Domenica, 08 Dicembre 2019
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EDITORIALE

A furia di «no» s’intimoriscono gli investitori

di
investimenti, lino morgante, mercati finanziari, Sicilia, Archivio, Cronaca
A furia di «no» s’intimoriscono gli investitori

Gli unici terremoti che possono essere previsti e stoppati sono quelli finanziari. Le avvisaglie, infatti, si manifestano abbastanza chiaramente, quasi sempre, a differenza di quanto accade quando si spostano le placche continentali o si disallineano le faglie che percorrono le profondità della terra.

C’è qualcosa di cui preoccuparsi, che dovrebbe attirare l’attenzione di chi ha dimestichezza con i numeri? Analizziamo i dati di uno dei “sismografi” impiegati per monitorare l’andamento dell’economia, come il Target 2, che indica l’afflusso e il deflusso di capitali tra i vari Paesi. Quelli di casa nostra fanno venire i brividi perché certificano un passivo record nei confronti del resto d’Europa, pari a 327 miliardi di euro: un’emorragia che non si è vista neppure nei momenti peggiori della crisi del 2011. La causa è anche legata al continuo acquisto di titoli di Stato e obbligazioni a opera della Banca centrale europea, che trasforma in moneta sonante il debito pubblico e quello privato. Una massa enorme di denaro che dalla Penisola, a differenza di quanto accade in Germania e nei Paesi virtuosi dove alimenta i consumi e la ripresa economica, finisce nelle piazze finanziarie di mezzo mondo.

La morale? È venuta meno la fiducia nei confronti dell’Italia e si preferisce investire altrove. I maggiori artefici di questa esiziale fuga di capitali sono gli stessi italiani: negli ultimi due anni, ad esempio, hanno acquistato fondi esteri per un ammontare di 132 miliardi di euro, mentre le banche e gli investitori istituzionali hanno inserito nei propri portafogli ben 88 miliardi di titoli esteri.

È proprio vero che l’economia si muove sulle aspettative e in questo momento l’orizzonte fa intravedere tempesta. Pessimismo? No, consapevolezza: la ripresa economica è anemica, il debito pubblico è a livelli record, gli istituti di credito sono appesantiti dai crediti problematici, gli investimenti privati restano al palo in attesa di tempi migliori, le riforme costituzionali appaiono a rischio, i continui arrivi di migranti alimentano le tensioni sociali.

A tutto questo si aggiungono i mestatori di professione, che vedono l’Italia fuori dall’Eurozona nel giro di 12 mesi. Su quali basi? Magari a seguito di un terremoto economico finanziario per il venir meno dell’ombrello protettivo della Bce. Forzature, forse finalizzate a innescare fruttuose turbolenze sui mercati, dannose quanto l’overdose di ottimismo del Governo Renzi sui conti pubblici. Ma occorre tenerne conto e vanno esorcizzate. Come? Taglio drastico del debito e rapido rilancio delle riforme, a cominciare dalla Costituzione.

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