Lunedì, 10 Dicembre 2018
LA SENTENZA

'Ndrangheta, la Cassazione annulla le condanne al clan Cristello

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Cassazione

Clan Cristello, annullate in Cassazione le condanne disposte dalla Corte d’Appello di Milano.

Al centro delle indagini da cui ha avuto origine il processo, la famiglia calabrese dei Cristello, originaria di Mileto, nel vibonese, ma da anni attiva nel milanese. Gli arresti erano stati disposti a novembre del 2015, nell’ambito della operazione denominata “Disco Italia”, dal nome della discoteca di Cesano Maderno (Monza) di cui gli imputati, secondo l’accusa, volevano acquisire la gestione e il controllo.

Le successive indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, avevano individuato a loro carico una organizzazione finalizzata al traffico di stupefacenti, attiva nell’ambito della cosca di ‘ndrangheta riconducibile alla famiglia Cristello, responsabile anche di porto e detenzione di armi, tentato omicidio e lesioni personali aggravate.

Il gruppo, secondo l’accusa avallata nelle sentenze di merito, avrebbe approfittato del proprio cognome e della relativa fama criminale, per intimorire gli avversari e garantirsi il monopolio dello spaccio di stupefacente in Brianza e nel capoluogo lombardo.

I principali imputati che avevano riportato le pesanti condanne oggi annullate dalla Corte di Cassazione, erano infatti legati da stretti rapporti parentela col defunto boss Rocco Cristello, ucciso in un agguato mafioso il 27 marzo del 2008 a Verano Brianza.

Tra di essi figurano i nipoti Emanuele Cristello, Simone Cristello e Matteo Zibra (difesi dall’avv. Francesco Lojacono), il cugino Valeriano Siragusa (avv. Giovanni Aricò) e la sorella Domenica Cristello (avv. Emanuele Occhipinti), madre di Matteo Zibra.

Nell’atto di ricorso, i cui contenuti sono stati ribaditi dagli altri difensori, l’avv. Lojacono aveva eccepito che la sentenza di condanna non aveva fornito adeguata motivazione circa l’operatività di una comuna organizzazione, costituita da soggetti che agiscono in vista di comuni scopi ed interessi; valorizzando invece condotte frutto di iniziative eterogenee ed estemporanee al di fuori di un’attività programmata e diretta da una struttura organizzativa, a tal fine specificamente predisposta e stabilmente dedicata. Gli stessi argomenti, ripresi nel corso della discussione, sono stati ritenuti fondati dalla Corte di Cassazione, che ha annullato la sentenza della Corte d’Appello milanese ed ha disposto un nuovo giudizio.

A seguito della pronuncia di annullamento, secondo le difese, risultano decorsi i termini di custodia cautelare cui risultano sottoposti tutti gli imputati, e ciò sarà oggetto di specifica richiesta di scarcerazione, che verrà depositata nei prossimi giorni.

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