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GUARDIA DI FINANZA

Tassa di soggiorno non versata nel Leccese, 25 imprenditori rischiano il processo

Il danno sarebbe di circa mezzo milione di euro. L'udienza preliminare è fissata per l'8 luglio

Titolari di noti alberghi del centro storico; gestori di b&b spuntati come i funghi e persino il legale rappresentante di un lido di San Cataldo, la marina per eccellenza dei leccesi. Sono complessivamente in 25 i neo imputati che rischiano di finire sotto processo per non aver mai versato la tassa di soggiorno negli anni o che avrebbero provveduto a farlo in ritardo. In entrambi i casi, però, si parla di un reato: peculato "avendo per ragioni del loro servizio il possesso di somme di danaro altrui da ciascuno incassate a titolo di imposta di soggiorno da destinare al Comune di Lecce se ne appropriavano omettendone o ritardandone il versamento con conseguente danno nelle casse comunali" scrive la pm Roberta Licci nella richiesta di rinvio a giudizio inoltrata all'ufficio gip/gup. E che danno: circa mezzo milione di euro.

Strutture conosciute nel capoluogo salentino, spesso location privilegiate per il soggiorno di migliaia di turisti, molte delle quali in pieno centro storico e gestite da imprenditori locali attivi nel settore da decenni. Le cifre "dimenticate" sarebbero ingenti. Ad esempio il gestore dell'Hotel President, una delle strutture alberghiere più esclusive del capoluogo salentino, avrebbe versato oltre i termini previsti dalla legge (l'articolo 1 comma 4 del decreto legislativo 23/2011) le somme incassate come imposta di soggiorno nelle casse del Comune. Si parla di 62mila euro nel 2014; 59mila nel 2015 e di 28mila nel 2017.

Nel mirino dei militari della Guardia di Finanza è finito anche il rappresentante legale dell'Hotel Tiziano, alle porte di Lecce per chi arriva da Brindisi, location spesso scelta per convegni di caratura internazionale e incontri per dibattiti politici. La tassa di soggiorno? Versata sì ma con ritardo. E le cifre anche in questo caso sono ragguardevoli: 55mila euro nel solo 2017; 17mila nel 2014 e quasi 36mila l'anno successivo. Non cambia l'andazzo se ci si sposta in centro. E precisamente presso l'Hotel Risorgimento, a due passi da Piazza Sant'Oronzo e nel cuore della movida: gli inquirenti contestano incassi comunicati in ritardo per circa 42mila nel 2014; il 2015 e il 2017.

Si riduce l'importo, invece, contestato al gestore dell'Hotel Eos, una sobria struttura realizzata in pietra distante poco più di un chilometro e mezzo dalla Chiesa di Santa Croce. 11mila; 7mila e 13mila le somme che nelle casse del Comune sarebbero state versate con colpevole ritardo tra il 2014; il 2015 e il 2017. Il vezzo di non versare gli introiti della tassa di soggiorno - seppur con cifre molto più basse - avrebbe riguardato anche i titolari di b&b, strutture ricettive aumentate a dismisura sul territorio cittadino negli ultimi anni. In 17 avrebbero dimenticato o ritardato il pagamento della tassa.

L'udienza preliminare è fissata per l'8 luglio davanti al gup Alcide Maritati. A difendere gli imputati, ci penseranno gli avvocati Salvatore Pinnetta; Andrea Sambati; Vito Panico; Stefano De Francesco; Silvio Giardiniero; Roberto Stanislao; Antonella Corvaglia; Sandra Muscogiuri; Donato Amato; Mario e Stefano Bortone; Giorgio Serafino; Francesco Palmieri; Francesco Digilo (del Foro di Bari); Ester Nemola; Viola Messa; Cristiano Solinas; Ettore Bruno; Stefano Maggio e Maria Lucia Pellegrino.

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