Venerdì, 01 Luglio 2022
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IL CASO

Caccia alla dipendente col ciclo, Conad ritira il marchio al punto vendita di Pescara

Conad prende le distanze, parla di «comportamento inaccettabile» e ritira il marchio al punto vendita. Questa la prima conseguenza della vicenda denunciata dalla Filcams-Cgil, che ha divulgato i contenuti di un audio shock: «Voglio il nome e cognome di chi oggi ha il ciclo mestruale, ok? Sennò gli calo le mutande io», avrebbe detto la titolare di un Conad Superstore a Pescara in un vocale inviato sul gruppo WhatsApp dei capireparto. La direttrice-titolare era andata su tutte le furie dopo che è stato «ritrovato un assorbente usato fuori dal cestino del bagno all’interno degli spogliatoi», ha ricostruito il sindacato, secondo cui «nello stesso audio la titolare minaccia ripercussioni e lettere di richiamo qualora non si fosse trovata la responsabile dell’accaduto».

Non si fa attendere la presa di posizione del gruppo Conad: la proprietaria-direttrice del punto vendita sarà esclusa dal sistema cooperativo della catena di supermercati. Fonti vicine all’azienda spiegano che il rapporto tra la casa madre e le "filiali" locali è regolato da un contratto e che né la proprietaria né i lavoratori sono formalmente di Conad. Quindi la soluzione sarà quella di troncare l’abbinamento tra punto vendita e marchi. Ciò significa che le lavoratrici restano al momento sempre alle dipendenze della società privata del punto vendita pescarese di proprietà della direttrice.

«Non possiamo accettare un comportamento come quello che, purtroppo, abbiamo potuto accertare nel punto vendita in questione. Di conseguenza abbiamo deciso di procedere, come previsto dal nostro regolamento, alla risoluzione del contratto di affitto d’azienda. Daremo in ogni caso continuità alle attività del punto vendita garantendo il servizio ai clienti e il lavoro ai collaboratori», afferma l’amministratore delegato della Cooperativa Conad Adriatico, Antonio Di Ferdinando.

«Grande soddisfazione per la decisione di Conad di recedere dai rapporti commerciali con chi si è reso responsabile del grave ed ignobile atto. Oggi assistiamo alla vittoria delle lavoratrici che hanno scelto di non sottomettersi ai soprusi», affermano la Filcams-Cgil di Pescara e quella Abruzzo Molise, chiedendo che «i lavoratori del punto vendita siano tutelati». Il sindacato si sofferma sul ruolo delle lavoratrici dell’attività: «Senza la loro denuncia questo risultato non sarebbe stato possibile. Questa vittoria insegna che non bisogna mai abbassare la testa e che il muro di omertà, che spesso si crea nei posti di lavoro, si può abbattere».

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