Giovedì, 05 Agosto 2021
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Green pass obbligatorio per i lavoratori: la proposta di Confindustria divide

In una lettera interna del direttore generale Francesca Mariotti l'idea di regolare l'ingresso nelle aziende con il certificato o anche non ammettere il dipendente

Bisogna rendere obbligatorio il green pass, a tutela della salute degli stessi lavoratori e per consentire lo svolgimento dei processi produttivi nel rispetto delle libertà individuali. Senza il certificato, infatti, le aziende potrebbero arrivare anche a non ammettere il dipendente al lavoro, con sospensione anche del salario. È questo il senso di una lettera interna del direttore generale di Confindustria Francesca Mariotti, indirizzata al sistema e rivelata da alcuni organi di stampa.
Nella lettera si spiega infatti che «l'esibizione di un certificato verde valido dovrebbe rientrare tra gli obblighi di diligenza, correttezza e buona fede su cui poggia il rapporto di lavoro. In diretta conseguenza di ciò, il datore, ove possibile, potrebbe attribuire al lavoratore mansioni diverse da quelle normalmente esercitate, erogando la relativa retribuzione; qualora ciò non fosse possibile, il datore dovrebbe poter non ammettere il soggetto al lavoro, con sospensione della retribuzione in caso di allontanamento dell’azienda».
Viene fatto anche presente che Confindustria sta lavorando a una proposta normativa per l’estensione dell’utilizzo del green pass per accedere ai contesti aziendali. Una proposta che «costituisce, dopo la disponibilità alle vaccinazioni nei luoghi di lavoro, un ulteriore contributo delle imprese a tutela della salute pubblica».

Questione privacy

Il tema della copertura vaccinale sui luoghi di lavoro in presenza ormai certa di un numero rilevante di lavoratori no vax alla ripresa delle attività nel prossimo autunno continua ad animare il dibattito tra le parti sociali e all’interno delle fabbriche. Non essendo obbligatorio e al contempo tutelato dal diritto alla riservatezza diventa difficile individuare possibili interventi da parte del datore di lavoro sebbene motivati dalla volontà di tutelare i propri dipendenti.
Sulla questione si sono già espressi nei giorni scorsi i sindacati parlando di grave violazione della privacy da parte dell’azienda che si informa sull'esecuzione del vaccino laddove questo non è obbligatorio e bocciando una eventuale aspettativa forzata. Da parte dei giuristi, invece, si sottolinea la possibilità per l’azienda di sospendere il lavoratore non vaccinato senza giustificato motivo per evitare di mettere a rischio gli altri dipendenti.
Se è vero che nessuno può essere obbligato a nessun trattamento sanitario se non per disposizione di legge (articolo 32 della Costituzione) e quindi non al vaccino anti Covid se questo non è obbligatorio per legge, è altresì vero che l’imprenditore è obbligato ad adottare le misure necessarie ad assicurare l’integrità fisica dei dipendenti (articolo 2087 del Codice civile).
«La Costituzione all’articolo 32 - aveva affermato nelle scorse settimane il giuslavorista Petro Ichino - garantisce la salute e la sicurezza a tutti. Libero dunque chi preferisce stare a casa propria senza vaccinarsi, ma non di mettere a rischio la salute dei compagni di lavoro. I sindacati ribadiscono l’importanza della vaccinazione ma non ci stanno al controllo in una situazione nella quale l’obbligo al vaccino non c'è».
Secondo Michel Martone ex viceministro al lavoro e professore ordinario di Diritto del lavoro alla Sapienza di Roma il lavoratore che sceglie di non vaccinarsi può essere sospeso dal lavoro e dalla retribuzione senza perdere il posto dopo aver verificato se sia possibile svolgere la sua attività da casa o se sia possibile adibirlo ad altre mansioni «protette».

Le reazioni

«Sono vaccinato con tutte e due le dosi, spero che la campagna di vaccinazione possa andare avanti nel modo migliore, anche informando tutti i cittadini». Lo ha detto il presidente della Camera, Roberto Fico, nel corso della cerimonia del Ventaglio. «Rispetto a quello che ha detto il presidente di Confindustria, sul green pass sui luoghi di lavoro non sono d’accordo, il governo sta lavorando e vedremo cosa verrà fuori - ha aggiunto -. Mi sembra un’idea sui generis. Io sono contro le forzature e per le soluzioni ragionate».

«La mia posizione è che si possono fare campagne per incentivare le vaccinazioni tra i lavoratori ed estendere il più possibile l’immunizzazione ma l’obbligatorietà non è percorribile: non si possono ledere le libertà individuali». Lo afferma il sottosegretario all’Economia Claudio Durigon, interpellato dall’Agi: «Parlo da vaccinato ma mi sembra eccessiva un’ipotesi del genere: non vorrei trovarmi con lavoratori di serie A e di serie B. Ripeto: non si ledono le libertà individuali».

«Le vaccinazioni sono sicuramente utili - ha sottolineato la Femca-Cisl - ma non esiste alcuna norma che imponga la somministrazione del vaccino ai lavoratori. A questo si aggiunge che informarsi sullo stato vaccinale dei propri dipendenti rappresenta una grave violazione della privacy».

«Spero che sia il caldo». Maurizio Landini, segretario della Cgil, commenta così la proposta di Confidustria sul green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro, in un’intervista alla Stampa: «In questo anno di pandemia i lavoratori sono sempre andati in fabbrica in sicurezza. Rispettando i protocolli e le norme di distanziamento. Non sono le aziende che devono stabilire chi entra e chi esce».
Il leader della Cgil aggiunge: «Certamente una scelta di questo tipo la può compiere solo il governo. I lavoratori sono stati i primi, durante la pandemia, a chiedere sicurezza arrivando addirittura allo sciopero per ottenerla. Io mi sono vaccinato e sono perché tutti si vaccinino - dice -. Ma qui, diciamolo, siamo di fronte a una forzatura. Non va mai dimenticato che i lavoratori sono cittadini e hanno i diritti e i doveri di tutti i cittadini. Confindustria, piuttosto, si preoccupi di far rispettare gli accordi contro i licenziamenti».

«È una proposta che trova la nostra condivisione: la sicurezza sul lavoro è una priorità assoluta per le imprese del Veneto come hanno dimostrato gli sforzi fatti dai nostri imprenditori in questi mesi come, per esempio, misurare all’entrata delle fabbriche la temperatura ai dipendenti». Lo dice il presidente di Unioncamere Veneto, Mario Pozza. «Questa proposta ha l’obiettivo di fare il possibile per evitare che si creino dei focolai costringendo poi le aziende al blocco della produzione che ha costi altissimi - ha proseguito - in questi giorni si sta assistendo purtroppo a un aumento dei contagi e siamo preoccupati per le ripercussioni sull'economia di eventuali nuove restrizioni di cui hanno già dato un segnale negativo le borse nei giorni scorsi. Il sistema economico, in questi mesi, è già stato messo a dura prova non possiamo permetterci in alcun modo di tornare indietro proprio nella fase in cui gli indicatori come quelli sull'export ci dicono che il sistema economico della nostra regione ha tutte le carte in regola per agganciare la ripresa e riprendere a correre».
«Quello che non possiamo permetterci - ha continuato il presidente di Unioncamere Veneto Pozza - è di far lavorare a fianco di un lavoratore vaccinato un altro che non vuole vaccinarsi mettendo così in pericolo la salute e la sicurezza del luogo di lavoro. Per le imprese la salute dei lavoratori viene prima di tutto e partendo da questa priorità assoluta siamo certi che in Veneto si può dialogare con i sindacati trovando una soluzione. In Veneto il patto tra lavoratori e imprese ci ha permesso, in questi mesi, di superare l’emergenza sanitaria ed economica rappresentando un punto di riferimento a livello nazionale».

Il presidente di Confartigianato Imprese Toscana, Luca Giusti, interviene sulla proposta avanzata da Confindustria: "Nelle imprese si applicano tutti i giorni molte norme a tutela della salute dei lavoratori. Le aziende sono obbligate dalla legge ad adottare tutte le misure necessarie per assicurare l’integrità fisica dei propri dipendenti. Se si ritiene che la vaccinazione anti Covid 19 sia essenziale a proteggere le persone nei contesti di lavoro, analogamente a quanto avviene per gli altri dispositivi di protezione, lo si stabilisca con una norma chiara».

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