Giovedì, 02 Dicembre 2021
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BARCELLONA

Il caso TirrenoAmbiente, indagato anche il parroco

discarica mazzarrà, Sicilia, Archivio

 La gestione del denaro “distribuito” nel tempo sul territorio sotto forma di “contributi” dalla società mista “TirrenoAmbiente”, proprietaria della discarica di rifiuti di Mazzarrà Sant’Andrea, per feste, manifestazioni e opere pie, provoca nuove grane giudiziarie per il sindaco Salvatore Bucolo, per gli amministratori che si sono avvicendati negli anni ai vertici della “TirrenoAmbiente” e persino per l’ignaro anziano parroco del paese, don Andrea Catalano. Le ipotesi di accusa di “corruzione e peculato”, in concorso, che sono state formulate dal pm Francesco Massara che fino a poco poche settimane fa era in servizio alla Procura di Barcellona, sono per tutti i sei indagati coinvolti in una inchiesta delegata ai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza del Comando provinciale di Messina. Il sindaco Salvatore Bucolo ed il parroco don Andrea Catalano, infatti, assieme all’attuale presidente della società “TirrenoAmbiente”, l’ex senatore piemontese forzista Lorenzo Piccioni, 61 anni; al suo predecessore Antonello Crisafulli, 53 anni, di Barcellona, ed agli ex amministratori delegati della stessa società mista che si sono succeduti, Giuseppino Innocenti, 62 anni, di Borgo Vercelli e Giuseppe Antonioli, 54 anni, di Borgomanero, hanno infatti ricevuto una informazione di garanzia in cui, oltre all’ipotesi di reato, è indicata una richiesta di proroga delle indagini preliminari per altri sei mesi. Sulla richiesta di proroga dovrà decidere adesso il Gip del Tribunale di Barcellona Danilo Maffa. La vicenda giudiziaria che vede indagati per i reati di corruzione e peculato anche il sindaco e il parroco di Mazzarrà, sarebbe scaturita dal presunto utilizzo anomalo di somme erogate dalla “TirrenoAmbiente” sotto forma di contributi e concessi negli anni alla parrocchia d Mazzarrà Sant'Andrea per manifestazioni religiose e opere di carità. Gli stessi contributi sarebbero stati versati su un conto corrente privato gestito con delega da una persona che a quanto pare avrebbe deciso di collaborare alle indagini rivelando i meccanismi sui quali la Procura chiede ancora di poter indagare.(l.o.)

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