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Bimba morta a Milano, la nonna tornata dalla Calabria: "Allontanatevi o vi denuncio"

Alessia Pifferi «diceva di essere una psicologa infantile e di saperci fare con i bambini" quando era a Leffe, il paese della provincia di Bergamo dove vive l’attuale compagno e dove lei è andata la scorsa settimana lasciando a casa da sola la figlia di 16 mesi, che è morta di stenti a Milano. Lo riporta l’Eco di Bergamo.

A Leffe, in casa, il 29 gennaio 2021 è nata Diana. Una gravidanza, diceva Alessia, di cui non si era accorta fino all’ultimo. Lo scorso anno aveva detto, mentendo, che la madre era morta di Covid. «Mi aveva detto che doveva andare in gita con il compagno - ha riferito al quotidiano una negoziante - e che la figlia gliel'avrebbe tenuta la mamma, ma che poi era saltato tutto perché la madre si era ammalata di Covid e, alla fine, era pure morta.

 

'Devo andare in Calabria per i funerali', aveva raccontato». Nel paese, che ha 4.300 abitanti, è grande lo sconcerto. «Non so cosa dire, non sappiamo niente di preciso, abbiamo solo sentito anche noi quello che è accaduto» ha commentato il fratello dell’attuale compagno di Alessia, un elettricista di 58 anni, sentito dagli inquirenti. A lui la donna aveva detto che la bambina era al mare con la sorella.

La nonna ai giornalisti, allontanatevi o vi denuncio

In via Parea, strada del quartiere popolare di Ponte Lambro, alla periferia est di Milano, pochi hanno voglia di parlare. Di certo non la madre di Alessia, originaria di Crotone, tornata a Milano dalla Calabria. Capelli raccolti, abbigliamento sportivo è arrivata in via Parea con due borse della spesa e ai giornalisti ha gridato "Allontanatevi o vi denuncio" prima di rincasare nell'appartamento al primo piano dove sul filo da stendere ad asciugare, sotto le finestre dell'appartamento si vedono ancora i vestitini rosa, qualche asciugamano e un bavaglino.

I vicini: 'La mamma non giocava mai con lei'

Nella stessa palazzina, spiegano i vicini, abita l'ex marito di Alessia, da cui era separata da tre anni, che si adopera con qualche 'lavoretto' nel vicinato. "Non era una mamma buona, non giocava mai con lei, non la portava a passeggio. La teneva sempre nel passeggino": commenta una vicina di casa. "Era una persona un po' schiva non dava molta confidenza" racconta un uomo che abita a poca distanza nella stessa via. Anche i social raccontano poco di Alessia. Nessun post su Instagram, aggiornamento delle immagini su Facebook al 2019 con qualche commento sulle relazioni difficili e sul bisogno di amore.

Pm: donna pericolosa, non ha avuto scrupoli

Alessia Pifferi, la 37enne che si trova in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato per aver lasciato per più di 6 giorni a casa la figlia di un anno e mezzo, per portare avanti le sue relazioni e divertirsi non ha avuto scrupoli nel lasciare la piccola nell’abitazione ben sapendo che poteva morire di stenti. E’ per questo motivo che il pm di Milano Francesco De Tommasi ha contestato, assieme a quella della premeditazione, anche l’aggravante dei futili motivi. Tra l’altro, tra le esigenze cautelari contestate c'è il pericolo di reiterazione del reato, perché la donna è ritenuta una persona pericolosa.

Nessuna perizia psichiatrica, "è lucida"

Gli inquirenti, al momento, ritengono che non ci sia alcuna esigenza di richiedere una perizia psichiatrica o di effettuare una consulenza sullo stato mentale della donna, che è apparsa lucida e presente a se stessa nell’interrogatorio davanti a pm e investigatori.

Alessia Pifferi aveva già abbandonato la figlia

Gli inquirenti, tra l’altro, contesteranno nei prossimi giorni a Pifferi anche l’accusa di abbandono di minore per gli episodi precedenti nei quali avrebbe lasciato la figlia sola nell’abitazione: si tratta, a quanto si è saputo, di almeno due o tre fine settimana, dallo scorso giugno in poi, quando lei aveva riallacciato la relazione col suo compagno di Leffe (Bergamo), dove era andata anche la sera del 14 luglio. Tra l'altro, è emerso che anche tra marzo e aprile scorso la donna avrebbe lasciato la piccola in casa da sola almeno per una sera per una frequentazione occasionale con un altro uomo. Nell’interrogatorio ha sostenuto di non ricordare il nome della persona che aveva visto quella sera. La piccola, a quanto risulta dai verbali, dalle testimonianze e dagli accertamenti effettuati finora dalla Squadra mobile, era nata a fine gennaio scorso nella casa del compagno (un elettricista e non è il padre di Diana) in provincia di Bergamo. La madre ha riferito di non sapere chi sia il papà della bimba. Inoltre, è stato sequestrato il telefono della 37enne e gli investigatori, attraverso le analisi di alcune chat importanti, stanno ricostruendo la vita di Pifferi negli ultimi mesi.

Domani l'autopsia sul corpo della bimba

Nel frattempo, la Procura ha disposto l’autopsia sul corpo della bimba, che si terrà nei prossimi giorni e che potrà chiarire le cause esatte della morte, anche perché il sospetto è che la madre abbia fatto anche assumere a Diana delle benzodiazepine. Al cancello verde della palazzina dove la piccola è deceduta ieri una vicina ha legato con dei nastri bianchi palloncini dello stesso colore con su scritti alcuni messaggi d'addio 'Ciao Diana', 'Piccolo angelo'.

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