Giovedì, 19 Settembre 2019
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RAIUNO

Quei “Fantasmi di Portopalo” da non dimenticare

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Quei “Fantasmi di Portopalo” da non dimenticare

«Per anni ho inseguito questa storia dimenticata per troppo tempo dalle istituzioni, ponendomi l’obiettivo di farla conoscere al grande pubblico televisivo. Volevo riportare a galla i sogni e le speranze di quei 300 poveretti rimasti in fondo al mare. E raccontare la verità. Anche senza lieto fine». Vent’anni fa, a Portopalo, i pescatori decisero di tacere su uno dei più tragici naufragi di migranti. Oggi l’attore siciliano acchiappa ascolti tra i più amati del pubblico di Rai1, Giuseppe Fiorello, racconta in tv (il 20 e il 21 febbraio) in prima serata, quella tragedia per fare chiarezza.

L’attore siciliano, ricevuto ieri alla Camera dalla presidente Laura Boldrini in occasione della presentazione della miniserie, torna a parlare al pubblico del piccolo schermo con una nuova miniserie dal grande valore civile che riaccende i riflettori su uno dei più grandi naufragi della nostra storia recente avvenuto nel Mediterraneo: quello del giorno di Natale del 1996.

Una storia vera che ha visto inabissare una carretta del mare stipata di migranti al largo di Portopalo. Centinaia tra donne, uomini, ragazzi e bambini morti nel tentativo di vedere avverato il sogno di una vita migliore su quella terra di Sicilia che forse hanno potuto scorgere solo in lontananza. Solo nel 2001 uno di loro, Salvo Lupo, ruppe il silenzio. Il relitto della nave è ancora in fondo al mare.

Beppe Fiorello aggiunge sulla questione degli sbarchi che resta di stretta attualità: «Anche se sono consapevole che le mie parole potranno essere strumentalizzate, io sono contrario a ogni forma di intolleranza: chi alza muri alza provocazioni, perché un migrante in cerca di speranza cercherà di superarli in tutti i modi, quindi chi alza muri non fa altro che provocare un’immigrazione ancora più violenta».

Ovviamente, aggiunge, «ci sarà sempre qualcuno che replicherà «allora portateli a casa tua visto che sei ricco e famoso!». Ma per l’attore siciliano «l’immigrazione gestita bene è un valore aggiunto. Certo, se li lasciamo stipati in una palestra o a vagare, la reazione della società civile è la paura».

Una produzione Picomedia, in collaborazione con Rai Fiction e Iblafilm, prodotta da Roberto Sessa, per la regia di Alessandro Angelini, liberamente tratta dall’omonimo libro di Bellu, la miniserie vede nel cast Giuseppe Battiston (nel ruolo del giornalista), Roberta Caronia, Adriano Chiaramida e il messinese Giampiero Cicciò nei panni del pavido presidente del consorzio di pesca nel quale lavora Saro (il personaggio interpretato da Beppe Fiorello).

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