Domenica, 05 Dicembre 2021
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IL COMMENTO

I rivoli di un’inchiesta
un territorio stuprato
e la rete ormai smembrata

                                                                                                    di Francesco Celi
discarica mazzarrà, op. riciclo, Sicilia, Archivio
discarica mazzarrà

 U n’inchiesta e i suoi rivoli. Alcuni dei quali devono ancora arrivare alla foce. Ma ci arriveranno, perché il fiume è carico d’acqua. E perché incommensurabile è stata la «protervia nel delinquere», per dirla con il procuratore capo Crescenti. E poi perché il tappo è da tempo saltato; la rete di complicità tenute insieme dalle dazioni di denaro, palesa ormai squarci non rammendabili. Non bastava l’arricchimento di “gruppo” – i gestori della discarica: tutti nordici, che coincidenza – e personale (il sindaco Bucolo in questa fase e altri prima, vedremo chi verrà nel proseguo dell’indagine), conseguenza dell’attivazione di un sito per lo smaltimento dei rifiuti e delle cointeressenze attivate affinché si potesse far scempio delle regole. Non bastava lo stupro di uno dei territori tra più preziosi della nostra provincia, e non bastava neppure aver avvelenato i pozzi ai quali attingevano acqua, con enormi rischi per la salute, i cittadini di Furnari; e non bastavano neppure – ci fermeremo qui – le infiltrazioni mafiose. S’è andato oltre. Come a voler affermare un principio che è criminogeno in sé: noi, in questo lembo di Sicilia, siamo i padroni e facciamo quel che vogliamo. Tanto i controlli, quando c’erano, venivano cloroformizzati; le autorizzazioni da Palermo bene o male arrivavano; i Comuni – circa 90 nella sola nostra provincia – avevano la necessità di smaltire immondizia e dunque, paradossalmente, c’era pure chi ringraziava per l’opportunità. Hanno abbancato nell’invaso di Mazzarrà un milione di metri cubi in più – unmilionedimetri - cubi ! – del consentito, creando una fetida montagna alta 149 metri sul livello del mare e fenditure nel terreno pericolose come ordigni. E fa un po’ridere pensare che con gli utili si immaginavano nuove e magnifiche sorti imprenditoriali – rea - lizzazione di impianti: slide progettuali già diffuse – e qualche soldino lo si dirottava anche a Vercelli per portare avanti la squadra di calcio del Borgopal, della quale Pino Innocenti era tra i dirigenti. A Mazzarrà andava bene anche così, perché il sostegno veniva assicurato anche alla locale compagine di football, oltre che a una parrocchia e chissà a chi altri. Dicevamo dei rivoli dell’in - chiesta. Ve n’è uno che riguarda la Osmon (sede legale Vercelli), di proprietà di Giuseppe Antonioli, Pino Innocenti e familiari di quest’ultimo. Come risulta dal verbale di sequestro della discarica – 3 novembre 2014, dichiarazioni di Roberto Carenza, direttore del sito di smaltimento –, la Osmon di Antonioli e Innocenti, che si sono susseguiti nei ruoli di amministratore delegato e direttore generale di TirrenoAmbiente, otteneva dalla società mista a prevalente capitale pubblico appalti all’in - terno dell’area di discarica. Insomma, Antonioli e Innocenti appaltavano a se stessi: e questo in una società a prevalente capitale pubblico è vietato dalle leggi. E non ci soffermiamo sul ruolo del sen. Piccioni, nominato presidente di TirrenoAmbiente dopo essere stato procuratore speciale della Osmon. Insomma, una bella combriccola. Al Comune avevano trovato felice referenza in Salvatore Bucolo, cui evidentemente non doveva stare troppo a cuore il benessere dei suoi concittadini, visto che ha acconsentito a rimodulazioni al ribasso dell’equo indennizzo, ma al suo benessere ci teneva eccome. Così si spiegano gli “indennizzi” ad personam.

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