Venerdì, 15 Novembre 2019
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IN 115 A BORDO

Migranti, la procura di Siracusa apre un'inchiesta sul caso della nave Gregoretti

Un solo bagno per 116 migranti - alcuni con la scabbia - costretti da 5 giorni a bordo della Gregoretti, la nave della Guardia Costiera bloccata dal diktat del ministro dell’Interno Matteo Salvini nel porto militare di Augusta. E il procuratore di Siracusa Fabio Scavone convoca il comandante della motovedetta ed apre un’inchiesta per accertare le condizioni igienico-sanitarie a bordo.

Il rischio che l'indagine possa prendere una piega analoga al caso Diciotti, quando a Salvini fu contestato il reato di sequestro di persona aggravato, inquieta il premier Giuseppe Conte, che segue con grande attenzione la vicenda, fortemente preoccupato che possa portare nuovi elementi di caos nella maggioranza. Mentre non arriva ancora la soluzione da Bruxelles cui il titolare del Viminale ha condizionato l’ok allo sbarco dei 116.

«Contatti sono in corso», è il refrain della Commissione che sta cercando Paesi disponibili. Tra questi si è fatta avanti la Germania. «Da un anno - ha ricordato il ministro dell’Interno Horst Seehofer - abbiamo dato la disponibilità ad accogliere una parte di rifugiati per ogni nave arrivata a Malta o in Italia. Quello che voglio evitare - ha sottolineato - è che ogni volta queste navi attendano anche 15 giorni davanti alle coste italiane prima che le condizioni dei migranti peggiorino e si faccia attraccare. Al vertice di Helsinki ho detto: 'Matteo che senso ha questa procedura se poi alla fine la gente sbarca?'».

Al momento nessuno è iscritto nel registro degli indagati. Il procuratore Scavone, che ha sentito a lungo il comandante della Gregoretti, ha incaricato tre consulenti in malattie infettive di effettuare un’ispezione. «Stiamo verificando le condizioni delle persone a bordo, dopo l’esito dell’ispezione potremmo trarre conclusioni». Ieri sera sono stati fatti scendere 15 minori.

«Attualmente - ricorda il magistrato - vi sono quindi 116 persone a bordo che ad esempio utilizzano un solo bagno. Alcuni lamentano dei fastidi fisici. Dobbiamo accertarne l’entità». Saliti a bordo carabinieri del Nas. E si muove anche il Garante dei detenuti, che ha inviato una lettera al comandante generale della Guardia costiera, amm. Giovanni Pettorino, per chiedergli «urgenti informazioni» sulle condizioni dei migranti e «sulle circostanze del negato sbarco».

La situazione delle persone a bordo, sottolinea Palma, si configura «come una privazione de facto della libertà personale». Il Garante chiede «delucidazioni in relazione alla risposta o meno alla richiesta di un 'posto sicurò». E’ il Viminale a dover indicare il 'Pos' (Place of safety), cosa che non ha ancora fatto, dopo due tappe a Lampedusa e a Catania prima di approdare ad Augusta. E, dunque, nell’eventuale accertamento per risalire alla catena di responsabilità per il mancato sbarco, la procura arriverà - come per la Diciotti, altra motovedetta della Guardia costiera tenuta a bagno per giorni nell’agosto scorso - a Salvini. Il quale peraltro è 'reo confesso' avendo detto pubblicamente: «Non darò nessun permesso allo sbarco finché dall’Europa non arriverà l’impegno concreto ad accogliere tutti gli immigrati a bordo della nave».

In una situazione analoga, il ministro finì nel registro degli indagati della procura di Agrigento. Ma la Giunta per le immunità del Senato - con il voto dei Cinquestelle - non concesse poi il via libera a procedere nei confronti di Salvini. Atto che provocò diversi mal di pancia nel Movimento. E proprio questo preoccupa Conte, già alle prese con continue tensioni tra gli alleati di Governo: nel caso di una nuova votazione in Giunta non è scontato un epilogo uguale a quello della Diciotti, fanno notare ambienti parlamentari. L’opposizione va all’attacco. «Impedire lo sbarco dei naufraghi della Gregoretti - dice Matteo Orfini (Pd)- non è solo un’offesa alla Guardia Costiera italiana e ai migranti, è un reato. Esattamente come per la Diciotti, si tratta di sequestro di persona. E tutto il governo ne è responsabile». Per Federico Foraro (Leu) «ci troviamo di fronte a una palese e inaccettabile violazione delle convenzioni internazionali come fu per la Diciotti. Il ministro Toninelli si dimetta per incapacità nel difendere il personale della Guardia Costiera. Il presidente Conte non può continuare a fare finta di nulla».

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