
Un importate tassello avvicina il lancio dell’app Immuni, scelta dal governo italiano per il tracciamento del contagio da coronavirus e prevista per fine maggio. Apple e Google hanno consegnato ufficialmente la versione definitiva della loro tecnologia ai 22 governi che ne hanno fatto richiesta, tra cui l’Italia, ora spetta a questi ultimi la messa a punto finale.
Mentre si attende il documento che il ministro della Salute Roberto Speranza deve consegnare al Garante Privacy per la valutazione d’impatto dell’app. E non mancano le voci critiche. «L'app non basta, manca la strategia delle 'tre T', ovvero «testare, tracciare e trattare», spiega Stefano Ruffo direttore della Sissa di Trieste.
«Abbiamo lavorato con le autorità sanitarie di tutto il mondo che decideranno come usare questa tecnologia», affermano Apple e Google che dal 10 aprile hanno collaborato per creare una interfaccia (Api) che i governi integreranno sulle loro applicazioni «per farle funzionare meglio» su entrambi i loro sistemi operativi iOS e Android. La componente fondamentale di questa tecnologia è la notifica di esposizione al contagio che sarà «volontaria, anonima e rispettosa della privacy».
E userà il bluetooth a basso impatto sulla batteria dello smartphone che consentirà lo scambio di chiavi digitali tra i dispositivi, (quindi in anonimato) che sono venuti in contatto a distanza ravvicinata e per un certo lasso di tempo Gli utenti dovranno scegliere esplicitamente se attivare le notifiche di esposizione al contagio, così come sarà volontario l’inserimento di una diagnosi positiva.
Le identità degli utenti non saranno note a nessuno, la corrispondenza delle notifiche di esposizione verrà eseguita solo sul dispositivo. Infine, la tecnologia è stata consegnata da Apple e Google esclusivamente alle autorità sanitarie pubbliche ufficiali, sarà disattivata su base regionale quando non più necessaria. In Italia, come spiegato dal governo, cesserà entro il 31 dicembre 2020.
«L'applicazione italiana usufruisce dei sistemi operativi forniti da due gruppi di livello internazionale perché questo ne accresce l’efficienza in un quadro di tutela della privacy», commenta la ministra dell’Innovazione, Paola Pisano, che sottolinea come il sistema «aumenta anche le possibilità di rendere interoperabile l’app italiana con altre utilizzate all’estero».
Pochi giorni fa il ministero ha messo in chiaro le specifiche dell’app Immuni che aspettavano questo ultimo tassello tecnologico da Apple e Google. In particolare, al primo accesso sarà richiesto all’utente - che dovrà avere minimo 14 anni - di inserire la provincia di riferimento. Per arrivare al lancio definitivo, resta il 'documento di valutazione d’impatto per la protezione dei dati personali' al quale sta lavorando il ministero della Salute.
Sarà a breve consegnato al Garante della privacy per la prevista valutazione. A quanto si apprende, l’app dovrebbe essere pronta a fine maggio con fase di sperimentazione che dovrebbe essere celere. «L'app aiuta nell’individuazione dei contatti degli asintomatici, ma il lavoro pratico, quello lo devono fare le persone, non lo fa l’app», spiega il direttore della Scuola internazionale di Studi superiori avanzati (Sissa), Stefano Ruffo.
1 Commento
Fernando
20/05/2020 23:34
Mi domando l'utilità di questa applicazione senza l'obbligo di utilizzo e, soprattutto senza estendere il controllo sul territorio. Se non si eseguono tamponi a tappeto, come fanno la Corea del Sud e la Regione Veneto (giusto per rimanere in "tema Italia") è letteralmente tempo sprecato. In Sicilia, giusto per parlare di numeri, solo 123573 tamponi da inizio crisi, a fronte di 4991891 abitanti; senza una rete sul territorio che vada a cercare eventuali casi positivi asintomatici o con sintomi lievi tali da non fare pensare al CoVid-19, non ha utilità collettiva. L'uso facoltativo è ulteriore aggravante. Qui si obbligano le persone a sottostare ad ogni forma di controllo e violazione della privacy, salvo preoccuparsene quando da tutelare è l'incolumità di tutti.