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IL CASO

"Se fai la denuncia ti uccido", tre persone indagate per stupro a San Giovanni Rotondo

Stupro di gruppo a San Giovanni Rotondo. Tre persone risultano sotto inchiesta per la presunta violenza sessuale ai danni di una donna straniera, vittima di abusi a gennaio scorso. In queste ore è stato notificato un avviso di conclusione indagine. Gli indagati, un 22enne di San Giovanni, un 21enne sempre di San Giovanni e un 21enne di San Marco in Lamis avrebbero costretto la donna ad entrare all’interno di un’auto, successivamente l’avrebbero trasportata in un luogo buio e lontano dal centro abitato per stuprarla. L’avrebbero anche intimidita con la frase: “Se vai a fare la denuncia ti uccido”. Uno dei tre avrebbe inferto alla donna diversi pugni e calci alla pancia mentre un altro l’avrebbe minacciata ulteriormente con espressioni del tipo “è meglio che la uccidiamo altrimenti ci va a denunciare”. Le violenze avrebbero inoltre provocato “l’escoriazione della fronte con piccolo ematoma. Trauma del secondo dito della mano destra. Escoriazione regione dorsale”. Ma non è tutto, i due giovani di San Giovanni avrebbero violentato anche un’altra donna, fatti risalenti all’agosto 2021. Stessa tecnica: vittima trascinata in auto, condotta in periferia e stuprata. Anche qui minacce di morte e persino un video girato con lo smartphone da uno dei due indagati. Per la donna “lesione personale consistita in vistosi ematomi all’altezza del collo, del mento, della zona inguinale e pelvica, nonché sulla coscia sinistra e sul braccio destro”. Sulle carte dell’inchiesta si legge che il fatto risulta “aggravato poiché commesso per motivi abietti di ossessione morbosa”.

“I fatti contestati al mio cliente sono senz’altro gravissimi – le parole di Michele Sodrio, difensore di uno degli indagati -, anche perché risponde in concorso per entrambi gli episodi di violenza sessuale di gruppo. Si tratta di un ragazzo giovanissimo, proveniente da una famiglia di persone molto note e stimate a San Giovanni, che da questa vicenda stanno traendo grandissime sofferenze, di certo però non paragonabili a quelle di una donna vittima di abusi. Ma attenti alla gogna del tribunale mediatico, il mio cliente si è sempre professato innocente e le stesse ragazze persone offese hanno riferito che lui non le ha mai sfiorate nemmeno con un dito, pur essendo materialmente presente, ma solo come spettatore passivo. Ci sono anche in atti delle sue dichiarazioni sullo stato di totale soggezione psicologica nella quale si trovava verso un altro componente del gruppo, che è poi quello che avrebbe direttamente consumato le violenze sessuali. In attesa di fissazione dell’udienza preliminare, stiamo raccogliendo gli elementi di prova che possano confermare la tesi difensiva del mio cliente. Voi fate il vostro lavoro di cronisti, io però mi rivolgo ai vostri lettori e chiedo loro in modo accorato di riflettere bene prima di emettere giudizi di colpevolezza. Il tribunale mediatico è un abominio dell’era social”.

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