovi grandi flussi di merci e capitali. Cosa occorre aggiungere? Il Sud ha prioritariamente bisogno di infrastrutture, di formazione professionale gestita da scuola e aziende, di sicurezza. È cosi difficile? Crediamo di no, anche se abbiamo il sospetto che a Roma qualcuno pensi che questa terra sia null’altro che un mercato di consumo. O un grande centro d’accoglienza, dove ospitare le migliaia di persone che ogni giorno vengono scortate fino ai porti siciliani e calabresi. Non possiamo rassegnarci a essere fanalino di coda d’Europa e chiediamo a Renzi un vero confronto sui grandi temi dello sviluppo, dai trasporti all’utilizzo dei fondi europei. Senza piangerci addosso!

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