Sabato, 23 Gennaio 2021
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CURSI

Lecce, litiga con i vicini e apre il fuoco: 3 morti e un ferito

Tre persone sono morte un'altra è rimasta gravemente ferita in un litigio tra vicini di casa avvenuto a Cursi, nel sud del Salento. Le vittime sono Franco e Andrea Marti, rispettivamente padre e figlio di 63 e 36 anni e Maria Assunta Quarta, 52 anni, zia di Andrea. Gravemente ferite la madre del giovane e una zia, entrambe ricoverate in ospedale. A sparare è stato Roberto Pappada, 57 anni, ex operaio, al momento disoccupato, che si dedicava alla cura della sorella disabile. Sul posto sono intervenuti i carabinieri.

Sembra che la lite sia nata per strada, in via Tevere, dove Pappadà abita proprio di fronte l'abitazione della famiglia Marti. Pappadà è stato visto estrarre la pistola e sparare prima contro Andrea Marti, appena arrivato con l'auto e poi contro il padre, la madre e la zia di quest'ultimo. I tre erano in casa e sono usciti per strada sentendo gli spari e venendo a loro volta raggiunti dai colpi di arma da fuoco. I rapporti tra le due famiglie erano molto tesi per ripetuti contrasti. Pappadà è stato fermato e portato in caserma in stato di arresto.

La terza vittima, Maria Assunta Quarta, era ricoverata all'ospedale Vito Fazzi di Lecce ed è morta nella notte. Non sono gravi le condizioni della mamma di Andrea e moglie di Franco Marti, Fernanda Quarta, ricoverata nell'ospedale di Tricase. Maria Assunta Quarta era stata raggiunta all'addome da colpi di arma da fuoco sparati - con una 357 Magnum - dal vicino di casa. Le condizioni della donna erano apparse subito molto gravi.

Tra le due famiglie da tempo c'erano attriti e litigi, mai denunciati. L'arrestato, a quanto pare, deteneva illegalmente l'arma. Potrebbe aver sparato - ma è solo una prima ipotesi - per questioni di parcheggio: il primo ad essere stato ucciso è stato Andrea Marti. Il 36enne era giunto in auto e l'aveva appena parcheggiata quando il vicino ha cominciato a gridare, afferrando poi l'arma e facendo fuoco sul giovane che è morto all'istante. Dopo aver udito i colpi di arma da fuoco sono scesi dall'abitazione anche il padre, la madre e la zia del 36enne e Roberto Pappadà ha fatto fuoco anche sui tre, uccidendo Franco Marti e ferendo le altre due donne, una delle quali, la zia di Andrea, è morta nella notte.

"Me lo facevano apposta a parcheggiare le loro auto davanti casa mia. Ho sbagliato, non voglio essere difeso, pagherò, ma dovevo mettere fine a questa storia". Ha confessato con queste parole, nella notte, Roberto Pappadà, accusato di triplice omicidio pluriaggravato da futili motivi e premeditazione. Nell'interrogatorio davanti al magistrato di turno Donatina Buffelli, alla presenza del suo legale difensore avvocato Nicola Leo, Pappadà ha ricostruito in maniera lucida la sua folle vendetta, asserendo che il vaso era ornai "sbatterrato" (secondo un termine salentino), dopo un anno e mezzo - a suo dire - di soprusi subiti.

- Pappadà ha raccontato di essersi procurato prima una pistola e di aver poi attesto l'arrivo di Andrea Marti, arrivato in via Tevere in auto con la fidanzata. Dopo aver estratto l'arma e aver intimato alla giovane di allontanarsi, ha esploso due colpi da una distanza di quattro metri, colpendo il giovane alla testa e al petto. Quando poco dopo e' arrivato l'auto con a bordo il padre del giovane, Franco, insieme alla moglie e alla sorella di lei, ha fatto nuovamente fuoco. Dei tre si e' salvata solo Fernanda Quarta, la madre di Andrea e moglie di Franco, colpita di striscio dalla pallottola. Ai militari dell'Arma che lo hanno trovato nei paraggi, non ha opposto resistenza, appoggiando l'arma per terra. Secondo quanto riferisce il comandante dei vigili urbani di Cursi, Luigi Epifani, più volte gli era stato chiesto se voleva che si provvedesse a destinargli un parcheggio riservato per portatori di handicap davanti casa (Pappadà viveva con la sorella disabile), ma lui aveva sempre rifiutato, asserendo che non c'era bisogno perché nella strada c'era posto per tutti.

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