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Scuola, presenza al 100% a rischio. E la dad non è esclusa

Cittadinanzattiva ha presentato il XIX rapporto sulla sicurezza nelle scuole: edilizia, dad, elezioni, sicurezza e vaccini i temi affrontati anche con il presidente della Fondazione Gimbe e il presidente Associazione nazionale Presidi

«L'obiettivo del governo di garantire la scuola in presenza al 100% rischia di essere fortemente disatteso come dimostra il numero di classi e studenti già in quarantena. È una strategia molto rischiosa puntare esclusivamente sulla vaccinazione senza screening sistematici e interventi di sistema su aerazione, ventilazione e gestione trasporti». Lo ha detto il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, partecipando ad un evento promosso da Cittadinanzattiva, aggiungendo che «il rischio zero a scuola non esiste. Serve un approccio multisistema per combattere la diffusione del Covid perchè - stando ad alcune simulazioni - anche se ci sono gli studenti e il personale vaccinato, si usano le mascherine, c'è il distanziamento, si fanno gli screening, un 13% di studenti rischia comunque di infettarsi».
Anche i test salivari non bastano e, pur essendo il futuro per la facilità dell’uso «i pochi studi compiti su essi mostrano che la possibilità di scoprire i positivi siano tra il 53 e il 73%. Sono necessari altri studi, anche per standardizzare il metodo di raccolta del campione», ha aggiunto Cartabellotta, che, invece, sull'ipotesi di abbandono delle mascherine anche se tutti sono vaccinati in classe, ha sottolineato che «non poggia su alcuna evidenza scientifica». Il presidente di Gimbe ha citato studi che sostengono come le mascherine riducano il rischio di contagio anche se tutti gli studenti sono vaccinati del 50% (low immunity), del 35% per (medium immunity) e del 24 % (high immunity). «Con la variante le percentuali salgono rispettivamente al 70% al 57% e al 41%».

Inoltre, lo stesso presidente Cartabellotta ha anticipato i dati del Report Gimbe sulla Sicurezza covid 19 nelle scuole. È del 6,1 la percentuale del personale scolastico che non ha ricevuto nessuna dose di vaccino, mentre in 7 regioni - Lazio, Friuli Venezia Giulia, Molise, Abruzzo, Campania, Toscana e Calabria - il 100% del personale risulta aver concluso la vaccinazione. Tra i non vaccinati, spicca il personale di Bolzano, con il 21,2% segue Trento con il 18%, poi Valle d’Aosta, Piemonte, Sicilia, Basilicata con il 10,9% di non vaccinati, Lombardia (10,5%), Umbria, Liguria, Puglia, Sardegna con il 5%, Emilia Romagna, Veneto e infine le Marche con il 3.
Un problema ancora più avvertito a causa delle classi sovraffollate: «Sono 460mila i bambini e ragazzi che studiano in 17mila classi con più di 25 alunni; il problema è concentrato soprattutto nelle scuole superiori, dove il 7% delle classi è in sovrannumero, con le maggiori criticità nelle regioni più popolose come la Lombardia (con 1889 classi over25), l'Emilia Romagna (1131), la Campania (1028). I dati sulle cosiddette “classi pollaio” arrivano dal XIX rapporto di Cittadinanzattiva sulla sicurezza nelle scuole, che ha chiesto, tra le altre cose, lo stop alle classi in sovrannumero, la costituzione dell'anagrafe dell’edilizia scolastica, il controllo dell’uso dei fondi del Pnrr, di proseguire le verifiche di vulnerabilità e le indagini su soffitti e solai, di mettere fine ai seggi negli istituti in occasione delle elezioni.

EDILIZIA

Gli istituti scolastici ancora privi del certificato di agibilità in Italia sono il 54%, senza collaudo statico il 39% e senza il certificato di prevenzione incendi il 59%. Discreti i dati per quanto riguarda il documento di valutazione dei rischi, presente nel 78% e il piano di emergenza nel 79% degli edifici scolastici anche se gran parte, in seguito alla riorganizzazione degli spazi per fronteggiare la pandemia, non li hanno aggiornati e non hanno effettuato prove di emergenza rispetto ai rischi sismico e alluvione. Inoltre sono 17.343, pari al 43% del totale, le scuole in zone ad elevata sismicità.
Notizie incoraggianti arrivano sulla ricostruzione delle scuole colpite dal sisma del 2016: gli interventi in corso o programmati riguardano 433 istituti, con un impegno di spesa di 1,2 miliardi di euro. Nell’anno scolastico 2020-2021 risultavano all’appello 40.658 sedi scolastiche con 369.048 classi e 7.507.484 studenti di cui 268.671 con disabilità e 808.953 con cittadinanza non italiana. Con le scuole paritarie che, nell’anno scolastico 2020-2021 ammontavano a 12.423 con 851.267 studenti, il quadro complessivo è di 53.081 edifici scolastici in Italia e 8.358.751 studenti, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di II grado. «Il Presidente della Repubblica, all’inaugurazione dell’anno scolastico a Pizzo Calabro, ha affermato che questo sarà un anno speciale per la scuola. Lo potrà essere, a nostro avviso, solo se le istituzioni nazionali, regionali e locali svolgeranno responsabilmente e con competenza il proprio ruolo, garantendo trasparenza nel processo, nella scelta dei progetti e negli investimenti riguardanti il sistema educativo e scolastico – ha detto Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale scuola di Cittadinanzattiva - lo potrà essere, soprattutto, se le istituzioni avvieranno processi partecipativi con tutti gli attori della scuola per individuare le scelte via via necessarie, gli interventi più urgenti a partire dalle esigenze specifiche espresse dalle comunità scolastiche locali. Ciò fino ad oggi non è stato fatto».
In materia di sicurezza, poi, è stato sottolineato che sono 35 gli episodi di crolli che si sono verificati nelle scuole italiane nell’ultimo anno, causando 4 feriti. Il dato emerge dalla rassegna stampa locale che viene fatta dall’organizzazione e fa riferimento ai crolli, ai distacchi di intonaco ma anche di finestre, muri di recinzione e alberi caduti in prossimità delle scuole e incendi. Il periodo di riferimento è dal 2 ottobre 2020 al 4 agosto 2021. Nel dettaglio, 10 crolli si sono verificati nelle regioni del Sud e nelle Isole (Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna), 16 nel Nord (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto), 9 nelle regioni del Centro (Lazio, Toscana). Dal 2013 ad oggi il numero dei crolli censiti è di 361 e il numero dei feriti 63.

ELEZIONI

Nel nostro Paese l’88% dei 61.562 seggi elettorali si trova all’interno di edifici scolastici. Lo ricorda Cittadinanzattiva, sottolineando che il tema dello spostamento dei seggi elettorali in sedi diverse dagli istituti scolastici è stato sollevato in occasione del Referendum Costituzionale dello scorso anno. In quell'occasione l’impegno dei Comuni è stato deludente: solo 471 (2%) su circa 8.000 hanno previsto lo spostamento di 1.464 sezioni elettorali. Il Ministero dell’Interno ha reso noto qualche giorno fa l’elenco dei 117 Comuni che, in occasione delle prossime Amministrative, hanno richiesto di accedere al fondo previsto di 2 milioni di euro per lo spostamento dei seggi elettorali dalle scuole ad altri spazi pubblici. Il numero (510 i seggi «spostati» dalle scuole) è ancora basso ma sta crescendo la sensibilità circa l’importanza di ciò sia nei cittadini che in molti amministratori pubblici. Cittadinanzattiva, che in vista delle Politiche del 2023, assicura che continuerà a impegnarsi affinché tutti i Comuni Italiani garantiscano sedi alternative da adibire a seggi elettorali, anche con contributi pubblici da prevedere a questo scopo.

DIDATTICA A DISTANZA

Si ricorrerà solo in caso di quarantena ma dire che non ci sarà mai più è non è realistico. Ne è convinto il presidente Associazione nazionale Presidi, Antonello Giannelli, intervenuto alla presentazione rapporto Cittadinanzattiva sulla sicurezza nelle scuole. Giannelli ha spiegato che lo slogan del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi «mai più dad» è «legato a due questioni. La prima è che è stato eliminato l’obbligo di distanziamento che costringevano molte realtà a ricorrere alla dad». Il secondo è che «le Regioni hanno meno possibilità rispetto allo scorso anno di disporre sospensioni della didattica generalizzata. Ecco perché il ministro ha detto mai più dad, ma - ha concluso Giannelli - il problema della quarantena non è eliminabile. Nessun medico se la sente di dire di stare a casa meno di 7 giorni, anche se vaccinato».

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