Mercoledì, 21 Ottobre 2020
stampa
Dimensione testo

Cronaca

Home Cronaca Precari di Stato, VFP4 dell'esercito italiano: il SIAMO chiede la stabilizzazione
L'INTERVISTA

Precari di Stato, VFP4 dell'esercito italiano: il SIAMO chiede la stabilizzazione

di

Incontriamo oggi il tenente colonnello Stefano Filippi, segretario generale aggiunto del Sindacato Italiano Autonomo Militare Esercito - S.I.A.M.O. -  che ha lavorato in molti reparti, sia in Italia che all’estero, dall’impegno in Sicilia nell’àmbito della nota e storica operazione “Vespri siciliani” negli anni Novanta del secolo scorso, fino al lontano teatro afghano, e che quindi ha avuto modo di toccare con mano le speranze e le delusioni dei giovani volontari, siciliani e non solo, di stanza nei reparti delle Forze Armate in tutta Italia. Soldati che, oggi, sono impegnati, in prima linea, nella lotta all’epidemia sanitaria da Coronavirus (Covid 19). L’ufficiale superiore afferma di aver deciso di essere parte attiva in un sindacato militare perché "il S.I.A.M.O. Esercito è un’associazione professionale a carattere sindacale composta da ufficiali, sottufficiali, graduati e volontari di truppa, riconosciuta con decreto ministeriale ad inizio anno e che, da circa un mese, lavora in sinergia con l’autorità militare e politica a tutela del personale con le stellette".

Colonnello, come mai il vostro sindacato sta affrontando il problema della precarietà dei volontari?

"In qualità di sindacato siamo molto vicini a quelle che sono le problematiche del personale. Ogni giorno veniamo contattati da nostri colleghi più giovani, preoccupati del loro futuro. Storie tutte che meriterebbero di essere narrate per far conoscere all’opinione pubblica cosa succede e come si sente chi si occupa della nostra sicurezza sul territorio nazionale e all’estero. Spesso si pensa all’Esercito come ad una famiglia: noi del “S.I.A.M.O. Esercito” ci sentiamo di dover prendere le difese di questo personale come lo farebbe un buon padre di famiglia. Abbiamo avuto tante testimonianze di ragazzi e ragazze che sognano di indossare per sempre quella seconda pelle, ricca di emozioni, che solo un’uniforme come quella dell’Esercito Italiano può trasmettere.E invece non va sempre così. Dopo anni di sacrifici e di rinunce, quando appoggi la testa sul cuscino, inevitabilmente arrivano i dubbi come un fiume in piena. Tra i casi che più mi, ci,  hanno colpito ci sono quelli di alcuni 1° Caporale Maggiore VFP4 (Volontario in Ferma Prolungata per 4 anni), che hanno svolto con onore il loro servizio alla Patria e ora, dopo un decennio e con una famiglia che spera in un futuro sereno, rischiano di non avere più quella dignità auspicata o anche non possono garantire un futuro sereno ai propri figli. Voglio citare il caso di un collega 32enne, sposato e padre di 2 figlie con 9 anni di servizio attivo e con alle spalle 2 missioni in teatro operativo Afghano e libico e 8 periodi di servizio di “Strade sicure” non sa se potrà continuare a vestire l’uniforme. Un altro volontario siciliano, con la famiglia residente nell’isola, spera di poter far ritorno non più da precario, dopo essere stato altamente specializzato per il servizio prestato negli scenari più operativi, come le due missioni svolte in Afghanistan. Infine una volontaria separata con 2 figli, che ogni giorno percorre 60 chilometri per andare in caserma, che non sa come poter accudire i figli se non dovesse passare in servizio permanente".

Quindi questo personale dopo un lungo periodo di formazione, addestramento e specializzazione potrebbe rischiare di rimanere a casa?

"Si, in sintesi si tratta di personale altamente qualificato, formato ed operativo che opera però nell’incertezza più assoluta, con il rischio di dover lasciare le Forze Armate dopo 10 anni di servizio. Peraltro, nonostante le strutture dedicate in àmbito Dicastero della Difesa per il reinserimento del personale congedato, nel mondo del lavoro avrà scarsissime possibilità di ricollocamento in un mercato  estremamente competitivo e ulteriormente inficiato dall’emergenza sanitaria in corso. In questo periodo storico in cui il mondo affronta una pandemia, il personale dell’Esercito Italiano è impiegato in prima linea per il contenimento del contagio. Il nostro sindacato ha già provveduto a chiedere al Ministro della Difesa, con una lettera del 28 aprile scorso, di intervenire sulla questione e recentemente l’on. Lorenzo Guerini, in risposta anche ad una interrogazione parlamentare, ha dato rassicurazione sul destino dei volontari dell’immissione 2013 che stanno per terminare la ferma: di questo ringraziamo lui e le istituzioni, ma il problema non è ancora purtroppo risolto".

Come mai dice che non è affatto risolto?

"La problematica ha le sue radici nell’applicazione di una legge voluta dall’allora Ministro Di Paola, con il governo Monti (Legge 244/2012) che ha ridotto in  termini perentori il numero degli appartenenti alle Forze Armate andando a colpire, quindi, non solo i VFP4 dell’immissione 2013 ma, a seguire, anche tutti i volontari dei reclutamenti successivi che si troveranno ad affrontare la stessa incertezza che li porterà al passaggio in servizio permanente effettivo a distanza di oltre 10 anni".

Quali sono le principali criticità di questo sistema di reclutamento?

"Oggi i militari, dopo un anno di servizio da VFP1, possono chiedere una rafferma per ulteriori 2 anni, per avere la possibilità di partecipare a concorsi per il transito alla ferma di 4 anni. I vincitori di concorso si ritrovano tra le due ferme, prima del transito in servizio permanente, a trascorrere 10 anni di carriera in una posizione professionale precaria e incerta: questa situazione oramai non è più sostenibile né per l’amministrazione militare né per il personale. Questa precarietà, peraltro, ha inciso notevolmente sui reclutamenti del VFP1 (Volontari a ferma prolungata per 1 anno)  che, negli ultimi anni, hanno visto un calo di circa il 25% rispetto ai posti messi a concorso. È indubbio che vanno trovate delle soluzioni per rendere “appetibile” la carriera da volontario dell’Esercito. Infatti l’attuale modello prevede il transito a 30 anni nel servizio permanente e il conseguimento del grado apicale intorno ai 50 anni di età, causando anche delle penalizzazioni in termini giuridici ma anche economico/previdenziali e familiari. Con inoltre l’impossibilità di accedere alla NASpI e la necessità di riscattare gli anni ai fini previdenziali".

Secondo il vostro parere come potrebbe essere affrontata la problematica a lungo termine?

"Presso la IV commissione Difesa della Camera dei Deputati sono già depositati da tempo ben tre progetti di legge per la riforma del reclutamento nelle carriere iniziali, sulla base di proposte già avanzate dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Salvatore Farina per un modello di 3 anni + 3 anni, che ha come punto di forza il limite di anni di servizio prestato nella ferma e la possibilità dell’accesso alla categoria dei graduati per tutti i volontari in ferma prolungata meritevoli>. Tuttavia la proposta deve, secondo il nostro parere, essere implementata anche con collocazioni riservate al solo personale proveniente dalla Forza armata presso le aziende collegate al sistema delle industrie della Difesa e la destinazione di una quota di posti con accesso diretto presso il pubblico impiego mediante i concorsi indetti dalla pubblica amministrazione, che dovranno essere banditi con una riserva di posti con numero non inferiore al 50%. La riforma delle carriere iniziali dovrebbe mirare a porre il personale nelle condizioni di sapere, entro il terzo anno di carriera, in quale dei successivi tre di anni transiterà nel ruolo dei graduati in servizio permanente. La norma dovrebbe infine prevedere per i Vfp durante la ferma 3+3 il versamento dei contributi, anche ai fini della “buonuscita”, ovviando al pagamento del riscatto oneroso negli anni successivi e ovviamente il relativo accesso alla indennità di disoccupazione, la già citata NASpI".

Qual è l’auspicio del “S.I.A.M.O. Esercito”?

"Il nostro è un comparto, quello della difesa e della sicurezza nazionale, che chiede un’inversione di tendenza, per quanto riguarda le politiche del personale, sia esso militare che civile. Già con il ministro Elisabetta Trenta ed adesso con il ministro Lorenzo Guerini, con l’atto d’indirizzo politico del 2020,  è stato dato mandato di trovare delle soluzioni più adeguate e funzionali per l’intero Strumento militare. Lo Stato Maggiore Difesa ha già valutato positivamente l’opportunità di una modifica al sistema di reclutamento per le carriere iniziali del personale militare, approfondendo la possibilità di introdurre un modello per i volontari basato, come detto, su tre anni di ferma iniziale con possibilità di rinnovo per ulteriori tre, a premessa del passaggio in servizio permanente. A partire dal secondo anno di ferma dovranno poi essere previsti percorsi formativi per tutti i volontari che non volessero accedere alla rafferma successiva, destinando coloro i quali saranno ritenuti idonei all’alimentazione delle carriere iniziali delle Forze di Polizia. Inoltre è in atto una riflessione che rimetta in discussione i princìpi ispiratori della citata Legge Di Paola che ha avuto degli effetti nefasti per il personale. È necessario che il Governo preveda lo stanziamento di risorse adeguate e straordinarie: stabilizzare i Vfp meritevoli significa dare dignità a militari, donne e uomini, che vivono nell’incertezza da almeno 10 anni;  significa dare speranza non solo ai militari ma a tutta la nazione e, in momento come quello che stiamo vivendo, tutti abbiamo bisogno di un futuro".

Al progetto “S.I.A.M.O. Esercito” ha anche aderito un messinese d’azione, seppur di origini palermitane: il colonnello  Antonello Arabia. Si tratta di un volto molto noto nella città dello Stretto, e non solo, poiché per tanti anni ha prestato servizio alla caserma “Emilio Ainis”, sede del prestigioso “24° reggimento artiglieria terrestre Peloritani”, concludendo la sua esperienza in terra siciliana quale comandante del Reggimento. Il colonnello Antonello Arabia che, è bene ricordarlo, è stato tra i primi soccorritori ad intervenire durante il drammatico nubifragio che ha portato morte e distruzione a Giampilieri e Scaletta, coordinando con altissima professionalità ed esperienza l’intervento dell’Esercito anche in quella occasione, ha ricoperto pure all’estero incarichi delicatissimi e di altissimo livelloquali, tra gli altri, quello di addetto alla Pianificazione NATO in seno alla rappresentanza Diplomatica presso l’Alleanza Atlantica. Il colonnello Arabia è stato anche Capo della Segreteria dell’allora ministro Elisabetta Trenta. Egli è inoltre un esperto di personale, per avere prestato servizio quale Capo Ufficio Reclutamento, Stato Giuridico ed Avanzamento dello Stato Maggiore dell’Esercito. La sua presenza costituisce certamente quindi un valore aggiunto per il “S.I.A.M.O.  Esercito” dove ricoprirà l’incarico di Capo Ufficio del Portavoce.

© Riproduzione riservata

TAG: ,

PERSONE:

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook