Martedì, 29 Settembre 2020
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IL PROCESSO

'Ndrangheta stragista, il boss Graviano: "Ho incontrato Berlusconi per tre volte"

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Giuseppe Graviano

Affari e cene con Silvio Berlusconi. Li ricorda bene quegli incontri milanesi agli inizi degli anni Novanta, Giuseppe Graviano, un passato da capo mandamento del Brancaccio Palermo e “uomo delle stragi”. Dopo aver tappato la bocca per 26 anni ieri ha continuato a vuotare il sacco in Corte d'Assise a Reggio, dove è imputato nel processo "'Ndrangheta stragista", l'indagine che sta svelando gli agguati ai Carabinieri consumati nel Reggino a cavallo tra il 1993 il 1994 nel quadro della strategia della tensione voluta da Toto Riina sull'asse Palermo-Calabria, nel nome di un patto criminale condiviso da Cosa nostra palermitana e dalla 'ndrangheta reggina.

Collegato in videoconferenza dalle carceri di Terni dove è recluso, Giuseppe Graviano esibisce sicurezza e padronanza: "Incontrammo Berlusconi all'Hotel Quark a Milano: c'era anche mio cugino Salvo (Graviano), e collaboratori dell'imprenditore, persone mai viste e che non ricordo nemmeno". Era il dicembre 1993, e Giuseppe Graviano, allora latitante, bazzicava tra Liguria e Piemonte con puntatine a Milano per fare shopping in via Montenapoleone, ma anche per vivere la capitale finanziaria italiana tra serate a teatro e cene in ristoranti di lusso. Seppure alla macchia, a suo dire, si spostava con padronanza anche a Milano, e non solo per incontrare Sulvio Berlusconi: "Sì gli incontri avvennero mentre ero latitante, Berlusconi lo sapeva e sapeva chi fossi".

«Le dichiarazioni rese quest’oggi da Giuseppe Graviano sono totalmente e platealmente destituite di ogni fondamento, sconnesse dalla realtà nonché palesemente diffamatorie». Lo afferma in una nota il legale di Silvio Berlusconi, l’avvocato Niccolò Ghedini. «Si osservi - prosegue - che Graviano nega ogni sua responsabilità pur a fronte di molteplici sentenze passate in giudicato che lo hanno condannato a plurimi ergastoli per gravissimi delitti». «Si comprende, fra l’altro, perfettamente — aggiunge il legale — l’astio profondo nei confronti del presidente Berlusconi per tutte le leggi promulgate dai suoi governi proprio contro la mafia».

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