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GUARDIA DI FINANZA

Messina, maxibancarotta: arrestati tre imprenditori, sequestrati una società e 1.5 milioni NOMI E VIDEO

L'operazione è nata dal dissesto della Netwok Cable s.r.l., operante nel settore della fabbricazione di apparecchi per telecomunicazioni

Tre imprenditori di origini siciliane arrestati dalle Fiamme gialle e una società sotto sequestro. È il risultato dell'operazione condotta stamattina dai finanzieri del Comando provinciale di Messina, seguita a un’articolata indagine di polizia economico-finanziaria, diretta dalla Procura messinese, su un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale peloritano, che ha disposto anche i sigilli a provviste finanziarie per un valore complessivo superiore a 1,5 milioni di euro. Nella fattispecie, sono scattati gli arresti Augusto Reitano (in carcere), Gabriele Reitano Cristofero Oliveri (gli ultimi due si trovano ai domiciliari).

L'operazione

Nel dettaglio, le complesse investigazioni, consistite in penetranti investigazioni contabili, accertamenti bancari, escussione di diverse persone a vario titolo informate sui fatti, oltre ad attività tipiche di polizia giudiziaria, corroborate da attività tecniche di intercettazione, hanno trovato la loro genesi nel dissesto della Netwok Cable s.r.l. di Messina, operante nel settore della fabbricazione di apparecchi per telecomunicazioni, dichiarata fallita dal Tribunale di Messina nel marzo 2017, così riscontrando, secondo ipotesi d’accusa, l’esistenza di un programmato modus operandi, finalizzato al sistematico fallimento di imprese appartenenti all’ampio e noto gruppo societario investigato, a beneficio di altre società in bonis.

Un gruppo di imprese... multitasking

Un gruppo di imprese che si è sviluppato nel tempo, a partire dai primi anni 2000, e costituito da numerose compagine societarie operanti in svariati settori economici eterogenei: dalla costruzione e gestione di alberghi e villaggi turistici nel settore luxury, alla ristorazione, allo sviluppo di attività pubblicitarie sino all’attività di trasporto aereo e marittimo.

Il passaggio sospetto

Più in particolare, gli specialisti del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Messina, che hanno preso in esame vicende societarie anche risalenti ad oltre un ventennio, su delega del pool di magistrati della Procura di Messina responsabili del contrasto alla criminalità economica, hanno focalizzato l’attenzione investigativa su una singolare operazione economico-finanziaria, per circa 8 milioni di euro, attinente un credito vantato dalla fallita Netwok Cable s.r.l. nei confronti di una sua società partecipata, la AD Network s.r.l., attiva nell’ideazione di campagne pubblicitarie, poi svalutato, in momenti successivi, risalenti al 2007 e 2014, e connesso incremento, ritenuto fittizio, del valore della partecipazione detenuta dalla fallita nella seconda società.

Occultare le perdite

In altri termini, le indagini complessivamente svolte hanno consentito di ipotizzare (da qui le odierne contestazioni provvisorie di bancarotta e di false comunicazioni sociali e che dovranno trovare conferma in dibattimento e nei successivi gradi di giudizio), come l’operazione complessivamente intesa risultasse finalizzata ad occultare la perdita di esercizio che sarebbe dovuta scaturire dalla svalutazione del credito, di contro mostrando ai creditori una solidità e floridità patrimoniale ed economico – imprenditoriale della fallita Netwok Cable s.r.l.. di fatto inesistente. Tali articolate operazioni di ingegneria finanziaria trovavano poi espressione all’interno dei bilanci delle società coinvolte, così connotandoli dall’esposizione di fatti non rispondenti al vero.

Lo schema che si ripete e la cartella esattoriale da 25 milioni di euro

Analogo schema illecito è stato documentato anche rispetto ad un’ulteriore società, la Ma.Gi. s.r.l. di Melilli (SR), attiva nel settore turistico, pure partecipata dalla fallita Netwok Cable s.r.l., nonché sono emerse più cessioni di partecipazioni societarie e crediti, ritenute fittizie, ovvero come, sempre al fine di presentare alla business community una situazione patrimoniale non rispondente al vero, i soggetti arrestati omettessero di indicare in bilancio, alla voce concernente i debiti tributari e previdenziali, il reale ammontare del debito complessivo: tra gli altri, in un caso iscrivendo solo 2,5 milioni di euro in luogo degli oltre 4 milioni di euro, in altro caso addirittura omettendo di effettuare qualsiasi iscrizione rispetto ad una cartella esattoriale pari ad oltre 25 milioni di euro.

Ancora, in epoca in cui la fallita N.C. s.r.l. si trovava già in situazioni di marcata e conclamata sofferenza finanziaria, venivano effettuate ulteriori e numerosissime operazioni distrattive, senza alcuna garanzia di restituzione, a beneficio non solo della nominata AD Network s.r.l., ma anche, tra le altre, di due distinte società appartenenti al medesimo gruppo societario, attive nel settore immobiliare, pure fallite negli anni 2015 e 2016, la P.I s.r.l. e la A.I. s.r.l., rispettivamente con sede a Siracusa e a Roma. Con le medesime finalità sono state appostate in bilancio, sempre secondo ipotesi d’accusa, anche passività inesistenti, riferibili ad un’ennesima società appartenente al medesimo gruppo, la Q. s.r.l. di Roma, attiva nel settore della costruzione di edifici.

Il re delle 488

In altri termini, un’indagine tecnicamente estremamente complessa e che ha permesso di far luce su uno strutturato e consolidato meccanismo bancarottiero, perpetrato, da oltre un ventennio, dal dominus Augusto Reitano (Messina, 30-04-’62), oggi destinatario della custodia cautelare in carcere, di origini messinesi ma attivo anche sulle piazze di Roma e Milano, reale deus ex machina dell’ampio gruppo societario oggetto d’indagine. Un notissimo imprenditore del panorama siciliano e nazionale, in alcune cronache indicato, per pregresse vicende, come “il re delle 488”, per la sua capacità di saper ottenere fondi pubblici a favore di sue imprese e che, nel corso degli anni, si è reso protagonista di plurimi fatti di bancarotta fraudolenta, correlabili ad entità patrimoniali di assoluto rilievo, relativi ad attività di impresa svolte con finalità non imprenditoriali, bensì secondo logiche distrattive improntate alla totale assenza di trasparenza, a danno dell’Erario e dei creditori.

Il deus ex machina del raggiro

Proprio sulla sua “lucida professionalità e scaltrezza” ha focalizzato l’attenzione il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina, sottolineando la convergenza indiziaria in ordine all’aver gestito “tramite prestanomi, esecutori delle sue direttive, una vasta e ramificata attività delittuosa, protrattasi nel tempo e caratterizzata dalla peculiare capacità di avvalersi di un numero rilevante di società, alcune delle quali in essere sul mercato”.

In tal senso, significative alcune interlocuzioni intercettate in cui un ritenuto prestanome affermava, in maniera inequivocabile “…io ero amministratore…ma io non è […] non è che ho fatto l’amministratore mai, perché non ho nessun…nemmeno una lira io ho mai toccato, mai un soldo…”; analogamente terzi soggetti, sempre riferendosi al dominus Augusto Reitano “…molto probabilmente sta capendo che alla fine è lui che ha fatto sempre questi amministratori, queste cose e quindi pensava di rimanere indenne […]”…le cose sono sempre riconducibili a lui e che quindi lui  comunque le sue rogne ce le avrà sempre […]”.

Gli altri arrestati (ai domiciliari)

Sul punto, destinatari odierni della custodia cautelare ai domiciliari Gabriele Reitano (Augusta, 2-7-'55), fratello del dominus, rintracciato a Milazzo, e Cristofero Oliveri (Valguarnera Caropepe, 2-12-'51), individuato a Valguarnera Caropepe (EN), entrambi ritenuti mere teste di legno.

Con il medesimo provvedimento, il Giudice del Tribunale di Messina, aderendo alla richiesta formulata dalla locale Procura, ha altresì disposto il sequestro della società AD Network s.r.l., con sede a Roma, nonché di provviste finanziarie pari a 1,5 milioni di euro, nei confronti di due distinte società, rispettivamente con sede in Roma e Modena ed attive nei settori della compravendita immobili e nella costruzioni di edifici, beneficiarie delle provviste finanziarie distratte dalla fallita Netwok Cable s.r.l..

Ancora una volta, l’attività investigativa svolta conferma l’impegno profuso, quotidianamente, dalla Procura, dal Tribunale e dalla Guardia di Finanza di Messina al servizio della collettività, anche nell’importante settore della tutela del libero mercato, della correttezza imprenditoriale e del regolare assolvimento delle contribuzioni alle casse dell’Erario.

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