Giovedì, 01 Dicembre 2022
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ASSOCIAZIONE COSCIONI

Suicidio assistito, morto in Svizzera il malato accompagnato da Cappato

E’ morto in una clinica svizzera con suicidio assistito Romano, 82 anni, di origini toscane e residente a Peschiera Borromeo, nel Milanese, accompagnato nel Paese elvetico da Marco Cappato. A dare la notizia la figlia dell’82enne, Francesca, in un video spiegando che «avrebbe voluto morire in casa circondato dai suoi cari». Il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni domani si autodenuncerà ancora una volta a Milano e rischia «di nuovo fino a 12 anni di carcere». Cappato ha detto: «E' indegno per un Paese civile continuare a tollerare l’esilio della morte in clandestinità».

Affetto da una grave malattia neurodegenerativa

«Mio marito Romano - aveva spiegato la moglie - è affetto da una grave malattia neurodegenerativa, una forma di Parkinson molto aggressiva che gli ha paralizzato completamente gli arti e che ha prodotto una disfagia molto severa che lo porterà a breve a una alimentazione forzata. Quando a inizio luglio Romano ha espresso in maniera molto responsabile e consapevole il desiderio di interrompere questa lunga sofferenza, ci siamo rivolti per informazioni all’Associazione Luca Coscioni e abbiamo chiesto aiuto anche a Marco Cappato. Tutto questo per evitare problemi legali visto che nel nostro paese non esiste un quadro legislativo chiaro sulla scelta del fine vita che è un diritto fondamentale dell’uomo. Adesso dopo un lungo viaggio molto faticoso per Romano, siamo arrivati in Svizzera e stiamo aspettando la visita del dottore. Se Romano davanti al dottore confermerà la sua decisione consapevole e responsabile già espressa, da domani sarà libero di porre fine alle sue sofferenze».

"Dovrebbe essere un diritto fondamentale"

«Sono di nuovo in Svizzera per fare valere quello che dovrebbe essere un diritto fondamentale», ha dichiarato oggi Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. Per Marco Cappato si tratta di una nuova disobbedienza civile, dal momento che la persona accompagnata non è «tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale», quindi, come la 69enne veneta Elena Altamira, non rientra nei casi previsti dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale sul caso Cappato\Dj Fabo per l’accesso al suicidio assistito in Italia. Nel nostro paese, proprio grazie alla disobbedienza civile di Cappato per l’aiuto fornito a Fabiano Antoniani (e quindi grazie alla sentenza 242 della Corte costituzionale che ha valore di legge) il suicidio assistito è possibile e legale quando la persona malata che ne fa richiesta è affetta da una patologia irreversibile, fonte di intollerabili sofferenze fisiche o psicologiche, pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli e tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e queste condizioni siano state verificate dal SSN. Una nuova disobbedienza civile di Marco Cappato, dopo quella dello scorso agosto, con l’obiettivo di superare le attuali discriminazioni tra persone malate e consentire il pieno rispetto della volontà anche delle persone affette da patologie irreversibili, fonte di sofferenza, pienamente capaci ma non ancora tenute in vita da trattamenti di sostegno vitale.

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