Giovedì, 24 Giugno 2021
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CORONAVIRUS

Vacanze in funzione vaccini, ma non ci saranno hub in spiaggia: "E basta spot, ora over 60"

Un programma di somministrazioni tarato su un calendario che tenga conto dei richiami e delle fasi più intense della stagione turistica, per il momento senza fughe in avanti sui giovani. Il Commissario per l’Emergenza Francesco Figliuolo scioglie il rebus delle inoculazioni per i villeggianti con la più pragmatica delle soluzioni in campo: "regolare le vacanze in funzione dell’appuntamento vaccinale».

Nessun piano straordinario per hub in spiaggia o altri luoghi delle ferie estive, come chiedevano alcuni governatori in questi giorni: «sono aperto a qualsiasi proposta - chiarisce il generale - ma ovviamente a tutto c'è un limite, se facciamo voli pindarici e invenzioni, io non ci sto». Ma non è l’unica strigliata alle Regioni. Mentre il Lazio aprirà degli hub per vaccinare i giovani a luglio e l’Alto Adige da giovedì apre le vaccinazioni a tutte le fasce d’età dai 18 anni in su, il Commissario ribadisce: «chiedo a tutti presidenti di andare avanti con i richiami, è facile farsi prendere dalla propaganda, ma se non mettiamo in sicurezza gli over 60 e i fragili non ne usciamo». Quella indicata dal generale è una linea più rigorosa che va tenuta almeno per due o tre settimane, un periodo in cui «bisogna tenere la barra dritta», proprio alla luce delle graduali riaperture possibili anche grazie al «calo vertiginoso dei ricoveri e dei decessi, dando priorità alle classi vulnerabili», dice Figliuolo in visita a Firenze. Il rischio di far saltare le inoculazioni per i cittadini in vacanza che si trovano lontano da casa, paventato da alcuni governatori, «potrebbe essere un non problema» - aggiunge - visto che per Astrazeneca il richiamo è possibile «con un intervallo tra 4 e 12 settimane» mentre con i vaccini a mRna è a 42 giorni: respinta dal Tar la richiesta di sospendere il prolungamento dell’intervallo fra prima e seconda dose del vaccino Pfizer, che secondo le indicazioni dell’azienda era di 21 giorni.

Alcune Regioni come la Lombardia lavorano proprio a questo, con il secondo "shot" anticipato o posticipato di pochi giorni. L’ipotesi di poter connettere i sistemi informativi di tutte le aziende sanitarie del Paese al momento infatti non sembra percorribile e un altro ostacolo sarebbe poi la diversa dotazione di tipi di siero nei vari territori. In queste ore diverse Regioni stanno organizzando open day, sia per smaltire le scorte di Astrazeneca che per evitare di fissare troppi appuntamenti soprattutto nel mese di agosto e in vista delle vacanze. Nel Lazio da luglio otto hub saranno dedicati alle inoculazioni per i giovani e senza fasce d’età. L'Alto Adige invece da giovedì apre le vaccinazioni a tutti, dai 18 anni in su, in una serie di "serate vax" con Astrazeneca: un progetto cui potrebbe essere affiancata l’idea di assegnare con la prima dose un 'corona-pass' per andare nei locali, senza dover mostrare il certificato del tampone. Anche in questo caso si punta a liberare i frigoriferi dalle fiale del siero anglo-svedese, quello più rifiutato (nella provincia autonoma 30mila dosi). A qualche centinaio di chilometri di distanza, nella vicina Austria, si è invece deciso di eliminare gradualmente Astrazeneca dal programma, per problemi e diffidenze dei cittadini: si tratta del terzo Paese europeo dopo Norvegia e Danimarca. Prosegue costante il lavoro di distribuzione, con l’arrivo di carichi per altri tre milioni di dosi tra il 20 e il 24 maggio: oltre ai 2,1 milioni di Pfizer, dovrebbero essere consegnati anche 200mila shot di Johnson&Johnson, 500mila di Astrazeneca e oltre 100mila di Moderna. In vista del meccanismo di compensazione previsto dalla stessa struttura commissariale per l'Emergenza, potrebbero essere assecondate le richieste delle regioni più avanti, come Veneto, Lombardia, Lazio e Piemonte: per loro potrebbero esserci a disposizione le 500mila nuove dosi in arrivo del siero anglo-svedese. Una richiesta alla quale si è aggiunta in queste ore anche la Toscana, che ora sembra procedere spedita. Il Piemonte punta invece a rendere le sue montagne "Covid free" attraverso l’immunizzazione di tutti i residenti dei comuni montani.

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