Giovedì, 19 Settembre 2019
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INATTUALITÀ

Il pubblico, il privato, le lacrime

di
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Il pubblico, il privato, le lacrime

Mi interrogo sulle lacrime 2.0, pubbliche e private. Su quelle di Buffon, il sogno del sesto Mondiale che vola via, longevità che avrebbe avuto il sapore d’una grazia immortale, su quelle di ogni italiano d’anima giusta che nella morte di Riina ha rivisto la morte delle sue vittime – alcune erano state lasciate forse un po’ troppo a se stesse –, mi interrogo sulle lacrime di chi nella politica sana ha creduto e vede a ogni giro elettorale disilluse le sue pie illusioni d’un riscatto possibile in nome di un’illuminata sopraggiunta redenzione.

Mi interrogo sulle lacrime disseppellite di chi ha subìto molestie e rivive adesso il dramma di quell’allora mai davvero rimosso, sulle lacrime giallo-vergogna di chi forse fa i conti oggi con le molestie inflitte a chi – l’altro ieri e ancora – ebbe il torto d’essere corruttibile e quindi, in certa imperscrutabile misura, complice.

Mi interrogo sul nostro modo di garantirci l’universale perdono mostrando, d’improvviso, un’incrinatura umana, una piega fragile, uno smottamento che sa d’antico e narra di ciò che d’irriducibile è nell’uomo: la sua – c’è nulla di più bello? – vulnerabilità. Non c’è bisogno d’esser cristiani per sentire quanta atrocità e insieme poesia possa esserci nel ritrovarsi scoperti dinanzi a quel che mai avremmo pensato potesse accadere, nudi davanti a uno scacco in cui riecheggia assordante la morte, quella d’ogni possibile dio e la nostra, finiti per definizione.

Sono i tempi dei social, i nostri. Ovviamente mai, di recente, tempi meno... social di questi. Tempi di tracimante egocentrismo in cui si ostentano la rabbia e l’odio, in cui si praticano censura e linciaggio, tempi di processi sommari e ghigliottine mediatiche, tra puerili “mi piace” e un narcisismo così inflazionato da apparire plausibile. Tempi in cui, e la cosa è nient’affatto sorprendente, le lacrime vanno a ruba, giacché il nostro mondo pubblico ha abolito il contegno, e l’umanità – il nostro essere umani – s’offre spesso tramite eccessi e rotture di argini. È il fantasma d’un mondo resettato che riaffiora.

Lacrime, non per questo, meno vere. Al contrario: mai così di vero pianto, mai così di incanto ritrovato. È la meraviglia innanzi al dolore, ancora possibile. Per fortuna.

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