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Magistrati e avvocati, interrotta la somministrazione dei vaccini dopo il nuovo Piano del Governo

Gli avvocati protestano contro l’interruzione, in Sicilia, della somministrazione dei vaccini alla loro categoria: una «umiliazione per il comparto giustizia», la definisce in una nota il presidente dell’Unione degli Ordini forensi dell’Isola, Giuseppe Di Stefano, che si chiede pure se sia «opportuno che taluni servizi, definiti essenziali, debbano continuare con solerzia ad assicurare la loro funzione alla collettività oppure se possano soffrire di un qualche rallentamento, una qualche battuta di arresto, una qualche limitazione operativa».

Di Stefano chiede dunque un ripensamento alla politica non solo locale, perché la decisione dell’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, è stata adottata «in ossequio al Piano nazionale vaccini, ma il problema - prosegue Di Stefano - è diverso e più ampio. Gli avvocati sono stati chiamati a vaccinarsi soltanto perché facenti parte del comparto giustizia, assieme ai magistrati, ai cancellieri e agli operatori amministrativi dei tribunali. Non abbiamo richiesto né preteso alcunché e men che meno privilegi vaccinali».

La conferma era arrivata dalla lettera dell'assessore alla Salute della Regione Siciliana, Ruggero Razza, inviata ai presidenti degli ordini professionali: "Alla luce delle nuove disposizioni, che hanno efficacia cogente su tutto il territorio nazionale - si legge nella missiva -, a prescindere dalla valutazione che ciascuna Regione può compiere, dal prossimo 15 marzo si procederà unicamente nel rispetto delle categorie di priorità indicate".

A livello nazionale intervengono anche i magistrati. «Dare continuità alla giustizia - come chiedono avvocati e magistrati - ma anche tutelare il diritto a informare ed essere informati, come rivendicato dall’Ordine dei giornalisti, che ha pubblicamente sollevato la questione dei rischi cui sono esposti i cronisti. E, ovviamente, tutelare il diritto all’istruzione, alla sicurezza, e un bene primario come la salute dei soggetti più fragili. Sono diversi i principi sul piatto della bilancia nell’assegnare le priorità per la campagna vaccinale. Se una certa discrezionalità affidata alle Regioni nel definire i «servizi essenziali» ha consentito di dare risposte a queste richieste un po' in ordine sparso, la necessità di trovare regole uniche e criteri uniformi ha imposto uno stop. «A tutti, chiedo di aspettare il proprio turno», ha detto ieri a Fiumicino il premier Mario Draghi, «in modo di mostrarci una comunità solidale». Un’esortazione che ha frustrato le aspettative rispetto a un bene prezioso, quanto scarso, come le fiale di vaccino. «Apprendiamo con sorpresa», dice ora l’Associazione nazionale magistrati, «che il nuovo Piano vaccinale, modificando le Linee Guida del Piano strategico per la vaccinazione approvato dal Parlamento nel dicembre 2020, non prevede più, tra i gruppi target le categorie di lavoratori appartenenti ai servizi essenziali».

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