Giovedì, 05 Agosto 2021
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CORONAVIRUS

Allerta in Gran Bretagna, la variante Indiana 40% più trasmissibile

Sulla marcia del Regno Unito e dell’Europa verso la ripartenza e le riaperture cala ora lo spettro della variante "Delta" del coronavirus. La mutazione ex "indiana" ha infatti una trasmissibilità superiore del 40% rispetto a quelle precedenti, secondo una stima abbozzata dal ministro della Salute britannico, Matt Hancock. Non necessariamente più letale, in un Paese che ha ridotto le morti giornaliere quasi a zero, ha vaccinato oltre il 60% della sua popolazione con una dose e il 40,7% con due, e che dalla prossima settimana inizia a inoculare chi ha meno di 30 anni, ma sufficiente a far sorgere dubbi sulla tanto decantata riapertura generale, con la fine delle ultime restrizioni, fissata per il 21 giugno.

«Stiamo valutando ogni opzione», ha messo le mani avanti Hancock. «A questo punto non è che diciamo no al 21 giugno. Ma dovremo continuare a osservare i dati per un’altra settimana e, con particolare attenzione, quello del legame fra le persone contagiate e quelle che finiscono in ospedale», ha detto il ministro. Perché al momento la media dei contagi giornalieri nel Regno Unito, per colpa della mutazione Delta, è risalita a 5-6.000, a fronte però di un numero di ricoveri rimasto al palo, "mostrando che il nesso non è stretto, come in passato», ha detto Hancock. Ma in una settimana tutto può succedere, anche perché, ha ricordato Hancock, la popolazione pienamente vaccinata, rispettando in pieno i tempi prestabiliti entro la fatidica data del 21 sarà pari a circa tre quinti del totale.

Ma anche sul fronte vaccinale rifanno capolino i dubbi: gli anticorpi prodotti dalle persone che hanno ricevuto entrambe le dosi del vaccino Pfizer/BioNTech tendono a essere oltre cinque volte meno efficaci contro la variante "Delta" rispetto al virus originario su cui era tarato, secondo una ricerca condotta in Gran Bretagna dell’Istituto Francis Crick e pubblicata sulla rivista The Lancet. Il Regno Unito diventa così di nuovo il "laboratorio" delle nuove tendenze della malattia e delle risposte ad essa, almeno in Europa: da Paese più malato a "primo della classe" nella corsa all’immunizzazione e di novo primo a sollevare nuovi dubbi, dopo aver subito le ondate della variante autoctona "Alfa", e ora della "Delta", che lì, dal sud dell’Asia, ha stabilito la sua testa di ponte. Con gli occhi del mondo puntati addosso, il primo ministro Boris Johnson ha annunciato che, nell’imminente vertice del G7 in Cornovaglia, chiederà agli altri sei grandi della Terra di contribuire attivamente a vaccinare il mondo intero entro la fine del 2022.

«Il mondo - ha detto Johnson - ci guarda e ci chiede di essere all’altezza della maggiore sfida del dopoguerra: sconfiggere il Covid e guidare una ripresa globale ispirata ai nostri valori condivisi». «Vaccinare il mondo entro la fine dell’anno prossimo - ha aggiunto il premier padrone di casa - sarebbe il più grandioso exploit nella storia delle medicina». Basta che le aspettative siano proporzionate alla realtà, mette in guardia oggi un dirigente dell’Organizzazione mondiale della Sanità, mentre i morti nel mondo superano i 3,7 milioni e i contagi totali 173 milioni e mentre in Israele oggi non si registrano nuovi casi autoctoni ma e si procede a vaccinare il 12-15enni, e mentre la malattia va fuori controllo in Paesi come il Perù e il Nepal. «Sradicare» il Covid-19, per il momento, «non è un obiettivo realistico per il mondo», secondo David Nabarro dell’Oms: "L'umanità sarà costretta a imparare come potrà convivere con il virus, impedendo che quest’ultimo s'impenni e si diffonda creando focolai di malattia. Dovremo fare questo nel futuro prossimo».

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