Domenica, 09 Maggio 2021
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Ira delle Regioni su scuole e coprifuoco, ma il decreto non cambia

Stop alla richiesta dei governatori di limare le misure del decreto legge, varato solo 24 ore fa. Il provvedimento, bollinato, non cambia. Dopo l’astensione dal voto da parte della Lega sul Dl al Consiglio dei Ministri, proseguono le tensioni nel Governo, alle prese con l’ira dei governatori. Le Regioni avevano chiesto di posticipare il coprifuoco alle 23 e una deroga ai servizi di ristorazione, affinché fossero permessi sia al chiuso che all’esterno per le ore di pranzo e cena. Ma è sul nodo scuola che si è consumato lo strappo, annunciato dallo stesso presidente della Conferenza, Massimiliano Fedriga: «l'aver cambiato in Cdm un accordo siglato da noi con i Comuni e le Province sulla presenza di studenti a scuola è un precedente molto grave» che ha «incrinato la reale collaborazione tra Stato e Regioni».

«E' stato un metodo che non ha privilegiato il raccordo tra le diverse competenze che la Costituzione riconosce ai diversi livelli di Governo», si legge nella missiva indirizzata al presidente del Consiglio. In attesa di una risposta del premier, Fedriga si dice «convinto che alle prossime settimane ci potrebbe essere una revisione di questo decreto». Da Palazzo Chigi però finora non è arrivato alcun segnale di questo tipo, anche se il testo finale del dl ancora non c'è. L’auspicio delle Regioni è quello di poter incassare almeno un "tagliando" del decreto entro la metà di maggio, se i numeri dei contagi lo permetteranno.

Un obiettivo garantito dallo stesso ministro per le Autonomie, Mariastella Gelmini, che tenta una mediazione: "Sono assolutamente certa che presto il coprifuoco sarà solo un brutto ricordo. È lo stesso decreto a dirlo, precisando che il Consiglio dei ministri potrà intervenire nelle prossime settimane, con tagliandi periodici al dl, modificando sia le regole per le riaperture che gli orari del coprifuoco». E sulla scuola, la ministra in quota Forza Italia chiarisce: «nel decreto ci sarà scritto il 70% ma non metteremo a rischio nessuno. Se non sarà possibile assicurare queste quote regioni ed enti locali potranno derogare. Stiamo lavorando per trovare la quadra». Non solo studenti e ristoratori. Sul tavolo delle richieste delle Regioni c'è anche anche la programmazione di riaperture del settore del wedding, delle piscine al chiuso oltre alla ripresa degli allenamenti individuali nelle palestre già da lunedì 26 aprile. Anche il segretario della Lega, Matteo Salvini, resta sulle barricate e pur rinnovando «lealtà» a Draghi incalza: «il governo ha disatteso l’accordo raggiunto con gli enti locali, mettendo in difficoltà presidi, sindaci e studenti». Il leader del Carroccio continua a puntare i piedi anche contro il provvedimento del coprifuoco alle 22, che - dice come esempio - "mette a rischio la stagione estiva dell’Arena di Verona, anche con il limite di mille spettatori». Ma «come lo scorso anno, l'Arena potrà avere la deroga su iniziativa della Regione Veneto», chiarisce il ministro della Cultura, Dario Franceschini. Ripartenze graduali dovranno in ogni caso svolgersi senza perdere la bussola della responsabilità. E’ per questo che queste dovranno avvenire - spiega il capo della polizia, Lamberto Giannini - «con il rispetto delle regole» ma «noi saremo nelle piazze con comprensione verso chi esercita pacificamente le proprie prerogative democratiche».

Le nuove aperture di lunedì sono già state annunciate con certezza da alcune regioni con dati in netto miglioramento, come Lazio e Liguria. Ma stando ai dati attuali, dovrebbero avere lo stesso colore anche Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Umbria e Veneto - oltre alle province di Trento e Bolzano, avendo un Rt nel valore inferiore sotto l’1 e un rischio basso o moderato, compatibile con uno 'scenario 1'. In zona arancione resterebbero invece Calabria, Sicilia, Basilicata, Campania e Toscana, che hanno un Rt vicino a 1 e un’incidenza sopra 200. A rischiare di restare fuori - e quindi in zona rossa - sono Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta, per le quali, qualsiasi siano gli sviluppi sul decreto, almeno prima di maggio potrebbe non cambiare nulla.

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