Venerdì, 06 Dicembre 2019
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PROCURA DI ROMA

Sentenze pilotate al Consiglio di Stato, chiesta l'archiviazione per Berlusconi

Archiviazione per Silvio Berlusconi, indagato per corruzione in atti giudiziari nell’ambito dell’inchiesta sulle sentenze pilotate al Consiglio di Stato: è la richiesta della procura di Roma, che attende ora il vaglio del gip. Il filone di indagine che ha portato all’iscrizione dell’ex presidente del Consiglio è legato alla sentenza del Consiglio di Stato del 3 marzo 2016 che annullò per Berlusconi l’obbligo di cedere quote che deteneva in banca Mediolanum così come aveva stabilito la Banca d’Italia.

La decisione ribaltò quanto deciso nel 2014 dal Tar che imponeva al Cavaliere l’obbligo di cedere la propria quota in Mediolanum oltre il 9,9 per cento, ovvero il 20 per cento, che valeva circa 1 miliardo di euro. In questo ambito il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Stefano Rocco Fava hanno sollecitato al gip l’archiviazione anche delle posizioni di altri indagati e in particolare del giudice relatore di quella sentenza, Roberto Giovagnoli, dell’avvocato Francesco Marascio e dell’ex funzionario di palazzo Chigi Renato Mazzocchi.

A casa di Mazzocchi nel 2016 furono trovati 250mila euro in contanti e copie di sentenze emesse al Consiglio di Stato, tra cui la bozza del verdetto Mediolanum. Per gli inquirenti non c'è prova diretta e certa che quel denaro era destinato al giudice per condizionare la sentenza. Il capitolo dell’inchiesta per cui è stata chiesta l'archiviazione è solo uno dei filoni dell’indagine avviata da mesi a Roma in relazione ad una serie di sentenze «aggiustate» dai magistrati amministrativi.

Il 7 febbraio scorso il procedimento ha vissuto una nuova accelerazione con una serie di arresti che hanno riguardato anche magistrati. In totale sono cinque gli episodi contestati dai pm di piazzale Clodio. In base agli accertamenti le mazzette messe a disposizioni dei giudici corrotti erano di 150 mila euro. L’indagine si basa sulle dichiarazioni fatte negli ultimi mesi dagli avvocati Pietro Amara e Giuseppe Calafiore, arrestati nel febbraio del 2018 scorso nell’ambito di uno dei filoni dell’inchiesta. Dichiarazioni riscontrate dai magistrati e inquirenti attraverso intercettazioni e analisi dei flussi finanziari.

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