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PECCATI MORTALI...

La “firma” dei terroristi ceceni

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attentato, san pietroburgo, Sicilia, Archivio, Cronaca
La “firma” dei terroristi ceceni

Terrorismo ceceno. Punto. Il resto (mandanti, esecutori, collegamenti e dietrologie) le lasciamo agli sviluppi che avranno le indagini nei prossimi giorni. La bomba di San Pietroburgo era annunciata, da anni. Da quando, cioè, la Russia post-sovietica è costretta a convivere con il terrore che ha origine nel Caucaso islamico. Chi cerca di tirare dentro questa sporca faccenda Putin, agitando improbabili teorie “complottistiche”, racconta balle. Per protagonismo o per ignoranza. O per tutte e due le cose.

Gli analisti e i servizi segreti di mezzo mondo, specialmente i più raffinati, sapevano da un pezzo che Mosca era nel mirino del fondamentalismo islamico. Per molti motivi: rivendicazioni autonomistiche, scontri etnico-religiosi, insofferenza contro gli ex senzadio marxisti e, last but not least, l’ingombrante (e sanguinosa) nuova presenza russa in Medio Oriente, a cominciare dalla Siria. E lo sapeva anche l’FSB (ex KGB) costretto a stare in campana dalle minacce dell’Isis e dalla comprovata saldatura dei tagliagole del Califfato con i bombaroli in arrivo dal Dagestan, dall’Inguscezia o dalla Kabardino-Balkaria.

D’altro canto, le modalità dell’attentato, come ha detto lo stesso Procuratore Generale russo, non lasciano dubbi. Ricordano, e molto da vicino, gli attacchi terroristici del 2009 contro il treno Mosca-San Pietroburgo (26 morti) e quelli del 2010 nella metropolitana di Mosca (39 morti) e del 2011 all’aeroporto di Sheremetyevo (36 vittime). Queste ultime esplosioni sono state causate da bombe piazzate da miliziani ceceni. Un video (che è tutto un programma) di dettagliata rivendicazione è stato diffuso tre anni fa. In esso appare un leader terrorista che sembra Doku Umarov, indiscusso capo della ribellione islamica nel Caucaso. Come detto, i servizi d’informazione russi erano già sul chi vive da lunga pezza. Ora la paura si taglia col coltello. Le ultime notizie parlano di stato d’allerta in diverse città. Insomma, i nodi vengono al pettine e la Russia “paga” vari peccati mortali, tra cui il suo impegno in Siria.

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