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Quel missile può fare
tredicimila chilometri

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Quel missile può fare tredicimila chilometri

K im canta vittoria, minaccia gli Stati Uniti e chiunque gli venga a tiro e fa dire alla sua agenzia di stampa (la Kcna) che le sue bombe atomiche possono piovere sula capa di mezzo mondo. Arrivando fino a 13 mila chilometri di distanza (la ferale stima è degli scienziati Usa). Tecnicamente il dato più importante legato al nuovo missile balistico lanciato martedì dalla Corea del Nord è uno solo: il “payload”, cioè il peso della testata, da cui dipendono tutte le altre considerazioni, che turbano le notti degli americani. I coreani del Sud e i giapponesi già sonno e pace li hanno persi da un pezzo e, al di là delle proteste d’ordinanza, nelle segrete stanze, paradossalmente, hanno sicuramente brindato. Forse per un attacco di follia strategico-diplomatica? Niente affatto. Gli stressatissimi abitanti di Tokyo e Pusan stavolta hanno sentito una “buona” notizia. Lo Hwasong-15, il gingillo lanciato da Kim Jong-un, potenzialmente ha una gittata molto, molto lunga. Talmente lunga da essere in grado di raggiungere gran parte degli Stati Uniti. Lo ha dichiarato lo sesso ministro della Difesa Usa, Mattis. Insomma, se l’inquilino della Casa Bianca vorrà addormentarsi senza prendere una scatola di sonniferi, i suoi 007 gli dovranno risolvere al più presto il rebus del “payload”. Perché fatti i calcoli e tirate le somme, il peso della testata montata sul missile di Kim fa la differenza. In sostanza, non preoccupa tanto la distanza percorsa dal missile (600 miglia), quanto l’altezza raggiunta (oltre 3 mila chilometri). Un dato che apre scenari inquietanti. David Wright, notissimo e prestigioso scienziato Usa, ha calcolato in mila chilometri il raggio d’azione dello Hwasong-15. Quindi, per farla corta: Honshu, Shikoku o la California? Cotanta discriminante, infatti, chiarirebbe se a preoccuparsi, in caso di blitz “preventivo”, dovranno essere solo i sudcoreani e i giapponesi, o se al condominio del terrore risultano iscritti, a pieno titolo, anche gli americani. I quali, rischiando l’olocausto atomico in prima persona, potrebbero cominciare a darsi una regolata, sterzando verso approcci diplomatici più pragmatici e meno muscolari. Kim Jong-un tira dritto per la sua strada: o pagate o vi brucio la saracinesca. Detta cosi può sembrare una sceneggiata camorristica, ma c’è molto di vero. Kim vuole garantire la sopravvivenza sua e del suo regime, facendo pagare il prezzo del biUna minaccia per l’intera America Cambiano tutti gli scenari strategici nel Pacifico glietto a tutta la comunità internazionale. Non è pazzo. Gioca a farlo, per convincere gli atterriti avversari a sganciare, per comprarsi il quieto vivere. Comincia anche a non fidarsi più dei vecchi “patrons” cinesi. E per ovvi motivi. Per risolvere la colossale rogna, Trump ha bisogno soprattutto di Putin e dei cinesi. Questi ultimi temono che la Casa Banca chiuda i rubinetti dell’import, mettendo in crisi (si fa per dire) il “business is business” del colosso asiatico. Ecco perché il Presidente già parla di ulteriori sanzioni economiche. I cinesi si sono stancati di un alleato ormai incontrollabile, che si muove giocando d’azzardo e guastando la piazza (affari). Di questo passo, non riuscendo a convincere Kim a stare a cuccia, andrà a finire che una calmata, più o meno definitiva, gliela daranno proprio loro. Magari offrendogli un caffè…

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