Sabato, 19 Ottobre 2019
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CINEMA

Netflix, da ostracismo Cannes a red carpet Venezia

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Netflix, da ostracismo Cannes a red carpet Venezia

Dall'ostracismo della Croisette al red carpet del Lido. Osteggiata dal Festival di Cannes, che dal 2018 candiderà alla Palma d'oro solo film dotati di distribuzione nelle sale di Francia, Netflix entra alla Mostra del cinema di Venezia dalla porta principale, portando in dote almeno un paio dei titoli più attesi di questa 74/a edizione (30 agosto-9 settembre): Le nostre anime di notte, con l'ultraromantica reunion Robert Redford-Jane Fonda, Leoni d'oro alla carriera, e Suburra, prima produzione italiana del colosso dello streaming, con l'anteprima mondiale dei primi due episodi. Un modo eccellente per celebrare i 20 anni della società di Los Gatos, nata il 29 agosto del 1997, quando Reed Hastings e Marc Randolph, allora un matematico e un direttore marketing, decisero di entrare nel mondo dei dvd, recapitando a casa degli utenti i film del loro catalogo e sviluppando poi, negli anni, gli abbonamenti a cifra fissa e il servizio video in streaming. Ma anche l'ennesima dimostrazione del fatto che il futuro dell'intrattenimento è già tra noi: Hollywood e la Silicon Valley non sono più due mondi opposti, da una parte lo star system e dall'altro la 'riserva indiana' degli ingegneri e dei nerd, e ormai Apple, Google, Netflix, a suon di investimenti multimilionari, sono realtà produttive di primo piano. E così, in una Mostra di Venezia "coraggiosa", che "valorizza l'arte cinematografica, a prescindere", come ha spiegato il direttore Alberto Barbera, Netflix trova diritto di cittadinanza con Le nostre anime di notte, dal bestseller di Kent Haruf, trionfo dell'amore da terza età tra Redford e Fonda, due anziani vicini di casa (sulla piattaforma dal 29 settembre), e con due serie. La più attesa è Suburra (disponibile dal 6 ottobre), prequel dell'omonimo film di Sollima, con Alessandro Borghi, Giacomo Ferrara, Eduardo Valdarnini, Claudia Gerini, Filippo Nigro, Francesco Acquaroli e Adamo Dionisi: i primi due episodi, diretti da Michele Placido, saranno in Cinema nel Giardino. L'altra è Wormwood (fuori concorso-fiction), storia della misteriosa scomparsa dello scienziato dell'esercito americano Frank Olson, interpretato da Peter Sarsgaard; la regia è di Errol Morris, Oscar al miglior documentario nel 2004 per The Fog of War. Nella pattuglia Netflix anche il documentario Cuba and the Cameraman di Jon Alpert (fuori concorso), in cui il regista ha seguito la vita di Fidel Castro e di tre famiglie cubane, tracciando un ritratto inedito dell'isola. Titoli che rientrano in un catalogo di film, documentari, serie tv che raccoglie più di 125 milioni di ore di streaming e una babele di 27 lingue parlate in simultanea sul database (le ultime arrivate sono thai, romeno ed ebraico): una mole di materiali che viene proposta in base a 72 mila categorizzazioni agli utenti, pari a 93,7 milioni di iscritti nel mondo a fine 2016, per un fatturato da 8,8 miliardi di dollari, 186 milioni di utili e un rendimento di Borsa in costante aumento dal 2014. Gli unici territori del globo terrestre che restano fuori dall'offerta di Netflix sono Crimea, Nord Corea e Siria. Per consolidare la propria posizione di gigante dell'intrattenimento on demand, la società di Hastings punta sull'aumento dell'audience all'estero, visto che il mercato domestico è ormai maturo, e sulla produzione di contenuti originali: quest'anno la previsione è di mandare in onda almeno mille ore di girato 'home made', contro le 600 dell'anno scorso. Si spiegano così anche i recenti colpi messi a segno sul mercato delle star, con l'ingaggio di David Letterman e di 'nostra signora dei serial' Shonda Rhimes. Anche perché la concorrenza non sta a guardare: Apple ha annunciato 1 miliardo di dollari di investimenti in nuove serie tv, Amazon ha iscritto a libro paga un altro pezzo da novanta dell'entertainment, Robert Kirkman di The Walking Dead, e si prepara a portare in sala un titolo di punta di Venezia 74, Human Flow, la marea umana dei migranti raccontata da Ai Weiwei.

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