Giovedì, 29 Settembre 2022
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IL FATTO

Bimbo in bici ucciso da un'auto, arrestato il conducente: era drogato e guidava con la gamba ingessata

Guidava senza patente, che non aveva mai preso, era sotto l'effetti di droga (thc) e aveva «la gamba sinistra ingessata». E' accusato di omicidio stradale con l’aggravante della fuga. 

Guidava «ad alta velocità», drogato, senza patente e con la gamba sinistra ingessata Nour Amdouni, il 20enne che ha investito e ucciso lo scorso 9 agosto a Milano un bambino di 11 anni, Mohanad Moubarak. Il giovane è stato arrestato dalla Polizia di Milano con l’accusa di omicidio colposo aggravato dall’aver assunto sostanze stupefacenti e dall’essere scappato dopo avere provocato la morte del piccolo. Si era poi costituito qualche ora dopo giustificando la fuga con una crisi di panico. Il procuratore Tiziana Siciliano evidenzia «l'inaudita gravità della condotta, la sua elevata pericolosità sociale e l’inequivoca incapacità di autocontrollo».

Il ventenne, lo scorso 9 agosto ha investito e ucciso un bambino di 12 anni non ancora compiuti, che stava passando in bici in via Bartolini. Sul momento si era allontanato senza nemmeno frenare, salvo costituirsi alcune ore dopo. Amdouni, spiega la Procura, guidava senza patente, che non aveva mai preso, era sotto l'effetto di droga (thc) e aveva «la gamba sinistra ingessata». E' accusato di omicidio stradale con l’aggravante della fuga. Amdouni, spiegano dalla Procura, andava a una velocità «non inferiore a 90 chilometri all’ora» in una zona dove il limite è di 50, in via Bartolini, quando ha investito Mahanad che veniva dalla direzione opposta. E non solo non si è fermato per soccorrerlo, ma è scappato «senza rallentare» a bordo della Smart con targa svizzera, intestata a un’azienda elvetica, «ormai gravemente danneggiata».

L’auto era stata trovata poco dopo. Amdouni si era costituito alla polstrada nelle ore seguenti dicendo che era scappato perché preso dal panico. Secondo la procura, invece, aveva dimostrato una «allarmante freddezza» e «lucidità» «senza neppure curarsi minimamente - soltanto per umana pietà - delle sorti del ragazzino» e questo denota una «elevata pericolosità sociale» e «incapacità di autocontrollo». E si era costituito per calcolo: essendo passato tempo non poteva essere arrestato in flagranza e costituendosi evitava un provvedimento di fermo. Da qui la richiesta della custodia cautelare in carcere proporzionata «all’estrema gravità dei fatti».

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