Giovedì, 09 Dicembre 2021
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Il prezzo delle ciliegie a Milano sale a 16 euro al kg. Sugli scaffali addio a 1 frutto su 2

Dopo averle salvate dal gelo e dalle grandinate con falò notturni per scaldare i ciliegeti e vaporizzazione di acqua per preservare le fioriture, non c'è tregua per le ciliegie pugliesi con prezzi di vendita in campagna ad 1 euro al chilo": a denunciarlo è la Coldiretti Puglia, alla luce dei prezzi in caduta libera delle ciliegie Bigarreau e Georgia e un mercato freddissimo, con la richiesta all’Assessore regionale all’Agricoltura della Puglia di un tavolo urgente per salvare la campagne delle ciliegie, i cui prezzi non possono andare addirittura al disotto dei prezzi di produzione. «La forbice dei prezzi dal campo alla tavola si è allargata in misura sconsiderata.- sottolinea Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia- intanto stanno vendendo a Milano, in una nota catena di distribuzione commerciale, le ciliegie pugliesi a 16 euro al chilogrammo. Non possiamo permettere che i nostri agricoltori siano costretti ad abbandonare questa produzione storica e riconosciuta a livello nazionale per colpa dei prezzi in campagna ciclicamente troppo bassi. Per questo nelle prossime due settimane nei mercati di Campagna amica in tutta la regione saranno vendute le ciliegie pugliesi al giusto prezzo sia per i produttori che per i consumatori, con una campagna di comunicazione sulle proprietà benefiche delle ciliegie made in Puglia».

Ciliegie, produzione in Puglia del 39,8% del totale nazionale

La produzione regionale di ciliegie risulta concentrata nella provincia di Bari che da sola rappresenta il 96,4% della produzione totale regionale. Con le sue 47 mila tonnellate la provincia di Bari è la prima provincia italiana per produzione di ciliegie raccogliendo il 34% della produzione nazionale e la produzione di ciliegie in Puglia è pari al 39,8% del totale nazionale. La graduatoria dei prodotti agricoli pugliesi nel contesto nazionale vede al primo posto anche le ciliegie con una superficie di quasi 20.000 ettari, di cui oltre 17.000 della sola provincia di Bari, la quale copre più dell’85% della superficie investita. La produzione di ciliegie è destinata esclusivamente al consumo fresco e per questa ragione devono essere mantenute integre la pezzatura, particolarmente consistente per la ciliegia Ferrovia, la compattezza ed il sapore. Tutto ciò richiede un’accuratezza nelle fasi di coltivazione e di raccolta facilmente riscontrabile, per cui la mano dell’uomo non può essere sostituita dalle macchine.

Clima: Coldiretti, su scaffali addio a 1 frutto su 2

Quest’anno è sparito dagli scaffali quasi un frutto su due «a causa del clima pazzo con gelate primaverili che hanno praticamente dimezzato i raccolti nazionali con cali che vanno dal 30% per le ciliegie al 40% per le pesche e nettarine fino 50% per le albicocche, rispetto ad una annata normale». E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti che evidenzia gli effetti sulla spesa degli italiani dei cambiamenti climatici in un mercato peraltro caratterizzato dall’aumento della domanda di cibi salutistici sotto la spinta dell’emergenza Covid.
Sono gli effetti del moltiplicarsi degli eventi estremi - spiega la Coldiretti - in un anno segnato da temperature con picchi durante l’inverno anche di 28 gradi che hanno risvegliato precocemente le piante in fase di riposo, rendendole più sensibili alle gelate primaverili. Il risultato è che in Italia la produzione nazionale complessiva di ciliegie è scesa attorno agli 80 milioni di chili ma la Coldiretti stima anche un raccolto di pesche e nettarine di circa 722 milioni di chili mentre per le albicocche la produzione è crollata a 154 milioni di chili.
La produzione italiana di frutta estiva - sottolinea la Coldiretti - è stata dunque duramente compromessa con danni stimati complessivamente vicino al miliardo di euro. La situazione è difficile in tutta l’Unione colpita dalle anomalie del clima con cali che raggiungono il 35% per le albicocche mentre per le pesche e nettarine si stima il raccolto più basso degli ultimi 30 anni, nei principali Paesi produttori, con una produzione inferiore di quasi il 20% a quella già molto bassa dello scorso anno.

La Coldiretti chiede interventi urgenti nazionali e comunitari

La Coldiretti chiede «interventi urgenti nazionali e comunitari di sostegno alle imprese agricole che hanno perso un intero anno di lavoro. In questo contesto è importante l’appello alla Commissione europea sottoscritto da Italia, Francia e Grecia per mettere in campo idonee misure di aiuto urgenti e transitorie per sostenere le imprese danneggiate, conformemente a quanto consentito dall’articolo 221 del regolamento sulla Organizzazione unica di mercato. Occorre anche rafforzare i controlli alle importazioni per evitare che prodotti stranieri diventino magicamente italiani e sostenere il consumo di frutta italiana ma anche evitare il rischio di speculazioni con bassi prezzi pagati ai produttori che moltiplicano alla vendita sugli scaffali».
Il crollo della produzione è destinato ad avere effetti sui consumi. In queste condizioni per ottimizzare la spesa e non cadere negli inganni il consiglio della Coldiretti è quello di «verificare la provenienza italiana, acquistare prodotti locali che non devono subire grandi spostamenti, comprare direttamente dagli agricoltori o nei mercati di Campagna Amica e non cercare per forza il frutto perfetto perchè piccoli problemi estetici non alterano le qualità organolettiche e nutrizionali».
Secondo i dati dell’Osservatorio di Mercato di CSO Italy, su rilevazioni GFK, nel corso del 2020 il totale di ortofrutta consumata dagli italiani ha di poco superato i 6 milioni di tonnellate, pari a 233 kg a famiglia, sostanzialmente in linea con l’anno precedente. A tenere alti i consumi - conclude la Coldiretti - è anche la rivoluzione in atto sulle tavole degli italiani con l’affermarsi di smoothies, frullati e centrifugati.

 

 

 

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