Giovedì, 05 Dicembre 2019
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LE INDAGINI

Omicidio Sacchi, indagata la fidanzata Anastasia: nello zaino 70mila euro per la droga

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Anastasiya Kylemnyk

Settantamila euro. Legati in due mazzette e stipati in uno zaino. Troppi soldi per non fare gola, per non diventare l’obiettivo di una rapina messa in atto da ventenni armati. Sull'omicidio di Luca Sacchi non ci sono più dubbi, almeno sulla dinamica: si tratta di una rapina, durante una compravendita di droga, sfociata in un omicidio.

Lo scrive il gip di Roma nel provvedimento con cui ha disposto cinque misure cautelari nei confronti di tutti i soggetti che hanno avuto un ruolo attivo in questa vicenda. In primo luogo chi ha fornito l’arma a Valerio Del Grosso, autore materiale dello sparo, ma anche chi era con Luca quella sera e in particolare la fidanzata Anastasia, indagata per tentativo di acquisto di stupefacenti, e Giovanni Princi, il pregiudicato amico intimo di Luca che aveva curato la «trattativa» per la droga con i pusher di San Basilio.

Per la 25enne ucraina è stato disposto l’obbligo di firma, per Princi il carcere così come per Marcello De Propris, il 22enne su cui pendono le pensati accuse di concorso in omicidio (per avere dato l’arma), rapina, detenzione e cessione di stupefacente. In manette è finito anche il padre di quest’ultimo, Armando, dopo che i carabineri hanno trovato 1 chilo di hashish nella sua abitazione.

L’indagine della Procura di Roma ha cristallizzato, di fatto, due fasi su quanto avvenuto il 23 ottobre nella zona dell’Appio Latino: quella precedente allo sparo e quella successiva. La trattativa, tracciata in una serie di intercettazioni, per l'acquisto di 15 chilogrammi di droga in cui Princi e Anastasia hanno, a detta degli inquirenti, un ruolo primario.

Sulla fidanzata di Luca il gip non usa giri di parole. «Ha agito con freddezza e professionalità - scrive il giudice - nella gestione della trattativa dell’incarico affidatole di detenzione del denaro e di partecipazione alla delicata fase dello scambio: ha avuto ruolo centrale». La giovane baby sitter nei giorni successivi ai fatti si è spinta oltre, stando a quanto emerge dalle carte.

«È sorprendente - aggiunge il giudice - la sua chiusura ad ogni collaborazione con gli organi investigativi per assicurare alla giustizia gli autori del delitto del fidanzato» ed è «chiara, predominante, la volontà di preservare le relazione criminali acquisite nel mondo della droga con il quale non intende recidere i legami». Un ruolo che Princi, in passato coinvolto in storie di droga, gli aveva affidato forse perché «notoriamente le donne passano più inosservate e vengono utilizzate frequentemente come corrieri nel traffico di sostanze stupefacenti».

Una strategia che non ha pagato: quel mucchio di soldi, la cui provenienza è ancora tutta da chiarire, mostrato a Del Grosso e Paolo Pirino, è diventato una preda su cui mettere le mani. Ad ammetterlo è lo stesso killer intercettato pochi minuti prima della drammatica colluttazione in un dialogo con De Propris che avrebbe dovuto garantire l’ingente quantitativo di droga.

«Mi sta a partì la brocca...glieli levo tutti i settanta? Non puoi capire Marcè quanto sono...», ammette candidamente. Del Grosso era convinto che tutto sarebbe andato liscio, che l’arma avrebbe rappresentato un «deterrente» a reazioni improvvise. Non aveva però previsto la reazione di Sacchi sul quale, allo stato, come detto dal procuratore Michele Prestipino, «non ci sono elementi per dire che fosse coinvolto, partecipe o consapevole della compravendita di sostanza stupefacente».

Una affermazione condivisa dai genitori del personal trainer che non risparmiano, invece, un attacco alla fidanzata. «Lui - sostengono - non c'entra assolutamente nulla con il mondo della droga. Anastasia ci ha mentito e adesso è chiaro il motivo del suo strano allontanamento. Se ha sbagliato è giusto che paghi».

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