Martedì, 28 Settembre 2021
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LA TRAGEDIA

Torino, vittima di bullismo omofobo. Era originario di Soverato il ragazzo che si è ucciso sotto un treno

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Orlando Merenda

Si è lanciato sotto un treno, a diciotto anni compiuti da poco, per fuggire ai pregiudizi delle «menti chiuse che hanno la bocca aperta», probabilmente le stesse persone che auspicano «la morte ai gay» sul suo profilo Instagram, alternando insulti ai messaggi di cordoglio.

Nei giorni in cui le piazze di tutto il mondo celebrano il Pride 2021, e il Ddl Zan continua a far discutere, un altro caso di violenza balza agli onori delle cronache. La procura di Torino ha infatti aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio, al momento senza indagati, per stabilire se Orlando Merenda sia stato vittima di bullismo omofobo. «Non ha retto alle offese, vogliamo giustizia», è l’appello della famiglia.

Originario di Soverato

Domenica scorsa Orlando, originario di Soverato, in provincia di Catanzaro, che frequentava un istituto professionale per diventare barman o cameriere, ha pranzato col padre e con il fratello prima di uscire di casa. «Ci vediamo tra poco», le ultime parole del giovane che, invece, non è più tornato a casa. Ha scavalcato il muretto che divide la ferrovia dalla strada e si è gettato sotto un treno, tra la stazione di Torino Lingotto e Moncalieri.
Gli investigatori della polizia ferroviaria, su ordine del pm Antonella Barbera, hanno parlato con gli insegnanti, con i compagni di classe e con gli amici del giovane. E hanno anche acquisito i messaggi sul suo profilo Instagram, ora invaso dalle parole di cordoglio. «Eri così bello. Perché?», «Riposa in pace bellissimo angelo», «Una settimana senza di te, buon viaggio piccolo», sono soltanto alcuni dei post che compaiono sulla sua pagina Instagram.
«Mi mancherai tantissimo», «Non ci posso ancora credere», «Non ci sono parole» e così via. Ma tra un cuoricino, le lacrime e una preghiera c’è anche chi trova il tempo per augurare «la morte ai gay». Il sospetto è che Orlando, che sui social si definiva «principesso», non abbia sopportato sguardi di troppo e battute che non l’hanno risparmiato neppure dopo la morte, come dimostrano certe parole.

«Sarai il mio angelo... sono convinta che tu sia x sempre mio.. Motivo per resistere e che sia verità. E giustizia. Sei morto da martire.. Ma nessuno meritava la tua vita..» ha invece scritto su Facebook la mamma di Orlando, Anna Screnci, che vive a Soverato.

«Il problema delle menti chiuse è che hanno la bocca aperta», scriveva non a caso il giovane lo scorso marzo, quasi a lasciare intendere che nei suoi confronti erano stati espressi giudizi difficili da accettare, soprattutto all’età di diciott’anni. «Con il giudizio della gente io ci faccio meravigliosi coriandoli», gli aveva risposto un’amica, che evidentemente non è riuscito a rincuorarlo.

«Non giudicare e lasciate vivere, amate gli altri e cercate di vivere con amore. Dio ama tutti», ha detto Papa Francesco, senza far riferimento ai Gay Pride di questi giorni né al Ddl Zan, che cita invece l’assessore ai Diritti di Torino. «Il bullismo, di qualunque forma, è una piaga della nostra società. La mia vicinanza alla famiglia in questo momento di grande dolore. Nulla potrà colmare il vuoto che Orlando ha lasciato, ma che questo ci serva come monito per dire “mai più” - commenta l’assessore Giusta -. Abbiamo ora una possibilità importante per cambiare le cose, e mi rivolgo ai senatori e alle senatrici: approvate il Ddl Zan. Sostenete un cambiamento che possa iniziare dalle scuole, perché diventino un luogo sicuro dove le nuove generazioni possano formarsi senza la paura di essere se stesse e se stessi».

L'ultimo di una serie di episodi di violenza

Quello di Orlando è soltanto l’ultimo episodio di violenza. Un caso che «lascia senza parole, solo tantissimo dolore», scrive su Twitter il candidato sindaco del centrosinistra a Torino, Stefano Lo Russo. «In questi giorni celebriamo nelle piazze di tutto il mondo il Pride2021, strade che chiedono diritti e uguaglianza - osserva Lo Russo -. Si approvi presto il ddl Zan».

La parola passa ora agli inquirenti, chiamati a rispondere alla domanda di giustizia della famiglia del ragazzo.
«Già da bambino era stato vittima dei bulli - ha ricordato ancora la madre - Non mi raccontava tutto, ma sentivo che c’era qualcosa che non andava. Penso non abbia retto alle offese...», ha aggiunto sui social la donna che ha poi concluso: «Anche fra lo stesso sesso, è sempre amore».

© Riproduzione riservata

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