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Tra chat e social, i "No Green pass" si preparano a "bloccare i treni" in 54 stazioni

Le proteste corrono rapidamente: in rete prima, nelle piazze poi e adesso potrebbero raggiungere anche le stazioni ferroviarie. Il motivo è l’estensione dell’obbligo del Green pass anche per chi viaggia sui treni ad alta velocità, Intercity e Intercity Notte, a partire da mercoledì 1 settembre.

Le forze dell’ordine hanno già avviato una serie di controlli e presìdi. E, intanto che è stata preannunciata anche un’altra iniziativa per il 2 settembre davanti alle sedi delle Regioni al grido di: «il passaporto schiavitù, contro gli obblighi vaccinali», l’appuntamento del primo settembre, invece, è stato dato per le 14.30 davanti a 54 stazioni ferroviarie delle principali città italiane: «Si entrerà e si rimarrà fino a sera» si legge nell’invito diffuso sul canale social Telegram 'Basta dittatura', con oltre 40mila iscritti. L’invito che circola sui social sottolinea che l’evento è «organizzato dal popolo autogestito, pacifico».

"Non partirà nessuno"

Così, dopo le proteste in strada nei giorni scorsi, gruppi di persone contrarie all’obbligo di esibire la certificazione verde si organizzano su Telegram e altri canali social per bloccare le stazioni. "Non ci fanno partire con il treno senza il passaporto schiavitù? Allora non partirà nessuno", si legge in un volantino diffuso sul web, secondo cui sarebbero oltre 50 le località in Italia dove potrebbero essere organizzate le proteste. Da oggi, infatti, la certificazione verde è necessaria, tra l'altro, anche per viaggiare con treni Intercity, Intercity Notte e alta velocità, aerei, navi e traghetti per servizi di trasporto interregionale (con l’eccezione di quelli per i collegamenti nello Stretto di Messina).

Aggressioni e minacce, interviene Lamorgese

Il Viminale ieri, con il ministro Luciana Lamorgese, ha assicurato massima attenzione sottolineando che verrà garantita come sempre «la libertà di manifestare pacificamente nel rispetto delle regole ma non saranno ammessi atti di violenza e minacce». Tra le stazioni dove il movimento No Green pass si è dato appuntamento figurano quella della Tiburtina di Roma, di Porta Garibaldi a Milano, Porta Nuova a Torino, Piazza Garibaldi di Napoli.

Già nei giorni scorsi erano state organizzate alcune manifestazioni contro il Green pass e sono state registrate anche aggressioni a giornalisti, minacce a rappresentanti della sanità, della politica e delle istituzioni, anche sul web. Per questo, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha convocato, sempre per oggi, il Centro di coordinamento per le attività di monitoraggio, analisi e scambio di informazioni sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti.

Sibilia, "Saremo intransigenti"

Per il sottosegretario all’Interno, Carlo Sibilia, "se qualcuno arrecherà disagi alla circolazione ferroviaria bloccando le stazioni, andrà incontro ad una denuncia per interruzione di pubblico servizio. Un conto è manifestare pacificamente - ha affermato Sibilia in un tweet -, altra cosa è creare disagi alle altre persone. Dovremo essere intransigenti".

In base alle linee guida predisposte dal Governo e concordate con le Regioni e le Province autonome, l’Anci e l’Upi, per il settore ferroviario al momento della prenotazione chi viaggia dovrà dichiarare di essere in possesso della certificazione verde. Se durante il controllo non dovesse essere esibito il green pass o la certificazione risultasse non veritiera "il viaggiatore è invitato a spostarsi in una apposita zona riservata ai passeggeri senza certificazione verde Covid-19 e dovrà scendere dal mezzo alla prima fermata utile", si legge nel documento.

Sindacati contrari alla protesta

Intanto i sindacati hanno già preso le distanze da eventuali blocchi nelle stazioni. "Diciamo no alle minacce di bloccare i treni nelle maggiori stazioni italiane", affermano unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, che auspicano "un doveroso ripensamento da parte dei promotori della protesta". Secondo le organizzazioni sindacali "i rischi connessi a una simile protesta sono evidenti e serve un piano di sicurezza per tutelare lavoratori e utenti".

La galassia dei "No Green pass" si è resa protagonista negli ultimi giorni di episodi di violenza contro le forze dell’ordine e contro quei giornalisti che stavano riprendendo le diverse iniziative di protesta. Non sono mancate minacce a medici come quelle denunciate dal virologo Fabrizio Pregliasco, che è stato preso di mira con telefonate sul proprio cellulare, o dell’infettivologo Matteo Bassetti che è stato minacciato e inseguito fin sotto la sua abitazione.

Nel canale Telegram "Basta dittatura" si diffondono indirizzi mail, numeri di telefono e indirizzi di abitazione di medici famosi invitando gli iscritti a "tempestarli di messaggi": «Scrivete tutti gli indirizzi delle case - si legge nella chat - numeri di telefono che conoscete di tutti i ministri, tutti i capi di partito, cosiddetti virologi criminali, tutti i presidenti di regione, Figliuolo, giornalisti più criminali».

Tra gli ultimi messaggi si invita a «inondare di messaggi», cosiddetti shitstorm, anche le mail del presidente del consiglio dei Ministri e di diverse sigle sindacali. «I 3 sindacati principali italiani fanno incontri con il governo per imporre il passaporto schiavitù a tutti i lavoratori e dichiarano che non hanno nessuna contrarietà - scrivono nella chat - basta che la responsabilità non ricada su di loro, per non perdere tessere paganti, facendo gli interessi degli oligarchi. Inondiamoli di messaggi e di disdette delle tessere sindacali».
Quello dei No Green pass è un movimento molto composito e per questo con numerosissime anime. Si va da esponenti dei centri sociali fino ad arrivare all’estrema destra di Forza Nuova. Un movimento che spesso coincide con quello che era rappresentato dai 'No Vax'.

A Roma gli incidenti in piazza del Popolo di sabato 28 agosto, hanno visto per protagonisti ancora esponenti del gruppo di estrema destra Forza Nuova, con in testa Giuliano Castellino nel tentativo di muovere il corteo verso Montecitorio.
Il corteo si è poi diretto verso il quartiere Prati dove, nei pressi di viale Mazzini, è stata aggredita una giornalista di Rainews 24 mentre riprendeva con il cellulare i manifestanti e chiedeva loro i motivi della protesta.
L'ultima aggressione è avvenuta questa mattina davanti al ministero dell’Istruzione di viale Trastevere a Roma ai danni di un videomaker di Repubblica nel corso di un sit-in contro il Green pass obbligatorio per il personale scolastico. Nei giorni scorsi a protestare contro il green pass ci sono stati anche rappresentanti del personale sanitario. La vaccinazione per questa categoria, infatti, costituisce per legge un requisito essenziale all’esercizio della professione sanitaria e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative.

Dalle piazze nelle ultime settimane sono emersi apprezzamenti per la plasmaterapia contro il coronavirus portata avanti da Giuseppe De Donno, il pneumologo morto lo scorso luglio. In alcuni cartelli esposti dai manifestanti si chiede di sapere «la verità per la morte di De Donno».

A fare da aggregatore sui social c'è anche il gruppo Facebook IoApro, nato contro le chiusure imposte a esercenti e ristoratori durante il loockdown e che dallo scorso autunno ha organizzato diverse manifestazioni a Roma contro la «dittatura sanitaria» e contro norme definite «liberticide e anticostituzionali, deleterie per l’economia e la società».
Tra gli altri gruppi a partecipare alle proteste di piazza contro il green pass si trova anche il movimento di sinistra 'Fronte del dissensò, che oltre a chiedere «la fine immediata dello stato d’emergenza» e il ripristino «dello Stato di diritto le libertà e i diritti costituzionali» sostiene anche una moratoria «sul 5G contro il capitalismo della tecno-sorveglianza». Nella galassia 'No Green pass' c'è anche il movimento 'Primum Non Nocerè che ha organizzato per il 4 settembre una iniziativa di protesta in piazza del Popolo a Roma insieme agli studenti universitari.
Altra sigla che si trova tra quelle che hanno aderito alle manifestazioni contro il Green pass quella del Movimento 3 V, da sempre contro i vaccini in generale e che sul proprio sito Internet spiega in 16 punti perchè è contrario alla vaccinazione contro il Covid 19.

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