Martedì, 12 Novembre 2019
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SCUOLA

Il Tar annulla il concorso per 2.900 presidi, i sindacati: "Un disastro"

Salta il concorso per 2900 presidi che era arrivato ormai alla fase dei colloqui orali. Il Tar del Lazio ha infatti accolto il ricorso contro la sua regolarità annullandolo. Una decisione che però il ministero dell’Istruzione si prepara a contestare con l’appello al Consiglio di Stato, mentre i sindacati parlano di «disastro» e di un «calvario» per le persone coinvolte. Al concorso hanno partecipato 15 mila persone, 9600 hanno superato le prove preselettive, 3800 gli scritti, e gli orali erano in via di conclusione. I posti sono 2900 circa.

Della Commissione esaminatrice, secondo la decisione, facevano infatti parte persone che versavano in condizione di incompatibilità, e "ne consegue che la presenza di tali membri rende illegittimo l'operato della commissione nella parte in cui sono stati fissati i criteri di valutazione"; inoltre «ne discende ulteriormente che tale illegittimità si riverbera a cascata sull'operato di tutte le commissioni, essendo stati i criteri di valutazione definiti da organismo illegittimamente formato».

Contro la decisione dei giudici della sezione Terza bis, il Ministero dell’Istruzione sta già predisponendo l’appello con l'Avvocatura dello Stato. Secondo fonti ministeriali, il Tar ha accolto il ricorso sulla base di una censura infondata; in particolare, non sussisterebbero i presupposti per la ritenuta incompatibilità di alcuni commissari. Ora il ministero punta a una sospensiva in via d’urgenza, con la speranza di portare in salvo il concorso.

«L'annullamento del concorso per i presidi è un disastro per la scuola italiana». A dirlo è Roberta Fanfarillo sindacalista Cgil. «Duemila scuole rimarrebbero senza dirigenti scolastici». "Stiamo chiedendo un incontro urgente al ministro Bussetti perché si possa salvare almeno una parte della procedura». Per la Uil Scuola, con questa decisione «inizia un calvario giudiziario che vede, sia negli esclusi che nei vincitori di concorso, le vittime di un sistema che mostra, ancora una volta tutti i suoi limiti».

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