Domenica, 26 Settembre 2021
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UN GIACIMENTO DI METAFORE

"Il buco" di Frammartino, dalla Calabria a Venezia. Andateli a cercare quel buio e quel silenzio

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Un buco dentro l'Italia, dove nessuno sa calarsi con perizia e figuriamoci con grazia, e invece lui, che è di Caulonia ma accidentalmente di Milano, ci è riuscito

Siamo tutti strafelici che alla Mostra di Venezia – in un’edizione specialissima – abbia vinto un premio di grande “peso” Michelangelo Frammartino con un film fuori dalle regole, “Il Buco”, pieno di buio e di silenzio, girato in una regione considerata buia e zitta, un buco dentro l'Italia, dove nessuno sa calarsi con perizia e figuriamoci con grazia, e invece lui, che è di Caulonia ma accidentalmente di Milano, ci è riuscito, ha portato luci e cineprese e una storia dentro la Calabria, o forse era l'opposto, ha portato una storia fuori dalla Calabria, una storia eroica, di conquista ma non di possesso: di sfida dei limiti, e di riconoscimento del gioco di potenze e fragilità in cui ci muoviamo, noi piccolissimi dentro la voragine primordiale del "buco", noi pericolosissimi, specie infestante e irriguardosa, eppure capaci di rispetto, di venerazione, di cura. Noi dei margini, e dai margini adesso vengono le storie più potenti. Noi che raggiungiamo la seconda grotta più profonda della Terra (allora lo era) avanzando metro per metro, legati con le corde, appesi al filo di luce della lampada, vicini l'uno all'altro, ad avere assieme ragione del buio.

Sabato Frammartino – che alla presentazione era arrivato vestito da speleologo non per fare scena ma per sottrarsi alla scena, ricondurre il suo film a quello che era stato: un'impresa, un corpo a corpo silenzioso, remoto, in un luogo lontano da tutto, dove pure era importante portare una luce, tirare fuori una forma – lo ha detto: «Grazie agli speleologi che si prendono cura del buio e di tutto ciò che non ha ancora forma e grazie alla Calabria, la regione più bella d'Italia». Prendersi cura del buio e di tutto ciò che non ha ancora forma: in queste parole c'è tutto il lavoro dell'arte e della conoscenza. E c'è un giacimento di metafore, detto da chi viene da una delle regioni più belle e più buie, dove tante cose non hanno ancora forma ma altre ce l'hanno eccome, purtroppo. E quindi cerchiamocelo, questo film, andiamo a vederlo, facciamogli posto, illuminiamolo. Abbiamo un grande bisogno di capire come prenderci cura di cose che non hanno ancora forma, per trovargliene, trovarcene una.

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