Lunedì, 26 Ottobre 2020
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L'EPIDEMIA

Coronavirus e contagi, scontro Governo-Regioni su scuola: no alla didattica a distanza

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FOTO ACHIVIO

Che per la scuola sarebbe stato un anno difficile, senza precedenti, insegnanti, alunni e genitori lo sapevano. Erano stati preparati attraverso il tam tam del nuovo oracolo: la chat delle mamme. Ingressi scaglionati, mascherine, distanziamento, febbre da misurare a casa, niente abbracci neanche il primo giorno dopo sette mesi di isolamento scolastico.

Il coronavirus ha cambiato la vita di tutti ma quella di chi ha a che fare con il mondo della scuola di più. Della scuola, anzi della scuola in presenza, non si può fare a meno. Ne va della crescita, anche e soprattutto sociale, di bambini e ragazzi. Su questo sono tutti d'accordo. Ma la paura cresce di giorno in giorno con l'aggiornamento dei bollettini quotidiani sui contagi da Covid-19. Sicilia e Calabria non fanno eccezione, l'Isola in particolare. I casi di scuole chiuse, insegnanti e allievi positivi e in isolamento, tamponi a tappeto si moltiplicano quotidianamente.

Fra le varie precauzioni si fa avanti. Il punto di riferimento è il nuovo Dpcm di pochi giorni fa: sono vietate le gite, le attività fuori sede e i gemellaggi. La mascherina resta obbligatoria se non si può rispettare la distanza di un metro e comunque all'ingresso e all'uscita. Si può invece abbassare in condizioni di staticità, ossia se seduti al banco, fermo restando il distanziamento. Ma le scuole restano aperte.

Lo hanno ribadito in queste ore i presidi delle scuole italiane: "La scuola si fa in presenza, si può fare la didattica a distanza solo se ci dovesse essere un lockdown generale - ha detto il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli -. Altrimenti è fonte di iniquità e mette in difficoltà studenti e famiglie".

Lo scontro resta sui trasporti pubblici, la cui situazione è definita "critica", ma almeno per il momento non ci sarà la didattica a distanza. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo il no perentorio della ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina - "i ragazzi sono felici a scuola e ci devono rimanere, la presenza è fondamentale" - conferma le scelte dell'esecutivo ma deve ammettere che gli assembramenti su bus e metropolitane sono un problema serio che va risolto in fretta.

E per respingere l'attacco delle Regioni che definiscono "irresponsabile" la linea della ministra sulla Dad e chiedono fondi per potenziare le linee, il governo potrebbe intervenire ben prima della scadenza del Dpcm fissata al 13 novembre per adottare una serie di misure che consentano di alleggerire la pressione sui mezzi pubblici, come proposto più volte dagli esperti del Cts: controlli su bus e metropolitane, orari di ingresso e uscita scaglionati per uffici e scuole superiori, apertura delle Ztl, ulteriore potenziamento dello smart working.

Ma la questione è anche politica. Ieri il governatore del Veneto, Luca Zaia ha lanciato l'idea della didattica a distanza per le superiori. Oggi su Facebook risponde il ministro dell'Agricoltura, Teresa Bellanova: "La didattica a distanza non ha solo provocato carenze in termini di competenze e nozioni nel campo dell'italiano o della matematica, ma ha indebolito la scuola intesa come luogo di comunità, relazione sociale, strumento fondamentale per garantire pari opportunità e sostegno alle fragilità di tutti e soprattutto di chi ha bisogni educativi speciali. Andando a colpire soprattutto i più piccoli e rafforzando le disparità, col rischio di creare un gap generazionale profondissimo".

Mentre l'Irlanda del Nord chiuderà le scuole per due settimane, nell'ambito di un pacchetto di nuove misure restrittive per contenere l'epidemia di coronavirus. Pub e ristoranti chiuderanno per quattro settimane, ad eccezione di take away e consegne, mentre la pausa di metà semestre di Halloween per le scuole è stata estesa a due settimane.

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